giovedì 31 dicembre 2015

Renzi e Puglisi parlano della buona scuola 2016 tra Referendum e attuazione delle deleghe




Il premier Matteo Renzi, a tutto campo in una lunga intervista al direttore del Mattino Alessandro Barbano (http://www.ilmattino.it/primo_piano/politica/renzi_al_mattino_sud_dopo_anni_di_assenza_ci_piani_fondi_amo_napoli_ma_la_evito_de_magistris_non_ha_stile-1455606.html ), parla anche della riforma della scuola in questi termini: “ Diverso è il ragionamento su altre questioni. Per esempio la Buona scuola. Sulla quale alcuni governatori avevano lanciato un referendum, unito a una vergognosa campagna di disinformazione, per la quale si è parlato di deportati. Mi vergogno per chi ha pronunciato questa parola, se confrontata con il dolore delle donne e degli uomini che la deportazione l'hanno conosciuta sulla loro pelle. E pensare che in alcune aree, dove pure la protesta aveva incendiato gli animi, come la Puglia, il 98 per cento dei nuovi assunti per la prima volta a tempo indeterminato ha trovato lavoro nella stessa regione. Diciamo che abbiamo dovuto incassare molta cattiveria. Me li ricordo gli slogan di quelle ore, e anche la solitudine in cui abbiamo deciso di andare avanti. Nonostante sembrava che tutto il mondo fosse contro. Oggi sappiamo che, avendo mantenuto la barra dritta, abbiamo detto addio al precariato. La considero una conquista di civiltà. Chi ha parlato allora di deportati dovrebbe avere il coraggio di scusarsi. Non credo che lo farà, e non è un problema. Ma se sulla Buona scuola qualcuno pensa ancora al referendum, ci provi pure. Il governo tirerà dritto “. Sulla stessa linea anche la Senatrice Francesca Puglisi che nel suo sito web (http://www.francescapuglisi.it/quel-che-abbiamo-fatto-un-2015-nel-segno-del-cambiamento/ ) scrive: “ Questa estate dopo un lungo confronto abbiamo approvato la legge di riforma del sistema nazionale di istruzione, meglio nota come “La Buona Scuola”. Il confronto è stato aspro, ma sono grata comunque anche a chi ci ha contestato, perché ci ha aiutato a rendere la legge migliore. Sono convinta però che abbiamo fatto bene ad andare fino in fondo, perché oggi la scuola ha risorse umane e finanziarie che prima non aveva. Abbiamo rafforzato l’autonomia scolastica affidando a ciascuna istituzione una grande sfida educativa: battere la dispersione scolastica, migliorare gli apprendimenti delle ragazze e dei ragazzi, accompagnare ciascuno studente, non uno di meno, al successo formativo, scoprendo a scuola, anche grazie all’alternanza scuola lavoro e alle nuove opportunità offerte dalla riforma, la strada per la propria vita. Mi hanno colpita le lettere di gioia degli insegnanti neoassunti che avevano la prospettiva di andare in pensione da precari. Il nuovo concorso e le prossime assunzioni dalle graduatorie residue metteranno in cattedra altri 90.000 docenti. Il 2016 sarà l’anno in cui andranno attuate le deleghe della legge 107 e tra queste ci sono temi importanti, che mi stanno a cuore come la riforma del sistema integrato 0-6 anni, il sostegno, la valutazione degli studenti e la riforma dell’esame di maturità e di terza media, la formazione iniziale degli insegnanti e il diritto allo studio “.





Aldo Domenico Ficara




Tra riforme e controriforme scolastiche siamo arrivati ad un punto di non ritorno ?


La scuola pubblica è  arrivata ad un punto di non ritorno ( se di punto di non ritorno si può parlare )  in fatto di qualità didattica, sicurezza strutturale degli edifici e organizzazione amministrativa?  Cerchiamo di ripercorrere alcuni passi, per ricordare attraverso una serie di video, dichiarazioni, confronti e scelte politiche quanto è accaduto  ieri per arrivare alle condizioni di oggi :

Maria Stella Gelmini:

Politica italiana, membro della Camera dei deputati dal 2006 e Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca del governo Berlusconi IV dall'8 maggio 2008 al 16 novembre 2011. Ha frequentato l'Università degli Studi di Brescia, dove si è laureata fuori corso in Giurisprudenza con voto 100 su 110 con la tesi referendum di iniziativa regionale e specializzata in diritto amministrativo. A ventinove anni ha superato l'esame di Stato per la professione di avvocato presso la Corte d'Appello di Reggio Calabria nel 2002, dopo aver svolto il primo anno di praticantato a Brescia e il secondo nella stessa città di Reggio Calabria. Ha una sorella impiegata come maestra elementare, rappresentante della CGIL. ( fonte Wikipedia )


