mercoledì 26 agosto 2015

Mozione urgente al Consiglio Regionale calabrese su incostituzionalità della legge statale n°107

AL SIGNOR PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DI Calabria SEDE

Oggetto: MOZIONE URGENTE EX ART. 10 REG. CONSIGLIO REGIONALE. 
 recante: “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti” 

Il Movimento Docenti Autoconvocati – Cosenza, il Collettivo Insegnanti calabresi – Lamezia, il Comitato x la Scuola della Repubblica – Catanzaro e provincia, il Comitato docenti Crotone, il Comitato docenti Vibo Valentia, ai sensi della disposizione regolamentare riferita in oggetto, con la presente: 
PREMESSO CHE 
• in data 15 luglio 2015 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge statale n°107 recante: “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti”; 
• il secondo comma dell’articolo 127 della Costituzione stabilisce che «La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un'altra Regione leda la sua sfera di competenza, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell'atto avente valore di legge.»; 
• la materia «istruzione» rientra, a norma dell’articolo 117, terzo comma, tra le materia di legislazione concorrente; 
• la Corte costituzionale, con giurisprudenza costante, ha ritenuto ammissibili le questioni di legittimità costituzionale prospettate da una Regione, nell’ambito di un giudizio in via principale, in riferimento a parametri diversi da quelli, contenuti nel Titolo V della Parte seconda della Costituzione, riguardanti il riparto delle competenze tra lo Stato e le Regioni, quando sia possibile rilevare la ridondanza delle asserite violazioni su tale riparto e la ricorrente abbia indicato le specifiche competenze ritenute lese e le ragioni della lamentata lesione (ex plurimis, sentenze n. 22 del 2012, n. 128 del 2011, n. 326 del 2010, n. 116 del 2006, n. 280 del 2004); • i commi 180 e 181 della legge 107 del 2015 delegano al governo l’esercizio della potestà legislativa con riferimento a nove distinti e rilevanti ambiti riconducibili alla materia istruzione; 
• deve rilevarsi il vulnus di costituzionalità riscontrabile nelle deleghe conferite, peraltro vaghe, in materie che rientrano nella competenza legislativa concorrente; l’articolo 76 della Costituzione, infatti, subordina la legittimità della delega legislativa alla fissazione dei principi e criteri direttivi, ciò rende assai problematico che l’oggetto della delega stessa possa, a propria volta, essere costituito da principi: e, cioè, da determinazioni della stessa natura di quelle che dovrebbero guidarne la formulazione. Senza contare che questi ultimi (i principi – se così può dirsi – al quadrato), essendo finalizzati alla formulazione di altri principi, verrebbero fatalmente ad assumere un carattere di assoluta evanescenza (tanto più se – come nella specie – dovessero riferirsi ad una serie di materie diverse, fortemente eterogenee l’una dall’altra). 
• Ulteriori profili di legittimità costituzionale da eccepirsi riguardano la limitazione della libertà di insegnamento con presunta violazione dell’articolo 33 nonché la disparità di trattamento tra i docenti immessi in ruolo sino all’anno scolastico in corso e coloro i quali saranno immessi in ruolo in base alle norme introdotte dalla legge che si contesta; aspetti che, quanto meno astrattamente, sono in palese violazione dell’articolo 3; 
• dubbi di legittimità costituzionale, per violazione del combinato disposto degli articoli 3, 51 e 97 della Costituzione, riguardano, inoltre, la disposizione di cui al comma 110 nella parte in cui, con riferimento ai concorsi pubblici, dispone con riguardo ai soggetti che possono accedere alle procedure, che per ciascuna classe di concorso o tipologia di posto possono partecipare solo i candidati in possesso del relativo titolo di abilitazione mentre non può partecipare il personale docente ed educativo già assunto con contratto a tempo indeterminato nelle scuole statali; 
• Il Presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione, prof. Ferdinando Imposimato, ha individuato numerosi conflitti della legge 107 con gli artt. della Costituzione 3, 9, 33, 34, 36, 53, 76, 97, per come autorevolmente e analiticamente illustrato nella lettera inviata al Presidente della Repubblica il 9 luglio 2015, allegata alla presente. 
CONSIDERATO CHE 
 • L'art. 117 della Costituzione recita : "La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali", i conflitti della legge 107 in materia d'istruzione, che è materia concorrente, con la Costituzione coinvolgono de facto anche la Regione: in particolare, 
