domenica 17 marzo 2013

Il liceo Berchet, l’Invalsi e la scuola di cartapesta

di Vincenzo Pascuzzi – 17 marzo 2013

L’opera del ministro Francesco Profumo ha superato in tossicità e devastazione quella del suo predecessore Gelmini. Ciò è avvenuto con l’approvazione del Regolamento del Snv che ha .... sguinzagliato e incitato l’Invalsi. Approvazione che è stata degradata a normale amministrazione ed effettuata da un governo dimissionario e a Camere sciolte, anzi già rinnovate.

Mentre avveniva questo sorpasso fra ministri incapaci, a Milano, Innocente Pessina, preside del liceo Berchet, partiva per la sua seconda personale crociata (o piano B) contro “certi insegnanti sadici” che usano “il voto come manganello” e finalizzata perciò a conseguire l’”equità valutativa”. La prima crociata (piano A) del preside Pessina risale all’anno scorso ed era stata contro i voti sotto il 4, fallì (sembra) perché respinta dai docenti. Va tenuto presente che, quest’anno, il Berchet, ha subito un consistente e preoccupante calo di iscrizioni: non si sono formate le classi 1ªG e 1ªH, cioè due sezioni su otto.




Osserviamo che la “equità valutativa” sbandierata è un neologismo gratificante, attraente, ma vago, non definito e perciò da guardare con cautela o con sospetto. Infatti, succede che molti paragoni, citazioni, neologismi, sia italiani che esteri, pur suggestivi e affascinanti, costituiscano un’esca o un inganno iniziale al quale collegare facilmente falsi ragionamenti per poi giungere alle conclusioni volute. Vedere, ad esempio: "razionalizzazioni" al posto di tagli; "spending review" al posto di manovra finanziaria e tasse,

Torniamo al liceo Berchet. È possibile che le notizie apparse sui giornali siano parziali e incomplete. Ciò perché gli insegnanti “sadici” e manganellatori sono indicati solo genericamente e senza precisi riferimenti nominativi, potrebbero addirittura essere in maggioranza nel liceo milanese, ma non possono ribattere, né difendersi, anzi sono oggetto di una campagna diffamatoria e intimidatoria di mobbing mediatico.

Invece il preside Pessina ha potuto esporre esaustivamente il suo punto di vista anche con una lettera pubblicata dal Corriere della Sera (*). In sintesi, il preside mette in discussione e contesta la valutazione individuale dei docenti, vorrebbe separarla ed escluderla dalla libertà di insegnamento e, in certo senso, socializzarla, porla sotto le sue indicazioni, finalizzarla e controllarla indirettamente e trasversalmente. Operazione, questa, complessa e complicata per gli aspetti procedurali, incerta e laboriosa per gli aspetti tecnici e attuativi, in ogni caso, comunque gratificante e assolvente per il preside che la propone. Solo alcune domande: 1) i docenti “sadici” saranno più o meno indulgenti con le classi non loro? 2) Nel caso di voti diversi per lo stesso compito, prevale il voto più alto? 3) Anche le interrogazioni orali verranno incrociate?

L’iniziativa del preside è scaturita da opinioni e considerazioni dello stesso preside che scrive, all’inizio della lettera: “Io credo ….” e procede con argomentazioni generiche, soggettive, qualitative, strumentali, tipo discorsi da bar-sport (sia detto senza offesa per l’autore).

Una certa consistenza sembra averla, ma solo in apparenza, il riferimento alla situazione del Trentino dove è in vigore una legge provinciale. Senza nulla togliere alle scelte della Provincia autonoma, va considerato che la sua normativa riguarda una popolazione scolastica particolare e di consistenza pari a meno del 2% di quella italiana. Se poi il nuovo Parlamento approverà un legge nazionale simile a quella trentina, allora ci si adeguerà.

La lettera del preside Pessina si conclude con un ammonimento sgradevole, quasi un ricattino o una minaccia nei confronti dei suoi docenti: “una cosa è chiara: il buon voto non misura solo il successo dello studente, ma anche la bontà e l'efficacia del lavoro del docente”. (Al solito, se le cose non vanno, sono responsabili i docenti. Se invece vanno bene il merito è dei presidi!).

Forse, il preside avrebbe dovuto più utilmente svolgere le sue considerazioni all’interno della scuola, nel Collegio Docenti, lasciando agli stessi possibilità di replica e poi di decisione. Se ciò è già avvenuto, dovrebbe allora essere riferito pubblicamente, visto che la questione è finita sui giornali ed ha coinvolto l’opinione pubblica.

Sia la prima crociata pessiniana del 2012 contro i voti inferiori al 4, sia quella attuale per la c.d. “equità valutativa”, tramite “le correzioni incrociate”, costituiscono risposte improvvisate, improprie, goffe a un problema che è però reale e non riguarda una singola scuola ma molte se non tutte. Si tratta del «livello di istruzione degli adolescenti (che) continua a diminuire» come denunciavano già nel 2008 i presidi milanesi (**), ma non solo da loro e anche prima del 2008.

Ricorrendo a un po’ di dati statistici, risulta che abbiamo una scuola superiore che “funziona” all’incirca così: su 100 alunni iscritti al primo anno, 20 si disperdono e non conseguono il diploma, altri 20 ripetono almeno un anno, ancora 20 sono promossi ma con voto minimo, tra 60 e 64, cioè presumibilmente con salvifici calcioni, solo 40 sono promossi veramente per loro merito, almeno in apparenza. Poi i test di ammissione alle università ridimensionano anche questo merito. In sostanza, abbiamo una scuola superiore che ha un rendimento, inteso come rapporto fra diplomati senza ripetenze e iscritti al 1° anno, pari allo 0,4 o 0,5 cioè 40 o 50%. Una scuola fittizia, di cartapesta.

Alcuni spunti conclusivi:

1) Le responsabilità – sia chiaro - non sono SOLO degli alunni, anzi.

2) Le responsabilità sono anche della scuola intesa però come sistema (cioè non SOLO gli insegnanti o alcuni di loro), per i mancati aggiornamenti di metodologie didattiche e di programmi e per l’occultamento o l’edulcorazione della realtà cui pure è costretta o indotta.

3) Ma le responsabilità sono soprattutto politiche, ministeriali (Miur e Mef) e governative. Invalsi e Snv servono proprio a nascondere queste responsabilità e a scaricarle sulle scuole.

4) Nei programmi elettorali si è parlato di scuola, di risorse da allineare alle percentuali europee di Pil (+15 mld di euro!), di ministro dell’istruzione che deve capire di scuola, di riforme Gelmini funeste e da annullare, di precariato endemico da assorbire, di concorsi e di concorsone, di dispersione scolastica e universitaria, di molte altre cose interessanti, ma non della situazione vera e reale della scuola da cui bisognerà partire o ripartire. Situazione reale che non è quella rappresentata ufficialmente dai voti, dalle promozioni (alcune facilitate), dai diplomi e dalle lauree.

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