Max Bruschi:

Laureato in Letteratura moderna contemporanea all'Università degli studi di Milano. Docente allo IULM. È autore di Giuseppe Verdi, Note e noterelle per la casa editrice Sellerio, di saggi di sociologia della letteratura e ha curato opere di Piero Verri, Giacomo Leopardi, Guido Da Verona, Lorenzo Da Ponte, Pedro de Ribadeneyra, Jules Romain e Girolamo Cardano. Giornalista pubblicista, ha collaborato alle pagine della cultura di Foglio, Borghese, Giornale, Sole 24-Ore e Libero. E’ stato consigliere alla Provincia di Milano ed è Consigliere del Ministro dell'istruzione, Università e Ricerca, Ispettore presso l’USR della Lombardia, membro del Nucleo di valutazione del Ministero e presidente del Cisem di Milano. E' Presidente della Cabina di Regia per i nuovi Licei, autrice della riforma, e della Commissione preposta alla redazione delle Indicazioni nazionali per i licei e per il primo ciclo di istruzione. ( fonte Treccani )



Francesca Puglisi:

Responsabile nazionale Scuola del PD nella Segreteria Renzi e nella Segreteria Bersani. Il 24 novembre 2009 è scelta come Responsabile nazionale Scuola del Partito Democratico nella Segreteria nazionale del neo Segretario Pier Luigi Bersani. Nel 2013 viene eletta senatrice della XVII Legislatura della Repubblica Italiana nella circoscrizione Emilia Romagna per il Partito Democratico. Il 16 settembre 2014 viene poi rinominata Responsabile nazionale del PD con delega alla Scuola, Università e Ricerca nella 2ª Segreteria "unitaria" di Matteo Renzi. ( fonte Wikipedia )



Valentina Aprea:

Dapprima insegnante elementare, si laurea in pedagogia con 110 e lode presso l’Università di Bari. A soli ventisette anni accede alla dirigenza pubblica nel settore dell'istruzione prima a Parma e poi a Basiglio. Nel 1994 è tra le prime donne ad essere chiamata da Silvio Berlusconi a rappresentare in Parlamento il movimento politico Forza Italia. È eletta alla Camera dei Deputati nel Collegio uninominale di Rozzano in Lombardia in rappresentanza della coalizione di centro-destra nelle elezioni del 1994, 1996 e 2001. Nel 2006 e 2008 viene eletta prima nelle liste di Forza Italia, poi del Popolo della Libertà, nella circoscrizione Lombardia 1. È stata responsabile delle politiche scolastiche di Forza Italia e, nei Governi Berlusconi II e III, ha ricoperto l'incarico di sottosegretario al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Con l'allora Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Letizia Moratti ha collaborato alla stesura della legge 53/03 e dei decreti attuativi della riforma Moratti della scuola. ( fonte Wikipedia )


  

Aldo Domenico Ficara

martedì 29 dicembre 2015

Augusto Borghi: biografia di un docente contrastivo

Da Wikipedia:

Lamberto Borghi nasce a Livorno il 9 gennaio 1907 da Augusto Borghi e da Evelina Sonnino (il nonno materno, Giuseppe Sonnino, è il rabbino della città di Cento). Studia all'Università di Pisa, dove ha come suo maestro Giuseppe Saitta. Nel 1929 consegue la laurea in filosofia e, nel 1930, il diploma di perfezionamento in lingua e letteratura tedesca. Nel 1931 vince il concorso a cattedre di storia e filosofia ed è assegnato al Liceo Classico statale di Urbino. Egli successivamente insegna nei Licei Classici di La Spezia (1932-1934) e di Pisa (1934-1938). Nel 1938 è licenziato dall'insegnamento, perché è ebreo: il fascismo ha scelto di imitare l'antisemitismo della Germania hitleriana. Nel 1940 Lamberto Borghi lascia l'Italia e si reca negli Stati Uniti. Qui studia e insegna insieme con figure autorevolissime della cultura contemporanea (Lionello Venturi, Gaetano Salvemini, John Dewey, Ernst Cassirer, Giorgio de Santillana e molti altri). Al termine della seconda guerra mondiale rientra in Italia e a partire dal mese di novembre del 1947 torna ad insegnare filosofia e storia nei Licei Classici. Nel 1949 consegue la libera docenza in pedagogia,e insegna prima nell'Università di Palermo (1952-1954) e poi in quella di Torino. Dal 1955 succede ad Ernesto Codignola nella cattedra di pedagogia alla Facoltà di Magistero dell'Università di Firenze. Dal 1955 al 1972 dirige la rivista Scuola e città. Nel 1983 è nominato professore emerito. Nella notte tra martedì 12 dicembre 2000 e mercoledì 13 dicembre 2000 il Borghi si spegne serenamente, durante il sonno, nella sua casa di Firenze in Borgo S. Jacopo n.7.