• in ordine all’art. 1 comma 73 è configurabile una violazione dell’articolo 3 della Carta Costituzionale rispetto ai principi in esso sanciti di uguaglianza formale e sostanziale. Tale disposizione prevede, infatti, che a partire dall’anno scolastico 2016/2017 il personale docente delle istituzioni scolastiche statali, con contratto a tempo indeterminato, sia destinatario di incarichi triennali proposti dai dirigenti scolastici degli albi territoriali provinciali, ne deriva un’immissione in ruolo scevra di un’effettiva assegnazione di posto che risulta eventuale e appannaggio delle scelte del dirigente scolastico, col rischio che le stesse assumano carattere di arbitrarietà; 
• il principio di uguaglianza richiede che situazioni uguali siano trattate alla stessa stregua e situazioni eterogenee siano trattate in maniera diversa. Nel caso di specie si verrebbero a creare due categorie di lavoratori, astrattamente omogenee, ma con trattamento differente, soprattutto con riferimento alla posizione nei confronti del dirigente scolastico; 
• in relazione all’art.1 comma 33 si ravvisa una violazione degli artt. 3, 4 e 34 della Carta Costituzionale nella parte in cui in relazione all’alternanza scuola - lavoro, si fa esplicito riferimento all’obbligo e non alla mera possibilità di svolgere delle esperienze lavorative; in tal senso è da ritenersi che venga leso il diritto al solo studio, da intendersi come formazione culturale generale e non come formazione tesa a soddisfare le esigenze del mercato del lavoro;  
• in ordine al comma 4 del novellato articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275 si profila la lesione dell’autonomia degli organi collegiali a favore di un organo monocratico, il dirigente scolastico. Difatti, il Consiglio di Istituto, diversamente dal passato non definisce gli indirizzi del piano dell’offerta formativa (POF) ma è il dirigente scolastico a dettare gli indirizzi per le attività della scuola e delle scelte di gestione e amministrazione. Prima della novella il Consiglio di Istituto dettava gli indirizzi a cui il Collegio dei docenti si doveva attenere nell’elaborare il (POF), per poi essere adottato dal Consiglio; 
• con il recente intervento normativo il legislatore ha inteso conferire un potere soverchiante rispetto agli organi collegiali in capo al dirigente scolastico, che può respingere le elaborazioni del Collegio o le approvazioni del Consiglio di istituto, qualora non siano conformi agli indirizzi da lui dettati; in tal modo, gli organi collegiali, seppur indirettamente, vengono svuotati delle loro funzioni essenziali. Il collegio, organo tecnico professionale con competenza in ambito pedagogico didattico potrebbe perdere o vedere fortemente depauperate le sue funzioni. In tal guisa, la legge de qua parrebbe realizzare lo scardinamento della distinzione delle competenze, tale scelta va nella direzione di una lesione dell’autonomia scolastica e, quindi, di invasione o lesione di una competenza amministrativa che esula dalla sfera statale e che, quanto meno astrattamente, parrebbe ledere i principi di buon andamento e di imparzialità della pubblica amministrazione di cui all’art. 97 della Costituzione. Tale censura si riverbera sull’autonomia gestionale e amministrativa delle istituzioni scolastiche, generando una significativa compressione dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, oltre che contrastare con il generale principio di ragionevolezza. Ma si possono con questo anche prospettare conflitti di competenze fra Regione e Dirigenti Scolastici, laddove il conferimento dei poteri e delle attribuzioni al DS possano invadere quelle preposte alle Regioni.
• Per effetto dell'art. 1, comma 108 della l. 107, che dice: "Per l’anno scolastico 2016/2017 è avviato un piano straordinario di mobilità territoriale e professionale su tutti i posti vacanti dell’organico dell’autonomia, rivolto ai docenti assunti a tempo indeterminato entro l’anno scolastico 2014/2015. Tale personale partecipa, a domanda, alla mobilità per tutti gli ambiti territoriali a livello nazionale, in deroga al vincolo triennale di permanenza nella provincia, di cui all’articolo 399, comma 3, del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, per tutti i posti vacanti e disponibili inclusi quelli assegnati in via provvisoria nell’anno scolastico 2015/2016", si prevede un esodo di massa dei