sabato 25 febbraio 2012

Concorso DS: la marcia dei 42000

Molti mi hanno criticato dicendo che ho cominciato a criticare le procedure del concorso DS 2011 solo dopo l'esito della prova preselettiva. Per contraddire tale posizione propongo un post di Giovanna Lo Presti pubblicato il 26 settembre 2011 su Vivalascuola, con particolare riguardo alla parte evidenziata in giallo:




La marcia dei 42.000
di Giovanna Lo Presti

Cosa spingerà circa 42.000 docenti ad affrontare le prossime – e discusse – preselezioni per il concorso a dirigente scolastico? Penso che i moventi principali siano due: a) guadagnare di più; b) cercare una via di fuga dal duro lavoro dell’insegnante. Se qualcuno racconta che vuol fare il preside perché si sente vocato a tale nobile missione, meglio non credergli.
Preciso che sia il movente “a” sia il movente “b” una loro giustificazione ce l’hanno. Guadagnare di più, per un insegnante italiano (per l’ennesima volta pochi giorni fa è stato ricordato che i docenti italiani sono tra i peggio pagati d’Europa) è quanto mai auspicabile. La fuga dalla classe è altrettanto comprensibile, viste la crescente difficoltà nel praticare il mestiere in condizioni decorose per sé e per i propri studenti. Dunque, i candidati affronteranno la preselezione con la speranza di cambiare lavoro e guadagnare di più; 2386 fortunati vinceranno la lotteria. Quanto costa comprare il biglietto? Quasi nulla: basta far domanda e presentarsi al quiz di preselezione.
Leggo, incredula, sull’autorevole rivista La tecnica della scuola:
“Secondo quanto comunicato nei giorni dal Ministero, a tutti i candidati dovrebbe essere consegnato un bel volumone con i 5663 quesiti predisposti dagli esperti del Ministero; con il “questionario” verranno date anche un paio di paginette con l’elenco dei quesiti selezionati. I candidati, quindi, dovranno rintracciare nel volumone il quiz da risolvere e quindi dare la risposta che considerano esatta”.
Leggo poi – notizia confermata da più parti – che nei 5663 quesiti gli errori non si contano, né si contano le domande astruse o formulate in modo confuso. E’ evidente: l’unico senso di un concorso così mal organizzato, a partire dalla preselezione dei candidati, è quella di instaurare lo stato d’arbitrio, a conferma della deriva cialtrona ed autoritaria che il nostro Paese sta subendo da anni.
Qualcuno, però, da questa indegna confusione, ricava di che vivere con agio. Visto che Internet ci dà la possibilità di accedere ad informazioni interessanti, consiglio di dare un’occhiata alla tabella delle retribuzioni dei dirigenti MIUR e dei dirigenti scolastici di prima e di seconda fascia distaccati presso il MIUR. Si apprenderà che il primo della lista, che è un signore (il dottor Biondi) che quest’anno ha girato l’Italia per presentare e promuovere il fallimentare “premio al merito” per i docenti, percepisce 229.024,39 euro di retribuzione lorda, 24.877,92 dei quali stanno sotto la voce “retribuzione di risultato” (quale risultato?).
A questi burocrati iperpagati importa forse che il “premio al merito” sia un’evidente buffonata o che le griglie dei test Invalsi siano scorrette o ancora che tra i 5663 quesiti del test di preselezione per dirigenti si annidino errori marchiani? Certo che no: se avessero dignità professionale ed umana non starebbero al gioco. Ma tant’è, un bel gruzzoletto a fine mese vale una certa qual perdita di dignità. E temo assai che molti dei 2386 futuri vincitori di concorso siano di questa stessa pasta e che si avviino a diventare non la guida dell’istituto che verrà loro affidato ma l’ultimo ingranaggio di una macchina ministeriale buona a sputar fuori circolari e provvedimenti che, come un cerchio malefico, stanno soffocando la scuola pubblica.