Opere

Il Borghi è autore di diverse opere, tra le quali citiamo:

  • La concezione umanistica di Coluccio Salutati - ANNALI DELLA SCUOLA NORMALE SUPERIORE - Pisa, 1935
  • Umanesimo e concezione religiosa in Erasmo di Rotterdam - Firenze, 1936
  • Educazione e autorità nell'Italia moderna - Firenze, 1951
  • Il fondamento dell'educazione attiva - Firenze, 1952
  • L'educazione e i suoi problemi - Firenze, 1953
  • L'ideale educativo di J. Dewey - Firenze, 1955
  • Educazione e scuola nell'Italia di oggi - Firenze, 1958
  • Educazione e sviluppo sociale - Firenze, 1962
  • Scuola e comunità - Firenze, 1963
  • Maestri e problemi dell'educazione - Scandicci, 1987
  • Presente e futuro nell'educazione del nostro tempo - Napoli, 1987
  • Pedagogia e problemi del tempo libero - Firenze, 1991
  • Educare alla libertà - Scandicci, 1992
  • La città e la scuola - Milano, 2000

Numerosi sono anche gli articoli scritti dal Borghi (alcuni pubblicati negli Stati Uniti, durante l'esilio, a firma di Toscano e di Andrea da Livorno).

 

5 professoresse anti riforma scolastica 107/15: un esempio contrastivo da emulare per amore della scuola pubblica


Le 5 Professoresse che nel 2015  si sono maggiormente esposte nella lotta contro la Riforma della scuola sono state:
·        Marina Boscaino
·        Marcella Raiola
·        Sandra Zingaretti
·        Monica Fontanelli
·        Camilla Ancona 


4. Monica Fontanelli
5. Camilla Ancona
Marina Boscaino:

Su Il Fatto Quotidiano così è descritta: “Insegnante di Italiano e Latino (non fannullona!) in un liceo classico di Roma, fa parte del comitato tecnico-scientifico di ProteoFareSapere e dell’associazione Per la scuola della Repubblica. Coltiva consapevolmente diverse ostinazioni: continua a credere nella scuola della Repubblica, della quale commenta come pubblicista le attuali tristissime sorti, dal suo blog (Stampanonrassegnata.bibienne. ) e anche da rubriche che cura su alcuni siti; rifiuta le nostalgie del passato, pur sostenendo che quello dell’insegnante è il lavoro più politico che esista e cercando di stimolare competenze di cittadinanza culturale e critica nei suoi studenti; investe nella partecipazione, nell’impegno e nella condivisione per sostenere la scuola della Costituzione: assemblee, seminari, convegni, interventi non solo per dire no, ma per proporre alternative. Non può rinunciare a Lorenzo e Margherita, al suo i-Mac, alla montagna d’estate, a cantare, anche soltanto in auto “.

Marina Boscaino, inesauribile animatrice del Comitato Nazionale a sostegno della Legge di Iniziativa Popolare per una Buona Scuola per la Repubblica, intervistata ad Agorà il giorno dell'approvazione alla Camera della cosiddetta "buona scuola" di Matteo Renzi.


Marcella Raiola:
Marcella Raiola, insegnante precaria di Napoli ed inarrestabile animatrice delle lotte contro la cosiddetta "buona scuola" del governo Renzi, è intervenuta ad Agorà il giorno dopo la pubblicazione della sua lettera sul quotidiano La Repubblica (http://www.repubblica.it/scuola/2015/...) in cui spiegava i motivi per i quali ha deciso di non presentare la domanda di partecipazione al piano straordinario di assunzioni.


Sandra Zingaretti:

Per Lei si riportano le parole di Lucio Ficara da La Tecnica della Scuola (http://www.tecnicadellascuola.it/item/16563-sandra-zingaretti-imposimato-e-l-esempio-civico-per-salvare-la-scuola-pubblica.html ): “ Chi è la prof.ssa Sandra Zingaretti? Qualcuno, come riportato da un documento ANP dell’Emilia Romagna, la vorrebbe etichettare come una docente contrastiva, invece è una docente che ama la scuola pubblica e la Costituzione della Repubblica italiana. Sandra è quella professoressa che davanti alla minaccia del genocidio culturale  della scuola, alla riduzione dei diritti acquisiti degli insegnanti, alla mortificazione professionale dei docenti e all’aziendalizzazione della scuola pubblica, non si gira dall’altra parte, ma si espone e ci mette la faccia “.