docenti calabresi verso altre regioni d'Italia del tutto ingiustificato, se si pensa che gli stessi docenti destinatari di tale provvedimento hanno lavorato ad oggi per almeno 36 mesi nelle province di appartenenza su posti scoperti, quasi tutti attualmente disponibili. Ciò comporta un impoverimento della Regione in ordine alle sue risorse economiche, finanziarie (gettito fiscale), umane e culturali, visto che i docenti rientrano nel capitale umano più qualificato del territorio, quindi ne costituiscono un fondamentale potenziale di crescita e sviluppo. In ciò la legge lede le competenze regionali in materia di "coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali", di cui all'art. 117 della Costituzione. 
• Inoltre l'esodo in massa dei docenti previsto per effetto dalla legge 107, art. 1, comma 108 confligge con alcuni dei principi fondamentali dello Statuto Regionale:" il sostegno della famiglia" e "il riconoscimento dei diritti delle fasce deboli della popolazione al superamento delle cause che determinano disuguaglianza e disagio", art. 3 della Carta Costituzionale. Infatti numerosi sono i casi di famiglie calabresi con portatori di handicap in cui entrambi i coniugi sono interessati dal piano di assunzioni previsto dalla legge 107, che rischiano, senza alcun riguardo alla loro situazione, di essere destinati a province italiane diverse senza poter accettare per mancanza di sostegno economico e sociale, tenendo anche conto che la retribuzione dei docenti, non è adeguata all'ISTAT dal 2009, e ciò infrange anche il dettato costituzionale dell'art. 36. 
• In merito all'alternanza scuola-lavoro, la legge 107 che ne dispone l'obbligatorietà, nei commi 38 e segg. dell' art. 1, lede la competenza regionale in merito alla formazione professionale laddove il dettato normativo statale non tiene conto dell'effettiva disponibilità sul territorio di enti che possano sostenerne l'attuazione e quindi pone la Regione in obbligo di ottemperare ad una funzione di mediazione tra scuola e territorio con un preciso vincolo orario (200 ore per i licei e 400 per gli istituti tecnici) e di curricolo a prescindere dal livello di fattibilità locale, dalla disponibilità di enti o aziende nelle prossimità delle sedi scolastiche interessate e dunque in modo non rispettoso dell'autonomia prevista dall'art. 117 della Costituzione e del principio di pari opportunità con particolare riguardo ai B.E.S. (Bisogni Educativi Speciali); 
• Relativamente al comma 181, lettera e) punto 4) l’ambiguità del dettato normativo che recita “l'istituzione di una quota capitaria per il raggiungimento dei livelli essenziali, prevedendo il co-finanziamento dei costi di gestione, da parte dello Stato con trasferimenti diretti o con la gestione diretta delle scuole dell'infanzia e da parte delle regioni e degli enti locali al netto delle entrate da compartecipazione delle famiglie utenti del servizio” non definisce il criterio e i principi ispiratori della delega, come previsto dall’art. 76 della Costituzione (“L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti”). Infatti il comma 181, lettera e) punto 4) lascia aperta al legislatore la possibilità di far gravare il servizio essenziale delle scuole dell'infanzia direttamente sulle casse degli enti locali e delle Regioni con partecipazione delle famiglie utenti del servizio, per cui si potrebbe configurare una differenziazione e discriminazione fra le diverse realtà territoriali, di fatto venendo meno ai dettami costituzionali dell'art. 3 (“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” principio delle pari opportunità) e dell'art. 33 della Costituzione (“La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”). 
Tali diritti, in base a questa delega, non sarebbero garantiti in egual maniera su tutto il territorio e la Regione Calabria si potrebbe trovare di fatto a dover gestire oltre che l’organizzazione strutturale delle scuole anche quella economica con una sperequazione di possibilità di rimuovere gli ostacoli a seconda della disponibilità propria, dei comuni di appartenenza e delle famiglie di provenienza degli utenti. 
Tutto quanto innanzi premesso e considerato, 
SI IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE E LA GIUNTA REGIONALE 
a promuovere la questione di legittimità costituzionale, in via principale, ex art.127 comma secondo della Costituzione innanzi alla Corte costituzionale avente ad oggetto la legge statale n.107, pubblicata in Gazzetta ufficiale il 15 luglio 2015. 
 
