lunedì 7 gennaio 2013

A che serve studiare se Belsito


di Mila Spicola


Ora buca, sala professori. Cara collega che mi leggi, alzi la mano se è successo anche a te?
Alla prima ora del 7 gennaio 2013 i ragazzi sono giustamente esagitati al rientro dalle vacanze. Tenti di chiamare l’appello, ma sono tutti che si scambiano risolini e chiacchiere,  aggiornamenti su regali e fidanzatini, arrivi a Zito chiudi il registro e “dai ragazzi, adesso silenzio, raccontate anche a me quello che avete fatto? Cinque minuti e poi si comincia a studiare”
Andrea è il primo della fila sinistra, polemico, difficile, acuto. Tostissimo. “Studiare non serve a niente. Dopo la scuola media io il diploma me lo compro. Me lo faccio regalare. E intanto mi diverto. Studiare non serve a niente, tanto me lo danno lo stesso il diploma e lo stesso andrò avanti nella vita, perché vanno avanti ladri e ignoranti”.
Ok. Un’ora intera se n’è andata a smontare il piccolo Andrea. Che non ripeteva, ovviamente parole sue, ma “verità” che stanno nell’aria. I ragazzi ci guardano e siccome non sono scemi, come invece molti adulti sono, fanno due più due subito.