Monica Fontanelli:

Da RaiNews: “ Come il 24 aprile scorso alla Festa dell'Unità di Bologna, anche a Ferrara, dopo una lunga contestazione, è stato annullato il dibattito in programma alla festa dell'Unità con il ministro dell'istruzione Stefania Giannini. "E non finirà qui - spiega Monica Fontanelli, insegnante dei Partigiani per la scuola -. Saremo presenti a tutte le feste dell'Unità per sbugiardarli perché questo governo mente regolarmente, è il governo dei falsi annunci. Smascheriamo le loro bugie".

Intervento di Monica Fontanelli, Partigiana della Scuola Pubblica, alla Festa del P.C.L., dedicata alle lotte sociali, dell' 11 settembre 2015


Camilla Ancona:

Da RaiNews24: "Con questa riforma verrà meno anche la continuità didattica perchè il preside potrà decidere, ogni tre anni, di rinnovare il parco insegnanti come fossimo auto usate di cui disfarsi. Ma il ciclo nella scuola elementare è quinquennale: perciò si deve progettare in questo arco di tempo" spiega un'insegnante romana, Camilla Ancona, intervistata sulla riforma voluta dal governo Renzi. "Il gran numero delle scuole vedrà diminuire la qualità formativa. E poi ci sarà la gara alla scuola migliore come oggi c’è la gara all’università prestigiosa. Nel momento in cui il preside ha questa potere così assoluto non ci può essere imparzialità perché sceglierà solo persone che si adattano alla sua linea educativa. Che può essere valida o meno. In un paesino del sud chi pensate che assumerà il capo d’istituto? Magari la nipote, il figlio di qualche amico: si sta creando un sistema corruttivo spaventoso".


Oltre loro 5 ci sono altre centinaia di donne insegnanti pronte alla lotta dialettica per difendere ciò che è rimasto della scuola pubblica.

 Aldo Domenico Ficara

 

domenica 27 dicembre 2015

ANP contrastiva verso il Miur per il FUN 2015-2016 ?


In un post pubblicato nel sito web dell’Associazione Nazionale Presidi si legge: “ Nel quadro delle azioni in difesa della retribuzione dei dirigenti, lo scorso 9 novembre ANP ha chiamato in giudizio il Ministero per condotta antisindacale concretizzata nella mancata informativa e conseguente determinazione del FUN per il 2015-2016 (http://www.anp.it/anp/doc/udienza-del-23-dicembre--davanti-al-giudice-del-lavoro-di-roma-_-anp-contro-il-ministero-per-il-fun-2015-2016 ). Oggi si è tenuta l’udienza durante la quale il Giudice ha ascoltato le parti. Il MIUR, per il tramite dell’Avvocatura, solo ieri ha depositato la propria memoria difensiva che è stata consegnata ad ANP nel corso dell’udienza di oggi. Il Giudice, a seguito dell’evidente impossibilità dell’Associazione di predisporre le proprie controdeduzioni, ha aggiornato l’udienza al prossimo 11 gennaio “. A tal proposito l’ANP ha diffidato il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, in persona del Direttore Generale alle risorse umane pro tempore e del Direttore Generale alle risorse finanziarie pro tempore, a disporre l’immediata determinazione e ripartizione del Fondo Unico Nazionale dei dirigenti scolastici e a darne contestuale comunicazione alla scrivente organizzazione sindacale nonché agli Uffici Scolastici Regionali per l’avvio delle contrattazioni relative all’anno 20152016. Si ricorda che il MIUR ha  convocato le Organizzazioni Sindacali dell’area V della dirigenza scolastica sul Fondo unico per la retribuzione di posizione e di risultato dei dirigenti scolastici degli anni scolastici 2012/2013 e 2013/2014. Si tratta dei primi anni nei quali il decreto Tremonti (2010) ha  prodotto i suoi effetti di blocco della retribuzione dei dipendenti pubblici determinando a causa dell’interpretazione data dal MEF l’iniquo risultato di ridurre la retribuzione dei dirigenti scolastici. A questo punto può sembrare facile dire che si percepisca aria di contrastività,  pari a quella che la stessa ANP vorrebbe  eliminare all’interno dei singoli istituti scolastici, insomma due pesi e due misure contrastive

 
Aldo Domenico Ficara

sabato 26 dicembre 2015

Perché usare il termine “contrastivo” per indicare insegnanti abituati al pensiero libero?


Vediamo alcune fonti riguardanti  il significato del termine “ contrastivo “:

Treccani:
contrastivo agg. [der. di contrasto, sul modello del fr. contrastif e dell’ingl. contrastive]. – Propr., che esprime o rivela contrasto, quindi distintivo, oppositivo: linguistica c., grammatica c., analisi c., che mette a confronto la struttura di due lingue, per rilevarne le differenze e le corrispondenze, a fini soprattutto didattici; in fonologia, funzione c., l’opposizione di natura soprasegmentale che si crea fra due segmenti fonematici (ha tale funzione, per es., l’accento nelle due serie papa e papà).