Firmato: 
 
Movimento Docenti Autoconvocati - Cosenza 
Collettivo Insegnanti calabresi – Lamezia 
Comitato x la Scuola della Repubblica – Catanzaro e provincia 
Comitato docenti Crotone 
Comitato docenti Vibo Valentia 
Referenti:
Prof.ssa Lara Nocito (CS) 
Prof.ssa Daniela Costabile (Lamezia) 
Prof.ssa Rosella Cerra (Lamezia) 
Prof.ssa Biancalaura Granato (CZ) 
Prof.ssa Gianfranca Bevilacqua (Lamezia Terme) 
Prof.ssa Rosanna Giovinazzo Polistena (RC) 
Prof. Tassone Rocco Docente ITC di Mileto (VV) 
Prof.ssa Fiammingo Antonella, Referente comitato docenti Scuola (VV) 
Professore La Bernarda Francesco, Comitato docenti Crotone 

sabato 22 agosto 2015

LA ZIA-POMPIERE DI DAVIDE FARAONE

di Vincenzo Pascuzzi – 22 agosto 2015
 
 
Sorpresa, anche un po’ tenerezza fa apprendere la vicenda lavorativa della zia di Davide Faraone emigrata drasticamente, alcuni decenni fa, da Palermo ad  Asti (oltre 1.500 km, forse allora 36 ore di treno).
Vorremmo saperne di più. Se, quando e come è poi tornata in Sicilia e nella natia Palermo oppure è rimasta trapiantata in Piemonte. Se è ancora in vita – come ci auguriamo - cosa pensa della Buona Scuola e del nipote divenuto importante anche senza laurea, ed altro ancora. Questa prof - perciò una nostra collega - potrebbe avere una settantina d’anni e tanti ricordi. Magari qualche cronista tenace o fortunato riuscirà a rintracciarla e intervistarla. Chissà? Aspettiamo.
Oltre l’aspetto familiare e di costume, sorgono però altre considerazioni.
La prima è la disinvoltura con cui il nipote ha ritenuto di citarla a supporto esemplare di una riforma che sta chiaramente mostrando i suoi aspetti negativi e pasticciati. La zia evocata dovrebbe fare da pompiere alle sacrosante critiche a quella che è stata indicata come “deportazione dei precari” e che Miur e Faraone cercano di esorcizzare indicando entusiasmi che percepiscono ma non esistono nella realtà.
La seconda considerazione riguarda l’argomentare, disinvolto e inconsistente, da parte di uomo di governo di un episodio marginalissimo che non può assolutamente validare la citata deportazione dei precari. Almeno per tre validi motivi: 1°) nessun altro dei cento e passa membri del governo ha rivelato di avere zie, cugine, altri familiari emigrati per la scuola; al più la zia di Faraone testimonia statisticamente l’1% di casi, cioè nulla; 2°) nessuna indicazione abbiamo su quanti hanno scelto – o sono stati costretti dalle loro situazioni – a non emigrare per lavoro;  3°) come già detto, sulla  zia di Faraone sappiamo solo quanto ha riferito utilitaristicamente il nipote, niente altro! Questa zia potrebbe anche non esistere!
In conclusione, un sottosegretario non può rilasciare disinvoltamente interviste citando aneddoti familiari che potrebbero essere barzellette o bugie e che – se pur veri – non dimostrano nulla, proprio nulla!

venerdì 21 agosto 2015

One is meglio che two


Dai commenti all’articolo di Marcella Raiola su Repubblica riportiamo 3 post,  uno di un professore e 2 di non professori

U n professore  ( Cosimo De Nitto )

Ok, letti tutti i commenti. Non mi stupiscono: quando in un Paese é più diffusa la triste idea dell'accettazione dell'essere sottomessi, si accumula il livore, si diffonde il sadismo verso i propri "simili". Ovviamente a rimanere indenni sono coloro   che legiferano e non importa più il  come. Come era scontato si fa un confronto fra chi sta peggio e chi é più nel pantano, trascinando ogni considerazione verso il  basso. La prof. Raiola ha commesso un'ingenuitá: credere che il cosiddetto popolo di cui anche lei fa parte sia formato da esseri che sperano che i propri mali non capitino ad altri. 

