martedì 28 agosto 2012

Sul regolamento del Sistema nazionale di valutazione in materia di istruzione e formazione

di Giovanni Bachelet e Francesca Puglisi



Il PD è favorevole allo sviluppo di un sistema nazionale di valutazione del sistema scolastico (Snv), secondo le linee guida del breve documento programmatico “Valutazione e rilancio della scuola italiana”, approvato nel 2010 dall’assemblea nazionale. Rispetto a queste linee risultano incompatibili l’ipertrofia del Miur a danno dell’indipendenza e autonomia del Snv la carenza o assenza di coordinamento con l’attuazione del titolo V della Costituzione (vedi doc. PD accluso), con la legge 953 sull’autogoverno delle scuole autonome (sulla quale il Governo ha da poco dato parere favorevole) e perfino con le indicazioni nazionali emanate dallo stesso Miur in questi mesi (scuola primaria: perché prove in seconda e quinta anziché terza e quinta?) la mancata previsione di risorse umane e finanziarie adeguate ai compiti di indagine e miglioramento che il regolamento affida al Snv (vedi documento PD 2010).


Per molti altri aspetti, invece, le linee guida del regolamento presentato al CdM dello scorso 9 agosto sono ampiamente compatibili con quelle del PD, se non ad esso ispirate; risalgono, del resto, a governi di centrosinistra l’istituzione dell’Invalsi, la promozione della ricerca educativa su base regionale e nazionale, il sostegno all’autonomia scolastica.
Proprio perché punta ad un serio, robusto e condiviso Snv e giudica questa bozza di regolamento abbastanza positivamente, il PD sconsiglia vivamente al Governo passi falsi che potrebbero pregiudicarne l’avvio oggi, domani e dopodomani, con grave danno per il Paese: ne hanno urgente bisogno le scuole autonome e anche il sistema di istruzione e formazione professionale, meritoriamente incluso da questo regolamento nel Snv.
Senza ampia condivisione politica e sociale capace di sfatare i miti negativi e creare consenso attorno a un progetto di conoscenza e miglioramento della scuola, anche attraverso l’istituzione di una rendicontazione periodica degli esiti del Snv a diversi soggetti per un’ampia e continua riflessione sui temi della valutazione (cfr. documento PD) forte cultura e competenza nella “scienza della valutazione” da parte dei tecnici chiamati ad avviare il sistema (3) adeguate risorse umane e finanziarie per avvio e funzionamento del nuovo sistema ed effettiva finalizzazione alla conoscenza e al miglioramento della scuola, un regolamento lascerà il tempo che trova o, piú probabilmente, solleverà mille vespai.
Sotto questi profili appare imprudente la scelta del Governo di un “blitz” fra il 9 e il 24 agosto senza adeguata consultazione e comunicazione né con i partiti che lo sostengono né con una scuola provata da anni di ingiurie e salassi (finora l’istruzione ha pagato il prezzo piú alto nel risanamento dei conti pubblici) il Miur non può affrontare l’avvio di questo processo impegnativo prima di aver analizzato e colmato le lacune culturali e tecniche emerse proprio nella “scienza della valutazione” con due recenti e fragorose frane nei concorsi per dirigente scolastico e Tfa: i molti aspetti che nel regolamento restano indefiniti (criteri/indicatori, natura del supporto al miglioramento, della rendicontazione, della valutazione dei dirigenti) si configurano, alla luce dell’esperienza, come una imprudente delega in bianco non è realistico prevedere nuovi compiti per l’Invalsi (definanziato negli anni scorsi e già sofferente rispetto alla missione attuale) o per il corpo degli ispettori (pochi e anziani, e un concorso bloccato da tempo) “a costo zero”, come invece ad ogni pié sospinto si legge nel regolamento. Come sarà possibile potenziare le rilevazioni Invalsi, o mandare team di valutatori a visitare migliaia di scuole italiane, senza nuovi oneri per lo Stato, e neppure il ricorso a quel terzo di risparmi della legge 133/2008 originariamente previsti per il miglioramento della scuola, qui mai citati? (cfr. documento PD 2010).
In effetti, a causa di gravi errori contabili e infortuni legislativi del precedente governo, il terzo di risparmi della legge 133/2008 non sarà utilizzato per il miglioramento della scuola e nemmeno per gli scatti stipendiali dei suoi lavoratori (non pagati nel 2011, cfr. rendiconto), per i quali nel 2010 era stato utilizzato. Questa considerazione finale non ha direttamente a che fare con il Snv, ma illustra con un esempio quanto si diceva all’inizio: la scuola è da anni in sofferenza, e ogni disegno riformista che, anziché colmarlo, ignori il gap di consenso e risorse che si frappongono alla sua attuazione è destinato a naufragare, con effetti controproducenti sul presente e sul futuro.

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