Garzanti:

contrastivo f. -a; pl.m. -i, f. -e
(ling.) distintivo, oppositivo: analisi, grammatica contrastiva, quella che, comparando due sistemi linguistici, ne rileva e ne descrive le differenze e gli elementi comuni sul piano fonologico, morfologico, lessicale e semantico

Etimologia: ← dall’ingl. contrastive, deriv. di contrast ‘contrasto, confronto’.


contrastivo agg. 1966 nell'accez. 2; dall’ingl. contrastive, der. di (to) contrast “contrastare”.
1. che si riferisce a un’opposizione, che rivela contrasto
2. fon. di tratto che, come l’accento italiano, permette di distinguere e contrapporre sequenze di fonemi non in opposizione tra loro (per es. l’accento delle parole canto e cantò composte degli stessi fonemi)






Polirematiche
analisi contrastiva:
che pone a confronto due lingue per determinare differenze e corrispondenze di struttura
grammatica contrastiva:
confronto delle strutture grammaticali di due o più lingue, spec. per la glottodidattica
linguistica contrastiva:
studio del confronto di sistemi linguistici diversi, per individuarne le specificità


Da questa semplice analisi si può evidenziare il fatto che potevano e dovevano essere usati termini più concilianti, più adatti ad una comunità scolastica inclusiva come : insegnante oppositivo, insegnante distintivo, insegnante comparativo, insegnante abituato al confronto,  oppure nel nome della buona educazione, tanto per essere in sintonia lessicale con la buona scuola, insegnante dal pensiero libero.

 

Aldo Domenico Ficara

venerdì 25 dicembre 2015

Insegnanti: in Giappone unici cittadini che non sono obbligati ad inchinarsi davanti all’imperatore, in Italia con la tessera della mensa dei poveri




In molti post condivisi nel web si legge “In Giappone gli unici cittadini che non sono obbligati ad inchinarsi davanti all’imperatore sono gli insegnanti. Il motivo è che i giapponesi sostengono che senza insegnanti non ci possono essere imperatori“. A tal proposito Silvano Tagliagambe (filosofo ed epistemologo italiano  ) dice: “A questa prima motivazione se ne può abbinare un’altra, coerente con la tendenza della cultura giapponese a trasformare in gesti dal forte significato simbolico idee profondamente radicate. L’insegnante può essere un modello per l’imperatore per un aspetto fondamentale e per un esempio di grande significato e valore che egli può dare alla politica. Comunque intesi e praticati, i processi d’insegnamento sono il campo di applicazione di una reciprocità asimmetrica, in termini di sapere, tra il docente e lo studente. Essere un buon insegnante significa però esercitare questa necessaria asimmetria in modo delicato, sempre “calibrato” sulle esigenze dell’altro e ponendosi, con la pratica costante dell’ascolto e del dialogo, al servizio del suo processo di crescita e di formazione, lasciando su di esso un segno e una traccia duraturi. In Italia invece ci si deve confrontare con un'altra realtà. Infatti, in un articolo pubblicato su La Stampa di Torino (http://www.lastampa.it/2015/12/22/italia/cronache/alla-mensa-dei-poveri-prima-di-andare-in-classe-ma-di-noi-nessuno-parla OuPtLtj0tKwI986aQlrzZZL/pagina.html ) si scrive: “ Mi sono organizzato per avere libera l’ora tra le undici e mezzogiorno: fino a venerdì, quando si è conclusa la sostituzione malattia che stavo facendo, andavo alla mensa del Sacro Cuore, poi tornavo a scuola. Ora ho accettato una supplenza fino al 30 giugno in due serali, avrò più tempo. So di non essere il solo insegnante a fare questa vita. Non ci pagano da settembre: chi è solo e non è ricco di famiglia a questo punto non ce la fa più». Il professor M.N., 60 anni, abilitazione in Metodologie operative nei servizi sociali, laurea in Psicologia, insegna soprattutto nei corsi serali da sedici anni. A Torino è un riferimento per il suo impegno per i diritti dei disabili e degli immigrati. Vederlo tirar fuori dal portafogli la tessera della mensa dei poveri è un’umiliazione anche per chi lo sta ad ascoltare. Perché M.N. lavora per lo Stato, nella scuola dello Stato “.Sorge spontanea una domanda: è una questione di regole o di dignità di un popolo ?