 2 Non professori

cacaos83

No Cosimo, il tuo sermoncino non lo accetto: io non considero i miei dei "mali". Io li considero normalità e non per accettazione ma perché nella vita bisogna lavorare per ottenere qualcosa. E non accetto chi sostiene il contrario, o meglio, chi come questa gloriosa insegnante, si lamenta se dei suoi privilegi ingiustificati vengano meno. Ma perché un insegnante deve essere considerato diversamente un qualunque altro lavoro?! Mi andrebbe bene se gli insegnanti facessero un buon lavoro, ma ad oggi non è così. Il lavoro degli insegnanti è pessimo. Ed io che ho sempre studiato (ho 2 lauree, triennale più specialistica, e due master) e che ho sempre lavorato, l'ho visto con i miei occhi... Sai quanti insegnanti mi sono capitati che entravano in aula a leggersi il giornale per quasi tutta l'ora di lezione?! Io sono solidale con il lavoratore!

 
ulix62

Punti di vista, sig. Cosimo. A molti dà enormemente più fastidio vedere lavoratori del pubblico impiego che devono subire trasferimenti senza battere ciglio (per non parlare del privato, dove i trasferimenti si accettano senza fiatare), ed altri, come gli insegnanti, che si mettono di traverso con la scusa di difendere la scuola, quando invece vogliono difendere solo i loro privilegi.


Che dire One is meglio che two

 


 

giovedì 20 agosto 2015

DEPORTAZIONE DEI PRECARI, OVVERO TROLL CONTRO TROLLEY

di Vincenzo Pascuzzi – 20 agosto 2015

L’espressione “deportazione degli insegnanti precari” sta infastidendo, urticando e scandalizzando sia ambienti governativi, sia alcuni media che li supportano (v. Enrico Mentana, LA7 e tale Mario Lavia, Unità). 
Come si permettono questi precari di rifiutare il ruolo, cioè il “posto fisso”, graziosamente offerto dalla Buona Scuola pur nella situazione attuale (disoccupazione al 12,7%, malgrado Job Act) e non si fiondano dovunque lasciando casa e famiglia? 
Viene quasi in mente Matteo (l’Evangelista, non l’altro): “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me” Mt, 10.37. 
Il termine “deportazione”, appare già in alcuni articoli di luglio scorso, ma si afferma e buca i media a partire dal 14 agosto, allo scadere delle domande per l’immissione in ruolo ovunque, comunque e purchessia. “Deportazione” travolge e distrugge l’effimero castello di carte (false) indicato come “Buona Scuola”. 
“Ho scelto di lasciare Palermo per Torino ma mi sento deportata”. Così Maria Sparacino intervistata da Repubblica il 15 agosto, e in procinto di lasciare marito e due figli di 10 e 14 anni, per prendere il ruolo a 52 anni. 
Lo stesso giorno Matteo Renzi su Facebook augurava benedicente e tronfio "Buon ferragosto a tutti. Un ferragosto speciale per quei 71.643 nostri connazionali che vivono un'estate diversa perché grazie alla legge 107, c.d. buona scuola, possono superare dopo anni e anni la condizione di precariato.” 
Ma un sondaggio di scuolasocial.it testimoniava subito e brutalmente che solo il 6% (un misero sei per cento! Neanche 1 su 15!) dei connazionali arruolandi apprezzava il ferragosto speciale. 
Due giorni prima la “deportazione” veniva ancora indicata come “esodo forzato” dai precari di Unidos Sardegna che manifestavano all’aeroporto di Cagliari-Elmas con 15 metri di striscione: «Scuola sarda No Trol­ley». 
Poi, due giorni fa, martedì 18, la lettera di denuncia di Marcella Raiola pubblicata sulla prima pagina di Repubblica provocava uno tsunami nell’ambiente governativo e ministeriale. Il pastrocchio indigesto e mefitico della c.d. “buona scuola” veniva apertamente rivelato e denunciato. 
Così Marcella Raiola metteva sotto accusa governo e Miur: "’Deportare’ è una parola forte, è vero, ma è affiorata spontaneamente alle labbra di lavoratori precari da dieci o addirittura venti anni, con alle spalle peregrinazioni in varie regioni e grandi sacrifici, sia per l'aggiornamento (a carico nostro) che per la maturazione di un punteggio che ora viene azzerato e vanificato.” 
Sul sito di Repubblica partivano subito – mischiandosi agli altri - post di disturbo e commento a difesa dell’azione governativa e volti a ridurre il danno all’immagine mediatica. Gli autori coperti da nick name, e con c.v. ignoto,  sono chiaramente “troll” cioè mercenari del web, azionati e retribuiti al bisogno. 
Ad esempio, così commenta tale “Alex 2044” il 19 agosto 2015: 
“La signora Professoressa [Marcella Raiola] ascoltata in diretta [per pochi secondi!] non sembra avere le qualità per insegnare. Le mancano completamente l'autorevolezza e la moderazione nei toni che sono doti indispensabili per poter avere un rapporto costruttivo con dei giovani. Il linguaggio ed i temi tardo sessantottini ne fanno un'epigona di quel periodo che con tutti i suoi difetti, che io ho sempre combattuto, aveva,almeno, il pregio e la freschezza della novità. Si rassegni signora lei non è adatta ad insegnare con i suoi toni autoritari . Si cerchi un lavoro alternativo farà del bene agli studenti ma ancora di più a se stessa.” 
Cosa replicare a un tale genio anonimo? Anche una pernacchia risulterebbe inadeguata e sprecata! 
Torniamo alle cose più serie. Dopo aver proclamato “non calo riforma dall’alto”, Renzi – smargiasso, ad alta velocità e no-stop – ha fatto proprio l’esatto contrario! Ora comincia a raccogliere i frutti. 
Pur con tutte le loro carenze, contraddizioni e omissioni i sindacati possono dichiarare: 
“Si costringono  migliaia di precari a trasferimenti forzati verso altre regioni solo perché non si è voluto mettere in campo, come richiesto ripetutamente dalle organizzazioni sindacali, un piano pluriennale di immissioni in ruolo e neppure si è voluto unificare almeno le varie fasi in modo da tenere conto del rapporto tra iscritti nelle graduatorie e posti disponibili.” (Mimmo Pantaleo, Cgil, 19 agosto). 
“Nella scuola da sempre ci si muove per cercare lavoro nei territori in cui maggiori sono le opportunità di occupazione. Ma un conto è farlo per scelta, altro essere costretti a una mobilità che ha ben poco di razionale, per le regole assurde di un piano di assunzioni pieno di incongruenze, contraddizioni e inutili forzature, frutto della superficialità e della scarsa conoscenza dei problemi da parte del governo, indisponibile a tener conto di proposte utili e sensate che da più parte gli sono venute e che sono state sistematicamente ignorate.” (Francesco Scrima, Cisl, 18 agosto). 
“Tutto questo perché ancora una volta i tecnici e i politici che poco conoscono il mondo della scuola non hanno voluto ascoltare i consigli dei rappresentanti dei docenti che avevano indicato le soluzioni migliori per evitare il caos drammatico di questi giorni”. (Rino Di Meglio, Gilda, 14 agosto). 
“Il ministero sta chiedendo a questi colleghi di dare l’assenso ad un trasferimento che, al di là della finzione giuridica della “domanda volontaria” che presuppone il libero consenso, nella realtà viene vissuto come coatto, ingiusto e oltretutto arbitrario perché non giustificato da alcuna necessità.” (Andrea Degiorgi, Cobas, 9 agosto). 

