Referendum a Bologna sulla Scuola dell'Infanzia

Appello Sedioli
L'appello e l'iniziativa promossi da Giovanni Sedioli per il voto "B" al Referendum consultivo del Comune di Bologna del 26 Maggio 2013, sulla Scuola dell'Infanzia.
Noi, siamo uomini e donne della scuola pubblica, abbiamo partecipato e partecipiamo alla sua vita, come insegnanti, studenti, genitori degli Organi Collegiali. Siamo i primi a volerne affermare le ragioni ed il compito costituzionale, a comprenderne le difficoltà e il disagio. La scuola pubblica deve essere la prima cura di una società moderna e civile. Bisogna a questo proposito considerare nel concreto la realtà della nostra città. Nessuno può negare obiettivamente il grande impegno per la scuola pubblica dell’Infanzia del Comune di Bologna, che, in condizioni di bilancio e di possibilità di spesa sempre più difficile, ha speso nell'anno 2012 oltre 36 milioni Euro per mantenere un numero di proprie istituzioni che è fra i più alti in Italia. Ad esso si accompagna, si aggiunge, non si sostituisce, con le convenzioni, il sostegno e la qualificazione sia delle scuole per l’infanzia dello Stato sia di quelle paritarie (1 milione di Euro) che già la legge considera appartenenti al sistema pubblico. . Non sono soldi dati a pioggia ma secondo standard, più articolati e definiti di quelli richiesti dalla Legge di parità, che promuovono il miglioramento costante delle scuole beneficiarie. Non sono soldi sottratti alle scuole comunali ma investimenti necessari per mantenere, e a livelli di qualità adeguati, com’è necessario, una offerta più vasta, altrimenti impossibile. L’aggiornamento dei criteri di assegnazione dei finanziamenti, fatto quest’anno dal Comune, ha ulteriormente accentuato il loro carattere di sostegno dato solo a chi si impegna a garantisce qualità e apertura a tutta l’utenza, senza discriminazione di censo, religiosa o fisica. Il Referendum che si terrà a Bologna il 26 maggio chiede di abolire l’intervento del Comune di Bologna, con lo strumento delle convenzioni, nei confronti delle scuole paritarie per l’infanzia. Ma chiudere le convenzioni si rivela, ad una analisi di merito, una indicazione sbagliata che indebolirebbe la scuola bolognese.



Appello Zamagni

Manifesto a favore del sistema pubblico integrato bolognese della scuola dell’infanzia


  1. L’educazione e la formazione della persona, dall'infanzia e lungo tutto l’arco della vita, sono l’investimento più significativo per il futuro, specialmente in un tempo connotato da radicali cambiamenti sociali ed economici.
  2. La comunità bolognese ha sempre riconosciuto nell’educazione uno dei fattori  fondamentali  per lo sviluppo umano integrale.  Per questo le politiche per la scuola, per l’educazione dei bambini e delle bambine e per il  sostegno alle famiglie, hanno sempre visto l’impegno e il coinvolgimento della città nelle sue varie articolazioni.
  3. Dal 1994 è attivo a Bologna un sistema unitario e pubblico di scuole dell’Infanzia gestite da diversi soggetti (il Comune di Bologna, lo Stato ed enti non profit). Grazie alla collaborazione fattiva tra questi soggetti, la scuola dell’infanzia bolognese ha garantito livelli invidiabili di qualità e di equità ai bambini, alle bambine e alle loro famiglie.
  4. Dal 1995, attraverso la legge regionale 52, l'Emilia-Romagna ha riconosciuto il sistema integrato delle scuole per l'infanzia, sostenendone ininterrottamente, fino ad oggi, la sua qualificazione e diffusione territoriale.
  5. La legge 62/2000 (la c. d. legge Berlinguer)  ha sancito che il “sistema nazionale di istruzione” è costituito sia da scuole statali sia da scuole paritarie. Queste ultime includono le scuole degli enti locali e degli enti privati non profit. La legge riconosce espressamente che tutte le scuole del sistema nazionale di istruzione svolgono un servizio pubblico.
  6. La collaborazione consolidatasi in circa 20 anni a Bologna tra scuole comunali, statali e paritarie a gestione privata rappresenta una significativa applicazione del principio di sussidiarietà, così come sancito nell’art. 118 della Costituzione.
  7. La presenza di una pluralità di gestori di scuole, che insieme formano il “sistema pubblico delle scuole dell’infanzia bolognesi”, è sicuramente una grande risorsa per la città, oltre che espressione alta del principio di laicità.
  8. Con il  referendum comunale,  i promotori del “Nuovo Comitato Articolo 33“ negano di fatto la peculiarità del nostro “sistema scolastico pubblico”, spingendo il Comune ad abbandonare l’esperienza consolidatasi negli ultimi vent'anni. Ciò lede il principio costituzionale della libertà di scelta in materia educativa da parte dei genitori, ma soprattutto pone a repentaglio la possibilità di assicurare a molti bambini la frequenza della scuola dell’Infanzia e le grandi opportunità formative che la connotano.
  9. Infatti, con le risorse attualmente destinate alle scuole dell’infanzia paritarie a gestione privata (un milione di euro all’anno), il Comune potrebbe garantire nelle scuole gestite direttamente meno del 10% del numero di posti  convenzionati. Si tratterebbe cioè di 145 posti (dato che il costo per bambino nelle scuole comunali è di 6.900 euro all’anno), contro i 1.736 posti assicurati dalle paritarie convenzionate.
  10. L’alleanza strategica a Bologna tra istituzioni pubbliche e società civile organizzata è una conquista di civiltà e un punto di forza cui non si può rinunciare, se si vuole che il sistema di welfare – di cui la scuola dell’Infanzia è pilastro di primaria rilevanza – continui a restare di tipo universalistico, ma anche di qualità crescente.