venerdì 10 agosto 2012

Cose buone prima della pausa

di Marco Rossi-Doria - 9 agosto 2012 - alle 19:19
 
 
Prima di segnalare qualche buona notizia, torno ancora sulle prove INVALSI - o più in generale - sulla valutazione: come sottolineato in alcuni commenti qui sul blog, non possiamo pensare che bastino prove standardizzate per rilevare differenze ampie nelle forme e nei modi, oltre che nella quantità e qualità degli apprendimenti. E nessuno lo pensa all’Invalsi, infatti. Sono stato alla presentazione, ben curata dall’Invalsi, dei dati: era molto evidente un metodo aperto, riflessivo, pronto a recepire ogni necessario miglioramento, consapevole che l’opera di valutazione di un sistema complesso è una cosa difficile e che si costruisce solo insieme a scuole e docenti. Non esiste nessun test al mondo che basti a se stesso. 
 
 
Gli insegnanti sanno - ne danno prova ogni giorno - che la valutazione è sempre anche auto-valutazione ed è materia complicata, movimentata e incerta, che non può prescindere dal contesto, dal metodo, dai molti ingredienti della didattica, dalla persona in formazione e dalla relazione educativa che si instaura tra il docente e lo studente e tra il docente e la classe. Rimane però la necessità dell’accountability nella e della scuola e dunque anche di avere dei parametri comuni sui quali confrontarsi liberamente e collegialmente, per individuare differenze, forze e debolezze in rapporto a quelle di altre scuole, di altre zone, di altri paesi. Nessun Paese europeo oggi prescinde da strumenti di questo tipo per il sistema di istruzione. All’interno, dunque, della necessità assoluta, per l’Italia e per la nostra scuola, di costruire e rafforzare una cultura della valutazione dell’intero sistema - dallo studente al docente, al dirigente, ai vertici ministeriali - possiamo e dobbiamo proseguire la discussione su quali siano gli strumenti e le modalità più adatte. Grazie alla libertà di insegnamento e all’autonomia scolastica questo già avviene in molte scuole, le quali, da sole o in rete, da tempo iniziano a valutare le prove in gruppi di lavoro e nel collegio dei docenti e usano bene questi materiali, insieme a molti altri, spesso auto-prodotti per riflettere sui risultati del proprio lavoro, che è un lavoro di una comunità professionale e umana. Ecco: la cultura dei risultati è una cosa preziosa, di decisiva importanza. Che va sostenuta, in modo ricco. Si tratta di un compito politico, in senso proprio: ragionare sui risultati della scuola serve alla nostra polis perché rappresenta un antidoto alla cultura della rendita di posizione e dà valore al tanto buon lavoro che le scuole, nella loro maggioranza, già fanno, propone criticità da affrontare, mostra nuove sfide, indica compiti e trasformazioni necessari. Insomma: decidere che uso fare e come trattare le prove INVALSI è già possibile ed è un tassello importante per sviluppare il nostro sistema di valutazione in senso cooperativo e per far crescere una cultura di valutazione dei risultati che la scuola pubblica ottiene.
Ci avviciniamo alla pausa estiva - breve, per evidenti ragioni- con qualche buona notizia in più. E’ stato ultimato il bando di concorso per i prototipi contro la dispersione scolastica, che saranno circa 120 nelle quattro Regioni obiettivo (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia). Le scuole, capofila di progetti di rete sul territorio con istituzioni e privato sociale, hanno tempo fino alla metà di settembre per partecipare. E’ la prima volta che in Italia si profila una policy pubblica di contrasto del fallimento formativo, fortemente condivisa con gli enti locali e tra scuole e altri agenti educativi di ogni territorio - ognuno individuato secondo parametri sia di densità del fenomeno della dispersione sia di presenza di un esercito civile capace di contrastarlo. A inizio settembre saranno anche pronte le linee-guida per facilitare l’azione e una struttura di coordinamento fortemente partecipativa. E’ un primo vero passo verso le zone di formazione prioritaria anche nel nostro Paese. 
Nel frattempo il MIUR ha avuto il via libera per procedere al piano di immissioni in ruolo sui posti vacanti: si tratta di 21.112 unità di personale docente ed educativo per l’anno scolastico 2012/13. Sono persone che inizieranno a lavorare in modo stabile dal 1 settembre. E, al contempo, stiamo lavorando per predisporre i concorsi.
Non mi resta che augurare a tutti una buona pausa estiva, per ritrovarci presto con le tante cose che ci aspettano alla riapertura dell’anno scolastico.