domenica 9 febbraio 2014

DS: servitori dello Stato o intoccabili super uomini-donne?

Ricordate quando nella scuola esisteva la figura del preside? Il preside rappresentava per il proprio Collegio un riferimento culturale e non era uno sfrenato burocrate, organizzatore del lavoro e manager. I docenti più anziani o gli alunni del passato ricorderanno certamente qualche lezione didattica data dal preside della scuola. Una volta i presidi entravano in classe a supplire i docenti assenti e questo era molto educativo e rendeva il preside molto umano, vicino ad alunni e docenti, ma soprattutto dava l'idea che supplendo il docente assente era un servitore dello Stato. Oggi con l'avvento sfrenato dell'autonomia scolastica il preside è stato sostituito dal DIRIGENTE SCOLASTICO, che non supplisce più, non è e non potrà mai essere leader culturale della scuola, ma è diventato un vero e proprio manager, burocrate, sanzionatore e controllore. Ma allora si è passati da una figura di servitore dello Stato a intoccabili super uomini o super donne? Chi è il dirigente scolastico di oggi? Quale contributo evolutivo e formativo ha portato alla scuola?
Se i DS si sentissero più servitori dello Stato che presuntuosi super uomini, forse la scuola funzionerebbe meglio. Vedi i tanti casi di dirigenti scolastici che adottano il fatidico "Ghe pensi mì" di berlusconiana memoria.
Purtroppo In questi ultimi anni con l’avvento del decreto Brunetta n.150/2009 alcuni dirigenti scolastici si sentono onnipotenti ed attuano comportamenti  ed atteggiamenti  che non sempre sono consentiti dalla legge. Si tratta di personaggi che presi dal delirio di onnipotenza interpretano il delicatissimo ruolo di dirigente scolastico in maniera distorta  e persino dannosa per l’intera loro categoria. Esiste, in alcuni presidi, l’idea che per  ottenere la leadership della scuola, riconosciuta da tutti, bisogna segnare il territorio colpendo qualche docente, in modo tale da mandare, all’intero Collegio, un messaggio inequivocabile. Si tratta del metodo, utilizzato tristemente in altri ambiti, del “colpirne uno per educarne cento”, per cui un dirigente intimidisce un docente o un gruppo di docenti, in modo da educare il Collegio a rispettare regole impartite ed ordini di servizio imposti.