Aldo Domenico Ficara  

venerdì 18 dicembre 2015

TEMPO PIENO ZOPPO A FIRENZE: 36 ORE INVECE DI 40

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:


C’era una volta una terra in cui allignava il tempo pieno a scuola: più che al sud, più che nelle altre terre di Toscana. Il nome di questa città era Firenze e grandi battaglie erano state fatte per donare ai bimbi una didattica laboratoriale, dai tempi distesi, a misura di bambino. Poi arrivarono dal nord i tagli Moratti e Gelmini e questa terra salvò il salvabile, per così dire, si adattò. Mentre nei comuni del circondario si applicò rigorosamente la legge, già alcuni anni fa a Firenze si fece una pensata: dare a tutte le classi della primaria 36 ore, indipendentemente che fossero autorizzate a 27 o a 40 ore, e coprire la differenza oraria con educatori del comune e laboratori a pagamento.
Si tratta ovviamente di un abuso: i genitori chiedono l’iscrizione al tempo pieno, formalmente la ottengono, poi devono mettere mano al portafoglio e contentarsi della sorveglianza offerta al venerdì pomeriggio. Si tratta anche di poca accortezza, perché molti dirigenti non hanno chiesto l’aumento delle classi a tempo pieno quando sarebbe stato loro possibile. I dirigenti scolastici, da noi interpellati, si scusano dicendo che questa situazione è da sempre a conoscenza sia del comune di Firenze, che fornisce gli educatori, sia dell’Ufficio scolastico territoriale. Poi si stringono nelle spalle e chiedono cosa avrebbero dovuto fare, aggiungendo sottovoce che altrimenti le maestre, alla proposta di tornare a lavorare il venerdì pomeriggio, si sarebbero rivoltate.
Nel febbraio 2015, su segnalazione di un gruppo di genitori, abbiamo segnalato come Associazione genitori A.Ge. Toscana il verificarsi di questa situazione nelle classi prime di una scuola elementare del Quartiere 2 di Firenze e subito la situazione è stata sanata, almeno per le classi prime.
Quando però alcuni genitori di una scuola vicina hanno chiesto di avere anche loro 40 ore invece che 36 sono iniziati i guai: si era ormai a luglio e i vari funzionari hanno iniziato a nicchiare. L’Ufficio scolastico regionale per la Toscana, che ha ricevuto da noi due segnalazioni via PEC (in data 4 luglio e 27 ottobre), alla fine ha inviato un’ispezione e in prima istanza non si è degnato neppure di risponderci, visto che –a quanto ci hanno poi detto- gli ispettori hanno verificato che non era stato fatto in cattiva fede e in fondo il tempo scuola della primaria è sempre una grande incognita, poiché non è possibile sapere quanto dura la pausa pranzo (sic!). Da notare che l’escamotage dell’ispezione dagli esiti bonari è una prassi ormai consolidata nell’Ufficio scolastico territoriale di Firenze, con buona pace dell’on. Brunetta e del suo -un tempo temuto- decreto legislativo 150/2009. D’altronde siamo in Italia e si sa...
Abbiamo tempestato di telefonate fino all’ultimo, fidando che alla fine prevalesse il rispetto delle norme - e quindi dei diritti di genitori e bambini - grazie all’organico potenziato, che appunto dovrebbe aumentare l’offerta formativa, ma a quanto pare questi signori sono consapevoli di avere l’impunità e fra promesse non mantenute e scuse incredibili per negarsi a chi chiede loro conto di tali promesse, la tirano lunga fino al fatidico 15 gennaio 2016, quando sperano che i Consigli d’istituto facciano atto di autolesionismo e deliberino la primaria funzionante a 36 ore nel Piano triennale dell’offerta formativa.
Malauguratamente per loro, ci abbiamo pensato noi come A.Ge. Toscana a informare i consigli d’istituto che è loro diritto avere il tempo scuola a 40 ore, se richiesto, e a invitarli a non deliberare a favore delle 36 ore, che sono lesive dei diritti dei bambini e delle famiglie.

Di seguito riportiamo la seconda lettera da noi inviata al Direttore dell'’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana , datata 27 ottobre 2015 e formalmente senza risposta.
 
 
 
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Preg.mo Direttore,
siamo a segnalare una situazione piuttosto grave che si sta verificando in molte scuole della città di Firenze. Alcuni nostri soci ci hanno segnalato che presso l’I.C. “XXX” è invalso l’uso di far funzionare le classi di scuola primaria a 36 ore settimanali anziché 40. In particolare, tre nuove classi prime, che risultano a codesto Ufficio funzionanti a 40 ore, sono tutte articolate su 36 ore settimanali.
 
            Le restanti 4 ore del pomeriggio del venerdì sono coperte in parte daeducatori forniti dal Comune di Firenze e per il tempo restante da laboratori pagati dai genitori. Dopo aver verificato la correttezza di queste informazioni, abbiamo scritto chiedendo il ripristino del tempo scuola dovuto, senza ottenere alcuna risposta né fattivo riscontro.
 