Se qualcuno avesse comunque dubbi su quello che il Ministero si aspetta dai neo-dirigenti, legga, sul Venerdì di la Repubblica di questa settimana la lettera della professoressa Berchiolli e la relativa risposta di Michele Serra. La professoressa ha segnalato via mail al dirigente responsabile della procedura di preselezione una serie di errori presenti nei test. Risposta lapidaria del dirigente: “Pensi a studiare“. Difficile concentrare in tre parole una maggior quantità di protervia, arroganza ed ignoranza. Ma il consiglio è giusto: i docenti pensino a studiare (non per il concorso a preside) e sottraggano se stessi ed i propri studenti ad un destino di ignoranza servile: sarà il sapere e la consapevolezza dell’ingiustizia che seppellirà la razza cialtrona che ci governa.
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Concorso per Dirigente Scolastico: Materiali
Dopo anni il 13 luglio 2011 viene bandito l’attesissimo Concorso a preside che si svolgerà il prossimo 12 ottobre. Arriva in una situazione al limite della sopportazione, in cui più della metà delle scuole italiane (oltre 5800 su 10.100) ha, a livello nazionale, un dirigente “dimidiato”, costretto a dividersi tra la scuola di titolarità e la scuola assegnata in reggenza. E’ particolarmente impressionante il caso della Lombardia, dove più di un terzo delle scuole dal 1° settembre è senza dirigente: oltre il 65%.
Concorso a preside con trucco, fughe di notizie ed errori
Dopo oltre un anno di attesa e mille anticipazioni, lo scorso 13 luglio è stato bandito il concorso per reclutare 2.386 nuovi dirigenti scolastici. Il bando di concorso, per sfoltire il gruppo di oltre 42 mila candidati che hanno presentato istanza prevede una preselezione attraverso un questionario a risposta multipla. La prassi, in questi casi, è quella di rendere nota la batteria di test dalla quale saranno sorteggiate le domande per il concorso alcune settimane prima. Durante la conferenza stampa del 31 agosto a Palazzo Chigi, il ministro Gelmini ha annunciato che il giorno dopo sarebbero stati pubblicati i test. Ma mentre lei parlava con i giornalisti qualcuno inviava a un candidato il prezioso file. E che ci sarebbe un “giro di raccomandati che si sta adoperando per superare il concorso in tutti i modi…
Da un primo esame della batteria di quesiti pubblicata” il primo settembre “risultano diversi dati preoccupanti: un numero rilevante di errori nelle risposte indicate come esatte, domande prive di contestualizzazione alle quali è pertanto impossibile dare risposta, riferimenti a norme non più in vigore assunte come vigenti, domande incomprensibili o illogiche, inadeguatezza e incoerenza di numerosi quesiti rivolti a un concorso per l’area V della dirigenza“.
(Salvo Intravaia)
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Il giurista: Non vi possono essere errori

Che gli errori siano pochi o molti può non essere decisivo: un solo errore può essere sufficiente per compromettere la validità di una procedura, specie quando si tratta di procedimenti in cui ogni candidato è in posizione di concorrenza nei confronti di tutti gli altri.
In particolare, nel caso in esame, gli errori (manifesti o non manifesti) contenuti nei quesiti pubblicati vengono in evidenza perché la pubblicazione dell’insieme dei quesiti predisposti per l’estrapolazione, svolge, al di là di ogni altra possibile finalità, una rilevante funzione di orientamento in ordine ai contenuti della prova, specie dove indica qual è la risposta giusta. Ciò condiziona le modalità di preparazione alla prova e non deve perciò essere fuorviante. Insomma: non vi possono essere errori.
E’ indispensabile che il Ministero provveda, come del resto da volontà espressa nel citato Comunicato, alla correzione dei quesiti che sono stati pubblicati. Peraltro, conviene precisare che la responsabilità della correttezza dei quesiti rimane completamente in testa al Ministero… occorre non solo che i quesiti predisposti siano oggettivamente corretti, ma che siano anche previamente pubblicati nella versione corretta, affinché i candidati abbiano la possibilità di orientarsi nel modo appropriato.
(Carlo Marzuoli, Ordinario di Diritto Amministrativo alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze)
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Perché nessuno solleva la questione?
