lunedì 17 febbraio 2014


Flavia Amabile
Era tutto già scritto, ma ora che è febbraio e tempo di iscrizioni c’è anche la conferma. Chi pagherà il salvataggio degli scatti dei professori non saranno il Ministero dell’Economia né quello dell’Istruzione. Saranno i genitori, tanto per cambiare. Rispetto allo scorso anno sono quasi raddoppiate le denunce di abusi nelle richieste di contributi scolastici da parte delle scuole. Perché, alla fine della complessa trattativa non priva di ripercussioni politiche per il governo Letta che allora era in carica, a restare con il cerino acceso in mano sono genitori e studenti. Si taglierà il Mof, il capitolo relativo al Miglioramento dell’Offerta Formativa, quello che permette alle scuole di organizzare le attività extrascolastiche e di avere un po’ di respiro nei conti. Quel respiro da qualche anno è sempre più corto, e quest’anno ancora di più. Per trovare risorse le scuole possono soltanto rivolgersi a chi le frequenta. Al Ministero dell’Istruzione sono in aumento le segnalazioni di casi di istituti che pretendono contributi che dovrebbero essere volontari come obbligatori per frequentare i corsi di quella che una volta era la scuola dell’obbligo pluri-garantita dalla Costituzione.
È un lento scivolamento all’indietro dei diritti in corso da alcuni anni. IlMinistero ha chiarito da tempo la propria contrarietà rispetto a queste richieste con la circolare Stellacci: chi si iscrive ha il dovere di pagare solo una tassa erariale ed una tassa di frequenza, pari a circa 20 euro. Tutto quello che eccede questacifra può essere chiesto ma è del tutto volontario, i genitori possono rifiutarsi di pagarlo, in particolare nella scuola dell’obbligo. I contributi non potranno essere utilizzati per il funzionamento amministrativo delle scuole, è possibile chiedere solo un contributo per i laboratori ma deve essere del tutto congruo. Del tutto ingiustificate le richieste di aumenti anche perché - spiegano ancora dal ministero - quest’anno il Fondo di Funzionamento è rimasto stabile e si è cercato di lasciare invariati anche i fondi per i corsi di recupero (che però negli anni scorsi erano già stati fortemente ridotti). Ma tante scuole hanno fatto finta di nulla. Sono quasi raddoppiate le segnalazioni di abusi arrivate al sito Skuola.net rispetto allo scorso anno. Al professionale Marco Gavio Apicio di Anzio, senza alcun pudore, scrivono nel Patto di Corresponsabilità consegnato ai genitori che chi non pagherà la quota di 150 euro l’anno per il biennio e di 200 euro sarà iscritto con riserva. All’Ipsia di Battipaglia, denuncia un genitore, chiedono 100 euro per ogni anno, compresi i primi due che fanno parte dell’istruzione obbligatoria. All’alberghiero «Scappi» di Castel San Pietro Terme arrivano fino a 210 euro. Al tecnico industriale di Catanzaro chiedono 120 euro , chi non paga non viene iscritto, denuncia una madre. Allo scientifico Tassoni di Modena considerano come spese obbligatorie quelle per fotocopie che invece riguardano l’attività didattica. E per quel che riguarda i corsi di recupero, da Bologna a Ceccano, sono in tanti gli istituti che chiamano gli studenti più bravi a tenerli. «Ci stanno strozzando», sostiene un dirigente scolastico che preferisce restare, però, anonimo. Quanto costano alle famiglie i contributi scolastici volontari? «Non esistono stime precise - spiega Daniele Grassucci , responsabile comunicazione di Skuola.net - ma é possibile comunque effettuarle. Dalle oltre 700 segnalazioni di irregolarità arrivate negli ultimi tre anni, si può evincere che alle superiori nellamaggior parte dei casi non si richiede meno di 60 euro, con punte di 200 ai professionali o ai tecnici. Questa cifra moltiplicata per 2.580.007 alunni iscritti, secondo i dati ministeriali del 2013/2014, fa la cifra non trascurabile di 155 milioni di euro. Ripercorrendo lo stesso ragionamento per le scuole medie, dove é difficile pagare meno di 25 euro, é possibile ipotizzare un incasso da parte dei 1.671.375 studenti delle medie pari a 42 milioni di euro. Certo non tutti pagano, ma quei pochi che non lo fanno sono sottoposti a minacce di vario tipo».