Successivamente abbiamo segnalato al Dirigente l’'opportunità di attivare le classi a 40 ore. Ma anche qui nessuna risposta.
 
Un paio di settimane fa, essendo stati avvisati dai nostri soci che la scuola stava chiedendo il saldo del versamento per i laboratori, abbiamo contattato telefonicamente il Dirigente scolastico dott. YYY, il quale ha dichiarato che:
-          vi sono delibere favorevoli del Collegio dei docenti e del Consiglio d’istituto;
-          tale pratica è comune in moltissime scuole di Firenze, di cui ci ha fatto un dettagliato elenco;
-          del fatto sono al corrente sia il Comune di Firenze, che fornisce gli educatori, sia l’Ufficio Scolastico;
-          le insegnanti non sono disponibili a lavorare venerdì pomeriggio.
 
Avendo noi fatto presente che gli accordi contra legem sono nulli e che le insegnanti non possono certo rifiutarsi di svolgere il proprio servizio su 40 ore, così come sono articolate le tre classi prime attive nell’Istituto, il  Dirigente scolastico si è subito dichiarato pronto a rimediare, intanto non avviando i laboratori e quindi colmando le ore mancanti con l’organico dell’autonomia previsto in arrivo per il prossimo mese di dicembre.
 
Per parte nostra, ci siamo permessi di suggerire di intervenire da subito con ore eccedenti in sostituzione dei colleghi assenti a copertura dell’orario mancante, in quanto i genitori delle tre classi prime hanno effettuato l’iscrizione per un tempo scuola di 40 ore e 40 ore ha fornito l’Ufficio scolastico all'’Istituto. Né si può invocare la recente normativa ex L. 107 del 13.7.2015, che non ha effetti sul tempo scuola dell’a.s. 2015/16. La spesa stimata per l'’ampliamento dell’'orario per le tre classi sarebbe stata appena di un centinaio di euro per settimana e in questo modo si sarebbe sanata l’evidente irregolarità.
 
Ritenevamo quindi che la vicenda si sarebbe composta con soddisfazione di tutti, quando invece siamo stati informati che il Dirigente non ha mantenuto la promessa, anzi si è negato ai ripetuti tentativi di colloquio da parte nostra.
 
A questo punto, per tutelare le famiglie nelle loro legittime richieste non resta che investire codesto Ufficio del problema, nella speranza che grazie al Vostro intervento sia possibile evitare questo dilagare di cattive pratiche che, a quanto pare, coinvolge gran parte delle scuole primarie della città di Firenze.
 
Certi di un Suo pronto interessamento al fine di far cessare tale inopportuna pratica, porgiamo i più cordiali saluti e auguri di buon lavoro

lunedì 14 dicembre 2015

LA BUONA SCUOLA o UNA SCUOLA SERIA?


Preso atto, con un po’ di preoccupazione,  che la “Buona Scuola” è, in buona sostanza, ancora un contenitore vuoto che attende di essere riempito coi decreti legislativi dettagliatamente previsti nel lunghissimo comma 181 della l.107/2015, sarà il caso che chi opera nella scuola a qualunque livello si chieda e chieda ai propri interlocutori se

è (è stata, sarà) buona e/o seria una scuola in cui:

1.   ogni riforma, più o meno organica, viene progettata ed attuata “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”, sorta di magico, salvifico mantra?;

2.   si diventa -  da troppo tempo ormai -  docenti quasi per caso, senza un serio processo di formazione all’inizio, con modalità quantomeno fatiscenti e che si sono via via aggrovigliate nel corso del tempo (SSIS, TFA, PAS) e con arruolamento mediante concorsi, finora cadenzati nel modo più sballato possibile, e senza una vera crescita professionale nel corso della “carriera” (termine per altro ad oggi ridicolo)?;

3.   la classe docente è, di conseguenza, la più vecchia e la più malpagata d’Europa, con sessantenni alle prese con quattordicenni e con un contratto scaduto da un bel po’ di anni e che ora si favoleggia di rinnovare con la fantastica cifra di 5/6 euro di aumento al mese?

4.   si diventa dirigenti scolastici anche lì per caso, dopo aver passato più o meno meritatamente o fortunosamente (come attestano le piogge di ricorsi) qualche più o meno strampalato concorso, anche questo con cadenza del tutto irregolare, e ci si improvvisa di punto in bianco manager, leader, ecc…, senza aver mai dovuto render conto, né prima né dopo la nomina, di effettive capacità di comunicazione e di mediazione e di autorevolezza? come meravigliarsi, poi, se balzano agli onori della cronaca i diktat di questo o quel dirigente che crede di poter fare quello che vuole nella “sua” scuola?;

5.   l’autonomia scolastica è una sorta di “favola bella/che ieri/m’illuse, che oggi t’illude”, smentita nei fatti da disposizioni sempre più capillari e del Ministero e dall’ingerirsi dispotico di altri Enti in questioni riguardanti l’organizzazione didattica (vedi, ad es.,  la “settimana corta” imposta dalle Province, più o meno ex, per risparmiare sui trasporti e/o sul riscaldamento)?