Balza agli occhi una tracotante mancanza di rispetto istituzionale per la dignità personale prima ancora che professionale di coloro che saranno selezionati e più in generale di tutti i concorrenti; meraviglia quindi che non vi sia editorialista, deputato o senatore, sindacato, associazione professionale e così via che sollevi la questione al pubblico dibattito (e ludibrio).
(Marco Guastavigna)
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Fuori i nomi!
No. Non vogliamo solo criticare. Criticare è facile. Vogliamo i nomi e i cognomi di chi ha elaborato e scritto i test, quanto hanno ricevuto come compenso per la prestazione, quanto è costata l’intera operazione e – sogno sul quale sta indagando la magistratura – i parenti affini previsti dal codice civile: e questo perché sembra che ci sia stata una fuga di notizie. Le notizie in fuga non si mettono in fuga da sole. Vogliamo sapere in nome della trasparenza e della democrazia. Vogliamo sapere nomi cognomi e affini di chi ha percepito un compenso per questa operazione. Altrimenti la crisi è una bufala. Fuori i nomi.
Come mai per PRESELEZIONARE i futuri Dirigenti scolastici si è la scelta la via del test?… Ma perché usare uno strumento così obsoleto come sono i test? Gli americani usano altri metodi. Perché copiamo i rifiuti? Ci invade la tristezza. Poveri futuri dirigenti! Speriamo che prevalgano le qualità umane di cui parlava Rogers (empatia, lealtà, autenticità): se l’uomo sbagliato usa i metodi giusti fa sempre cose sbagliate. Se l’uomo giusto usa i metodi sbagliati fa sempre cose giuste… A Lor signori interessa sapere se i futuri dirigenti sanno se Italo Calvino o Camilleri o Manzoni fossero di origine italiana. Un bell’esempio di intercultura e di promozione di una scuola inclusiva. Mentre Morin parla di identità terrestre e di comunità di destino, i testisti confondono competenza culturale con competenza mnemonica, quella scolastica. Non sanno che l’intelligenza (ammesso e non concesso che sia misurabile) di una persona non si misura dalle risposte che dà, ma dalle domande che fa. Una ripassatina a Popper (“la ricerca nasce quando si inciampa in un dubbio”)? No. C’è l’area 4, quella pedagogica in cui l’asservimento della pedagogia alla psicologia è totale. Piena di errori.
(Vito Piazza)
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Occorre mettere la crocetta giusta sulla risposta sbagliata
Ciò che mi preoccupa non è soltanto l’incompetenza della nostra amministrazione nell’affrontare un compito che avrebbe richiesto ben altre modalità operative, ma anche il suo silenzio a fronte delle osservazioni critiche che non solo esperti in materia (si veda, ad esempio, il pezzo di Aldo Domenico Ficara in educationduepuntozero) ma anche semplici lettori (penso al defunto che muore perché, com’è noto, ci sono anche defunti vivi e vegeti!) hanno manifestato.
In un altro Paese il ministro avrebbe per lo meno chiesto scusa, sarebbe corso ai ripari, in un altro si sarebbe addirittura dimesso, ma qui in Italia non succede nulla di nulla! Sul sito del Miur figura un solo errata corrige. Siamo proprio alla frutta! Del resto, che cosa possiamo aspettarci da un ministro incompetente quando il suo presidente del consiglio resta come torre ferma che non crolla nonostante le vicende che tutti conosciamo e che infangano ogni giorno di più la dignità e la credibilità del nostro Paese? Mala tempora currunt e… purtroppo, correranno ancora e chissà fino a quando!
Ci sentiamo tutti… umiliati e offesi! Soprattutto i nostri concorrenti che dovranno apporre la crocetta giusta… sulla risposta sbagliata! Così va il mondo nell’Italia di oggi! E pure nella Padania.
(Maurizio Tiriticco)
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Quale garanzia?
Dalle risposte del sottosegretario Viceconte si capisce esattamente che tutte le procedure di questo concorso sono state eseguite con grande fretta e incongruità. Gran parte di questi test non c’entrano nulla con la cultura generale che deve avere un dirigente scolastico, la formula adottata è macchinosa e nozionistica… di fronte a persone che hanno partecipato a corsi, masters e che hanno conseguito una preparazione il cui costo in termini economici si aggira intorno ai 450-500 euro, perfino una personalità come Norberto Bottani, insigne esperto di problemi scolastici internazionali e grande lavoratore all’OCSE, si è chiesto chi abbia curato queste prove e che cosa c’entrino con la dirigenza scolastica.