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Alcuni link

Così Mentana parlò dei precari della scuola

“Andate a lavorare!”. La critica del giornalista Mario Lavia agli insegnanti

La deportazione degli insegnanti: il nuovo esodo di massa: 4 agosto 2015

La Buona Scuola. I precari pronti a boicottare la "deportazione" delle immissioni in ruolo - 23 luglio 2015

Docenti a rischio deportazione nella «Buona scuola» di Renzi – 29 luglio 2015

Scuola, 71mila domande dagli insegnati ma il 10% rinuncia. Rischio ‘deportazione’ per migliaia di precari del Sud – 17 agosto 2015

La lettera dell'insegnante: "Ho rifiutato l’assunzione a scuola, non insultatemi" – 18 agosto 2015

La solita ignoranza dei fatti e le solite accuse infondate contro i docenti precari

Riforma, il piano assunzioni rischia di causare un grande esodo. / e-claque del governo

Il liberatorio, classico e qualunquistico: “va’ a lavorare!”

Gli insegnanti e le accuse di “deportazione” – 18 agosto 2015

"I precari della scuola? Deportati, non assunti" – 18 agosto 2015

Precari della scuola, nuove proteste: «No a deportazioni»

“Ho scelto di lasciare Palermo per Torino ma mi sento deportata”

E’ stato un Ferragosto speciale come afferma Renzi?