6.   la legislazione scolastica è un foltissimo ginepraio di regole spesso tra loro contraddittorie, di stratificazioni, di incoerenze logiche e di sconnessioni cronologiche (ad esempio, il Testo Unico, vecchio di venti anni, è anteriore al regolamento dell’autonomia) e che c’è - sempre e solo da noi in Italia - la pretesa bizantina di normare tutto, proprio tutto?

7.   si sprecano tonnellate di carta in verbali, progetti, ecc…, fogli che nessuno davvero legge e tempo ed energie sottratte al serio lavoro didattico?; quale altro Paese europeo pretende dai propri docenti prestazioni così impiegatizie e burocratiche?

8.   ci si avvilisce ad ogni piè sospinto per le pessime prestazioni dei nostri studenti nelle “infallibili” rilevazioni statistiche (INVALSI, PISA e compagnia bella), salvo poi scoprire immancabilmente che i nostri alunni che vanno all’estero fanno (e ci fanno fare) sempre una magnifica figura e ottengono risultati, sia di studio che di lavoro, ben più lusinghieri di quelli dei loro coetanei degli altri Paesi?;

9.   ci si inventa di tutto e di più per rendere le attività scolastiche efficaci, efficienti, trasparenti - e mettiamo ancora qualche altro aggettivo à la page, tutti ovviamente desunti dall’imperante mondo dell’economia e della pubblica amministrazione - dimenticando che i verbi che più di tutti si devono coniugare a scuola sono “studiare”, “insegnare”, “imparare” e soprattutto “pensare” e “rielaborare”?

10.               si è finito per confondere “apprendimento” con “addestramento”, “informazione” con “formazione” e si è prodotta una vasta opera di deculturalizzazione, coi risultati facilmente verificabili senza alcun bisogno di test, di studenti che non conoscono l’ortografia, non sanno riassumere, hanno difficoltà nell’applicazione pratica delle regole apprese, ignorano i fondamentI di qualsivoglia metodo di studio?

Se a tutti, o alla maggior parte di questi interrogativi, diamo risposta negativa, concludendo che no, non è una buona/seria scuola quella che ha tali caratteristiche, allora tutti dobbiamo darci da fare per cambiare questa rotta, anzi questa deriva. E al più presto.

Ne va, davvero, della serietà dell’istruzione e dell’esistenza stessa di un qualcosa che si possa continuare a chiamare davvero “scuola”, prima e più di qualunque aggettivo che si voglia affiancarle.

                                                                   Stefano Casarino

                                                                   SNALS Cuneo

 

sabato 12 dicembre 2015

Crolli nelle scuole: i bollettini di ScuolaOggi.Org


Si ripropongono i link dei primi 5 bollettini, riguardanti i crolli nelle scuole, pubblicati sul magazine milanese ScuolaOggi.Org :






Si ricorda che l’Osservatorio per l’edilizia scolastica previsto dall’art. 6 della Legge n.23 del 1996,  dopo un iniziale insediamento,  non è stato più convocato per quasi vent’anni. L’Osservatorio è ripartito lo scorso 8 gennaio. L’attuale composizione dell’Osservatorio deriva dal decreto del Ministro dell’Istruzione n. 88 del 2014 e prevede una “cabina di regia” con sede al Miur, cui partecipano rappresentanti del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, dell’Anci, dell’Upi e delle singole Regioni. L’Osservatorio si avvale, poi, di una Struttura tecnica di supporto, composta da rappresentanti dei Ministeri e rappresentanti degli Enti locali e territoriali, che elabora norme tecniche-quadro e controlla la corrispondenza tra gli interventi segnalati nei piani regionali con le informazioni contenute nell’Anagrafe dell’edilizia scolastica. Nella riunione dell’8 gennaio 2015 è stata invitata a partecipare anche la Struttura di missione per il coordinamento e l’impulso nell’attuazione degli interventi di riqualificazione di edilizia scolastica, istituita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri il 27 maggio 2014. Il disegno di legge “La Buona Scuola” rende stabile la partecipazione della Struttura di missione ai lavori dell’Osservatorio e attribuisce a questo compiti di indirizzo strategico per la programmazione e per la definizione delle politiche di sviluppo in materia di edilizia scolastica.

 
Aldo Domenico Ficara