Non è questo un modo per minare la qualità del sistema scolastico italiano? … anche in merito alla fuga delle notizie, la risposta del Miur è stata nebulosa ed evasiva. Il Ministero sostiene di non sapere di chi è la responsabilità. Ebbene, questo elemento non è dirimente per la prosecuzione di questo enorme pasticcio? Riteniamo che la fuga di notizie non si possa tranquillamente chiudere senza andare ad indagare…
Poiché la mattina della prova di preselezione saranno sorteggiati 100 test da sottoporre ai candidati e inviati immediatamente nelle sedi regionali, vorremmo sapere chi garantirà sulla correttezza e l’imparzialità, dal momento che la fuga di notizie sui 5750 test è già avvenuta nella notte tra il 31 agosto e il 1 settembre?
(senatrice Albertina Soliani, PD)
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E’ grave
E’ grave che alcuni siano venuti in possesso della batteria di test in anticipo… questa circostanza fa sospettare che altri possano avere avuto i test ancora prima… Stiamo intervenendo per ottenere il massimo delle garanzie possibili perché tra i candidati si sta diffondendo il disagio che il concorso non sia trasparente Anche noi abbiamo rilevato e segnalato diverse domande errate e ci dicono che il ministero sta valutando il da farsi… dalle domande emerge un profilo di competenze del nuovo dirigente scolastico piuttosto diverso da quelle di cui in effetti deve essere in possesso per svolgere il proprio lavoro.
(Gianni Carlini, coordinatore dei dirigenti scolastici della Flc-Cgil)
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I fondamentali del Dirigente Scolastico
Sottovalutare la portata dell’apporto specifico professionale del dirigente scolastico, negandone il “valore aggiunto”, come fa il governo che a lungo ha tergiversato prima di bandire il nuovo concorso, attraverso quindi l’assegnazione di plurime reggenze, attraverso prefigurazioni di Istituti dalle dimensioni ingestibili – dove la gestione chiaramente non è solo quella organizzativa – significa non solo danneggiare la scuola e i giovani, ma danneggiare il futuro del Paese
Riterrei però particolarmente grave che un dirigente non padroneggiasse i fondamenti essenziali di una Istituzione educativa, centrata sul processo di insegnamento-apprendimento com’è la scuola, per cui non riuscisse a riconoscere i bisogni formativi dei docenti affidati alla propria gestione, giustificandosi con il fatto che in compenso è esperto di teoria dell’organizzazione.
(Cinzia Mion)
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La settimana scolastica
Prosegue la disamina dello stato della scuola italiana in questo inizio di anno scolastico 2011-2012. Si moltiplicano le notizie di tagli (a tempo pieno, disabili, integrazione di allievi stranieri, laboratori, personale Ata, dirigenze), diclassi pollaio ed ennesime bocciature in tribunale delle stesse, mentre un’inchiesta rivela che secondo i parametri fissati dai ministeri dell’Istruzione e del Tesoro, in Italia quasi una scuola su tre è “a rischio. Il risultato è che ogni anno nei plessi scolastici accadono una ventina di incidenti. Questo il calendario delle proteste nel mese di ottobre contro le politiche del governo.
Questo per la scuola pubblica. Per la scuola privata valgono altre regole. Sul sito del ministero dell’Istruzione è comparsa la circolare numero 4334, datata 24 giugno, che ha per oggetto “scuole paritarie: numero minimo di alunni per classe“. Con essa il ministro invita i direttori regionali a tenere conto “in sede di riconoscimento della parità scolastica, dell’annullamento” della lettera f, comma 6, dell’articolo 1 del decreto ministeriale 267 del 2007: quello che prevedeva la formazione di corsi completi e con classi di almeno 8 alunni.