I prof con la valigia. L’esodo forzato dalla «Buona Scuola»

Unidos Sardegna

Scuola: Renzi,non calo riforma dall'alto

Intervista a Pantaleo, Flc-Cgil: “Il sud ridotto a manodopera cognitiva”. Giannini ha aperto una guerra tra precari e territori

Scrima (Cisl scuola): il governo non conosce i problemi

Gilda. "Avvio anno scolastico nel solito CAOS, altro che buona scuola

Proposte dei Cobas Scuola Sardegna sulle procedure di immissione in ruolo ex lege 107/2015.


sabato 15 agosto 2015

Riviste specializzate della Scuola


In questa sezione è presente una rassegna delle principali riviste onLine dedicate al mondo della scuola.

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http://www.istruzione.it/dg_studente/riviste.shtml#.Vc73sZDovIV

mercoledì 12 agosto 2015

Trasferimenti coatti e mutui erogati con leggerezza


In un sito che parla di scuola si riporta la lettera di una docente alle prese con il difficile problema di un possibile trasferimento coatto al di fuori della propria provincia di residenza abituale. Nella lettera si scrive: “ dopo averne parlato in famiglia, ed avendo condiviso la necessità di due stipendi per portare avanti il ménage familiare, fatti due conti l'unica scelta possibile sarebbe di inviare la domanda volontaria di assunzione. Valutata questa ipotesi, per pragmatismo, ho deciso di fare due conti partendo dallo stipendio che percepisco di 1300 euro comprensivi di assegni familiari e detrazioni. Posto che la sede dove potrò essere assegnata possa essere Caltanissetta come pure Udine, province da cui ovviamente potrò rientrare a casa solo per le vacanze di Natale, di Pasqua e quelle estive, ho deciso di redigere
un budget familiare che tenga conto delle mie esigenze economiche fuori sede:
1. Un modestissimo monolocale in affitto
2. Spese di viaggio per raggiungere il luogo di lavoro
3. Spese di vitto


Considerato che dal mio stipendio dovrò comunque togliere metà delle spese del mutuo, le spese condominiali, quota parte delle utenze, rimarrò con un budget a mia disposizione di 600 ,00 euro. Alla luce di questo dovrò scegliere se mangiare, se vivere come "una profuga" alla stazione ed eventualmente raggiungere il luogo di lavoro in autostop “. 

Dall’analisi di queste parole nasce spontanea una domanda; Qual è quella banca che concede mutui dal rateo di 650 euro mensili su uno stipendio a tempo determinato, con nessuna certezza di rinnovo ?

 

Aldo Domenico Ficara

 

martedì 11 agosto 2015

Immissioni in ruolo: numero dei posti di insegnamento comune, numero dei posti sul sostegno e il totale per regione

Ecco l'elenco completo di tutte le regioni con l'indicazione, rispettivamente, del numero dei posti di insegnamento comune, il numero dei posti sul sostegno ed il totale.
  • Abruzzo: 1757 + 604 = 2361;
  • Basilicata: 991 + 107 = 1098;
  • Calabria: 2765 + 433 = 3198;
  • Campania: 7536 + 1363 = 8899;
  • Emilia Romagna: 6173 + 1708 = 7881;
  • Friuli Venezia Giulia: 1738 + 293 = 2031;
  • Lazio: 7954 + 3393 = 11347;
  • Liguria: 1997 + 662 = 2659;
  • Lombardia: 12184 + 5912 = 18096;
  • Marche: 2108 + 697= 2805;
  • Molise: 665 + 151= 816;
  • Piemonte: 5947 + 1967 = 7914;
  • Puglia: 5350 + 1351 = 6701;
  • Sardegna: 2234 + 481 = 2715;
  • Sicilia: 5835 + 1234 = 7069;
  • Toscana 5343 + 1432 = 6.775;
  • Umbria: 1411 + 361 = 1772;
  • Veneto: 6446 + 2151 = 8597.
Riproponendo l'elenco delle regioni in ordine decrescente rispetto al totale dei posti assegnati si avrà:


  • Lombardia: 12184 + 5912 = 18096;
  • Lazio: 7954 + 3393 = 11347;
  • Campania: 7536 + 1363 = 8899;
  • Veneto: 6446 + 2151 = 8597.
  • Emilia Romagna: 6173 + 1708 = 7881;
  • Piemonte: 5947 + 1967 = 7914;
  • Sicilia: 5835 + 1234 = 7069;
  • Toscana 5343 + 1432 = 6.775;
  • Puglia: 5350 + 1351 = 6701;
  • Calabria: 2765 + 433 = 3198;
  • Marche: 2108 + 697= 2805;
  • Sardegna: 2234 + 481 = 2715;
  • Liguria: 1997 + 662 = 2659;
  • Abruzzo: 1757 + 604 = 2361;
  • Friuli Venezia Giulia: 1738 + 293 = 2031;
  • Umbria: 1411 + 361 = 1772;
  • Basilicata: 991 + 107 = 1098;
  • Molise: 665 + 151= 816;

 

venerdì 7 agosto 2015

Gruppo Lisciani: una storia italiana dedicata all’azione ludico-educativa


Il Gruppo Lisciani ambisce a diventare una worldwide educational company di riferimento per gli individui, le famiglie, i professionisti e gli istituti che vogliono dedicare il proprio tempo ad attività educative, ludiche e sane per la mente. Lisciani crea, progetta e realizza prodotti e servizi a carattere ludico-educativo volendo eccellere nella qualità educativa, investendo nell'innovazione ed esplorando nuove tecnologie:

1.     L'attività aziendale deve essere fortemente orientata all'eccellenza nella qualità educativa

2.     La qualità del prodotto viene prima di ogni altra cosa: i prodotti devono essere impeccabili nella qualità didattica, ma anche nella funzionalità ed estetica, altrimenti non vanno immessi sul mercato

3.     Il catalogo deve contenere un elevato livello di innovazione e tutta l'organizzazione deve potervi contribuire

4.     Tutti i collaboratori devono operare con la massima onestà per il miglioramento dell'attività aziendale

A tal proposito è utile ricordare l’invito rivolto al Gruppo Lisciani dall’ Intergruppo parlamentare per l'innovazione tecnologica, libera associazione di parlamentari appartenenti a tutti i gruppi politici con il comune obiettivo di promuovere la digitalizzazione, a presentare le sue proposte innovative con speciale attenzione ai giochi digitali e alla scuola digitale. Infatti,  il 10 dicembre 2014 nella sala Aldo Moro della Camera dei deputati a Palazzo Montecitorio a Roma è stata vissuta una tappa di una certa rilevanza nel già citato percorso di rinnovamento degli strumenti e dei processi dell’azione educativa, nonché un riconoscimento esplicito di quanto sia stato finora compiuto dal Gruppo Lisciani in direzione di una ricerca che abbia in sé un portato innovativo.

 

Aldo Domenico Ficara

 

mercoledì 5 agosto 2015

Riforma della pubblica amministrazione: licenziamenti più facili e lotta all’assenteismo


L'aula del Senato ha approvato in via definitiva il ddl di deleghe al governo sulla riforma della pubblica amministrazione. I sì sono stati 145, i no 97, nessun astenuto, così si scrive nel sito web di Repubblica.it (http://www.repubblica.it/economia/2015/08/04/news/riforma_pa_scheda-120408777/?ref=HREC1-2 ) . Dallo stesso articolo tra i punti che potrebbero coinvolgere la scuola citiamo:

1.     Stretta su dirigenza. Anche i capi diventano licenziabili se valutati negativamente. Ma pur di non essere mandati via potranno optare per il demansionamento. Gli incarichi non saranno più a vita (4+2 anni) e scatta la revoca in caso di condanna della Corte dei Conti. A proposito è stato aggiunto un intero articolo dedicato al processo contabile.

2.     Concorsi, addio voto minimo di laurea. Non ci sarà più una soglia sotto la quale si è fuori dalle selezioni pubbliche. L'obiettivo è dare più importanza alla valutazione in sede di concorso. Nelle prove non mancherà mai un test sull'inglese.

3.     Licenziamenti più facili. Quando scatta un'azione disciplinare non si potrà più concludere tutto con un nulla di fatto, la pratica dovrà essere portata a termine senza escludere il licenziamento. Quanto alla diatriba sull'articolo 18, la reintegra resterebbe.

4.     Assenze, poteri all'Inps. Niente più finti malati. Per centrare l'obiettivo le funzioni di controllo e le relative risorse passano dalle Asl all'Inps. Vengono poi posti dei paletti per il precariato. C'è anche un passaggio per favorire la staffetta generazionale, ma a costo zero. Nasce la Consulta per l'integrazione dei lavoratori disabili.

 

Aldo Domenico Ficara