Ieri sera tutta Italia ha visto Presa Diretta. O una buona parte. Ha visto come si ruba, come si arriva ad essere sottosegretario, come si diventa consigliere di una delle più grosse aziende di Stato, la Fincantieri, ..e tutto questo senza studiare. Anzi, beffandola la scuola.
Ok, ho impiegato un’ora intera, invece di raccontargli Michelangelo, ad arrampicarmi sugli specchi per farli accendere su cosucce come il coraggio dell’onestà, l’eroismo della coerenza, il valore della conoscenza. A 13 anni non li accendi se non con cose grandi, grandissime. E vere. Coraggio ed eroismo passano più velocemente di onestà e coerenza. Forse forse ci sono riuscita. Ma sono ragazzi che tornano in case che sono sacche di disperazione che non riguardano più solo i “soliti poveri”. Famiglie monoreddito con due o tre figli in cui il pomeriggio la casa si riscalda per un’ora soltanto. Tanto per dirne una. In cui i genitori, che hanno studiato tantissimo, cominciano a scannarsi sul nulla, quando i nervi sono scopertissimi e magari una macchina ti ha tamponato nel traffico e non sai adesso come cacchio farla aggiustare. “Come ci vado domani al lavoro? Dammi la tua.” “Ma io devo lasciare i ragazzi a scuola..Come li riprendo all’uscita?”. In cui la dignità alberga ma comincia a sgretolarsi.
Poi arriva Presa Diretta e in ogni casa le famiglie italiane vedono come i ladri possono diventare sottosegretari. E’ qualunquistico dirlo? Il problema è che è così.  E’ la verità. Belsito, con un diploma comprato (in una di quelle scuole private, finanziate anche da soldi pubblici, che tutte noi conosciamo e che tutti voi vi ostinate a difendere), anche se non fosse stato ladro, solo per le frequentazioni e le conoscenze, è diventato sottosegretario, con un  diploma comprato, è arrivato nel consiglio di amministrazione della FinCantieri (la FinCantieri!), con un diploma comprato,  è stato tesoriere di un partito importante come la Lega, con un diploma comprato. Nessuna legge lo ha punito per questo, anzi, lo hanno premiato. “Prof, a che serve studiare?”.
Cosa volete che dicano in una famiglia italiana media, manco poverissima, una famiglia media (quelle che un tempo stavano benino e oggi annaspano, il 50% delle famiglie italiane sotto i 50 anni), con entrambi i genitori laureati, uno precario e la mamma disoccupata, due bambini, di cui il maschio problematicissimo e la bimba che è un fiore, ma che è un po’ trascurata e quest’anno non andrà in palestra perché non ci arrivano alla fine del mese?
Cosa volete che ascolti in quella casa Andrea? Cosa volete che pensi? I ragazzi ci guardano. A cosa serve studiare? A cosa è servito per i suoi genitori studiare e tenere dritta la schiena? Adesso hanno due figli,  quanta porzione di eroismo devono avere queste persone osservando i Belsito, i Lusi, i Penati? O anche solo osservando la sproporzione tra chi impone sacrifici a persone che dovrebbero avere ben altri cammini, perché hanno studiato, si sono sacrificate, hanno creduto nello Stato, da vite eternamente cariche di privilegi? Fosse per loro da soli, i genitori di Andrea, andrebbero al patibolo per l’onestà, ma per i loro figli? Io lo so che iniziano a barcollare per lo sconforto. Questa siamo l’Italia che guarda Presa Diretta.
Un Direttore Regionale della Formazione della Regione Siciliana sottraeva tranquillamente milioni di euro e se li metteva in tasca. Secondo voi è in galera? No. E’ stato spostato ad un altro ramo della Ragioneria dello Stato. Sta là. Sic et simpliciter. Non so se abbia procedimenti in corso, ma immagino che una buona prescrizione non si toglie a nessuno. Ladri ovunque. Troppi con nessuna pena. Dov’è la legge che mi aiuta a convincere Andrea? E’ dalla mia parte o dalla parte dei ladri?
Il papà di Andrea si arrampica sugli specchi, io mi arrampico sugli specchi a spiegare ad Andrea che solo studio, onestà e impegno lo salveranno e gli creeranno un avvenire. Anche se l’Italia ormai è ampiamente fatta per negarlo. E non è nemmeno solo la politica, lo so, è un costume collettivo. Che però la politica, la prima che dovrebbe opporsi, non combatte ma avalla. Chiude occhi, bocca e orecchie e se li carica sulle spalle tranquillamente. Ladri, imbroglioni, collusi, maghi del clientelismo che portano ventimila voti a botta. Si è sempre in tempo a dire poi: “Io non ne ero a conoscenza, condanno decisamente questi comportamenti”. Dopo però. Intanto raccolgono, muti, voti e vantaggi anche da quella gente. Qualunquismo? No, è la verità.
Mi sono svegliata grillina nel 2013? Non voterei mai Grillo. Ma perché offrirgli il fianco? Io no, ma i genitori di Andrea lo voteranno. E il problema non è Grillo e nemmeno quei genitori. Il problema è quel diploma comprato che non trova condanne o pene ma premi di carriera.
A che serve studiare poi, se la scuola è trascurata dalle agende politiche (se sono scritte da gente così…menomale) e quando invece ne è oggetto, lo è in modo superficiale, sbagliato, non competente e da persone che nulla conoscono o hanno studiato dei sistemi d’istruzione? Se alla scuola si destinano solo slogan e stereotipi di stile ottocentesco pronunciati per lo più da esperti conti e non di educazione di che parliamo? Che se ne stanno fregando bellamente di Andrea ma sono interessatissimi al grado di conservazione o innovazione che ho io insegnante, non però per come spiego ad Andrea perché e come deve studiare, ma nel capire come mai dico di no a centocinquanta euro al mese in meno nel mio stipendio di 1.350 euro.  Ditelo voi: come mai dico no a 150 euro in meno? Perché sono conservatrice o perché sono affamata? Volete che vi risponda Andrea? A che serve studiare, Andrea? “Prof, lei ha studiato tantissimo ma è una morta di fame..” Come dargli torto se il mio stipendio non basterebbe a pagare una cena di quel Belsito lì col diploma comprato e mi devo pure vergognare di fronte al Premier di turno, e con lui di fronte al paese intero, se desidero avere cento euro in più e non in  meno in modo onesto e dovuto?
Non so se anche tu, cara collega, a seconda ora hai l’ora buca (non pagata ovviamente), riapri il registro per completarlo e portarti avanti col lavoro e poi, all’ improvviso, lo chiudi, dopo un’ora intera a difendere quello che ormai diventa sempre più difficile difendere, e lo lanci in aria come me e ti piglia la crisi di nervi, ma te la ingoi subito.  Me lo impongo. Mila vai avanti. Insisti. Insistiamo con Andrea. Capovolgiamo in Italia anche contro tutti questi stronzi, eletti o elettori, traffichini di ogni colore e latitudine,  che ce l’hanno ridotta così.
Adesso torniamo lucide a noi stesse. Alla terza ora c’è da spiegare Delacroix. La conoscenza, cioè la libertà che guida il popolo.
Cara collega che mi leggi, alzi la mano se è successo anche a te? A che serve studiare? Ve lo hanno mai chiesto i vostri figli? I vostri alunni? Un tempo era facilissimo spiegarlo. Oggi no. E’ questa la mia agenda. La mia barricata quotidiana.


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