Anche dalla Regione Lombardia arrivano notizie di privilegi per le scuole private. L’80% delle risorse proprie che la Giunta lombarda stanzia per l’istruzione finanziano il 5,91% di famiglie che iscrivono i figli alla scuola privata: il buono scuola loro attribuito «assorbe» 44 milioni di euro sui complessivi 51 destinati al diritto allo studio. Nel bilancio lombardo il capitolo «Attuazione del diritto allo studio dei Comuni» che significa trasferimento di risorse ai municipi per il trasporto e gli educatori per gli alunni con disabilità, è passato da 6.994.000 euro del 2010 a zero euro per l’anno in corso.
L’università condivide le condizioni della scuola italiana. Un documento del 22 settembre della Crui (Conferenza Rettori delle Università Italiane) denuncia che rispetto al 2009 sono stati tagliati i fondi per l’università del 7,48% mentre, per il 2012, è previsto un ulteriore decremento del 5,53%. Qui si può leggere una sintesi dei tagli all’università.
Inoltre la “riforma” dell’università è di fatto bloccata. Dei 38 decreti attuativi della legge 240/2010, indispensabili per rendere operativa la Riforma dell’Università, di stretta competenza del Miur, a tutt’oggi soltanto 4 sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale e sono entrati, dunque, in vigore.
Prosegue anche questa settimana la discussione sui dati del Rapporto Ocse. Secondo Tommaso Agasisti
l’Italia è penalizzata dallo scarso investimento sui giovani, e dalle limitazioni che hanno, in termini di carriera, nel mercato del lavoro… Il nostro sistema educativo non valorizza chi educa, perché non lo valuta, non prevede scatti retributivi competitivi rispetto al mercato del lavoro e la sua selezione è demandata a procedure burocratiche centrali“.
In difesa del Ministro interviene Valentina Aprea, per la quale invece i dati confermano la linea del governo.
All’affermazione che “Per finanziare la scuola l’Italia riserva una percentuale del Pil inferiore alla media Ocse” l’Aprea obietta “che per migliorare la scuola il focus non è la spesa rispetto al Pil” e all’affermazione che “Gli stipendi dei professori degli altri paesi aumentano, quelli dei nostri docenti diminuiscono” risponde che è “reale il gap tra gli stipendi dei docenti italiani e quelli di molti paesi competitors… un elemento di miglioramento sarà apportato dalla Riforma della scuola secondaria… con una riduzione complessiva di alcune decine di migliaia di cattedre“.
Insomma, come il ministro l’Aprea sostiene che in Italia ci sarebbero troppi insegnanti. La Flc-Cgil ribadisce che
“il MIUR fa finta di non sapere che, rispetto ad altri paesi, solo in Italia ci sono tanti insegnanti di religione cattolica (circa 25.000) così come insegnanti di sostegno (oltre 90.000) che non ci sono in altri paesi (perché il servizio è a carico di altri enti e non del ministero dell’Istruzione)… Se in Italia la spesa per studente delle scuole e aumentata del 6% in 8 anni, la media nei paesi OCSE e aumentata del 34%. Una bella differenza che il MIUR nasconde. Se in Italia la spesa per studente universitario e aumentata dell’8%, nella media OCSE e aumentata del 14%. Che dire? I dati parlano da soli e non serve alcun commento. Veramente un ministro ed un Governo senza pudore!”.
Anche in occasione di una importante scoperta scientifica il Ministro torna a parlare. I neutrini sono più veloci della luce di circa 60 nanosecondi. Il risultato è ottenuto dall’esperimento Cng (Cern Neutrino to Gran Sasso), nel quale un fascio di neutrini viene lanciato dal Cern verso i Laboratori del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Il risultato si deve alla collaborazione internazionale Opera di cui è responsabile il fisico italiano Antonio Ereditato dell’università di Berna. Il ministro Gelmini in un comunicato entusiastico parla di un tunnel lungo dalla Svizzera al Gran Sasso. “Per realizzarlo l’Italia ha partecipato con ben 45 milioni di euro“. La notizia viene subito ripresa dai social network e dalla rete (vedi qui). Per il segretario della Flc Cgil Mimmo Pantaleo “un ministro convinto che esista un vero tunnel tra il gran sasso e il Cern deve andare a casa al più presto assieme ai suoi degni colleghi del governo“.