sabato 31 ottobre 2015

Il 13 novembre Docenti e studenti insieme contro la buona scuola


In concomitanza dello sciopero Nazionale Unicobas, ci sarà una manifestazione nazionale di studenti e docenti aderenti allo sciopero, in occasione della quale le parti consegneranno un documento di sfiducia contro la Riforma, che è stato inserito in un evento FB di cui si riporta il link ( https://www.facebook.com/events/107478619614459/ ) :

 Passaggi necessari all'organizzazione :
 
 1. Una piccola delegazione docenti e/o studenti vada in Prefettura alcuni gg prima ( prima possibile, almeno una settimana) ;

 2 . La delegazione si recherà in segreteria ( non al protocollo) per chiedere appuntamento col Prefetto x la data del 13 novembre al segretario, che dà la risposta subito o in giornata. Se il Prefetto nn é disponibile di persona, si chiede di interagire con il vice prefetto ( come é indicato nella richiesta di appuntamento) ;

 3. Si comunica (almeno una settimana prima della manifestazione o contestualmente alla presentazione della richiesta di appuntamento) all'ufficio della Prefettura / questura preposto la manifestazione con orario e percorso, numero approssimativo di partecipanti ( durata circa 2-3 ore a partire dalle 9:00 del 13-11) cercando di far coincidere una tappa del percorso con la sede prefettizia per la consegna del documento.

 4. Il 13 una delegazione più nutrita di docenti e studenti, durante o dopo la manifestazione, consegna il documento al Prefetto e lo firma in sua presenza ( portare documento di identità).

 5. In prossimità della manifestazione si dà comunicazione agli organi di stampa, cercando di garantire la presenza di testate che faranno un servizio in occasione della firma.

 
Modello della lettera da presentare in prefettura:

Città, li....... S.E. (Nome Prefetto)
Prefetto di (città)

 OGGETTO: richiesta appuntamento mattinata 13 Novembre 2015.

 I sottoscritti (docente) in rappresentanza di ( comitato o altro della propria categoria ) e (studenti) in rappresentanza di (collettivo o altra associazione o scuola/e della propria categoria), in occasione della Manifestazione Nazionale dei Docenti e degli Studenti che si terrà nella mattinata del 13 - 11-2015, CHIEDONO di essere ricevuti da S.E. o da persona da Lei delegata nella stessa mattinata del 13-11-2015, per la presentazone e la trasmissione al Governo di un documento inerente alla Riforma Renzi-Giannini, Legge 107/2015.

In attesa di vostro riscontro, porgiamo
Cordiali saluti

Modello del documento che sarà presentato in prefettura il 13 novembre:
Questo è il documento su cui abbiamo lavorato col collettivo studentesco di Catanzaro, che potrà essere utilizzato in tutte le province:
“Noi docenti e studenti autoconvocati di Catanzaro e Provincia, con il presente documento, intendiamo rappresentare al Governo la nostra sfiducia nei confronti della legge 107/2015 per le seguenti motivazioni:
• La legge 107/2015 introduce capitali privati nelle scuole pubbliche ed attenta ai meccanismi finora trasparenti della valutazione e delle assunzioni, con perdita di garanzie per gli utenti e per i lavoratori;
• La legge 107/2015 non intende favorire lo sviluppo e la crescita di soggetti liberi di muoversi con sicurezza nel mondo reale, di creare o di progettare un avvenire che appartenga a loro e sia il coronamento della predisposizione di una personalità autonoma e critica, ma esclusivamente soggetti impostati su uno standard di lavoro dipendente e subalterno, guidati dal Pensiero Unico, che sacrifica e mortifica la libera espressione della creatività dell’individuo e prosterna la prospettiva di progresso sociale;
• La legge 107/2015 cancella la libertà di insegnamento sancita dalla Costituzione all’art. 33 e compromette l’attendibilità dei titoli di studio;
• La legge 107/2015 cancella le scuole dell’infanzia riportandole ai livelli qualitativi dei cd. “asili” cofinanziati dagli enti territoriali e dalle famiglie;
• La legge 107/2015 asfalta le pari opportunità garantite dalla Costituzione con la delega in bianco sul sostegno con cui si intende privare i soggetti diversamente abili di sostegno alla didattica in aula;
• La legge 107/2015 trasforma la scuola da organismo democratico in una S.P.A. gestita da un manager plenipotenziario.
La scuola che vogliamo

• Deve essere libera e plurale; solidale e uguale; pubblica, statale e costituzionale!
• Deve avere dei curricoli dotati di numero di ore sufficiente ad ampliare gli spazi di dibattito e di approfondimento in aula, a consentire il recupero dei soggetti svantaggiati e l’utilizzo della dotazione tecnologica dovuta ai POR FESR, nel rispetto della sentenza del TAR del Lazio n. 3527 del 2013 ed esecutiva n. 6438 del 2015, tuttora rimasta lettera morta, per cui il MIUR è commissariato;
• Deve favorire l’inclusione dei soggetti svantaggiati abbattendo il tasso di dispersione scolastica grazie anche alla riduzione del numero di alunni per classe e al mantenimento della figura del docente di sostegno alla didattica in aula;
• Deve fornire a tutti pari opportunità formative e giusto riconoscimento ad inclinazioni e merito,
• Deve concedere anche nelle ore pomeridiane spazi autogestiti agli studenti per praticare attività di tutoraggio scolastico sia tra pari sia con i docenti, approfondimenti, ricerche, dibattiti, discussioni, abituando i giovani fin dalla tenera età all’esercizio della cittadinanza vigile e attiva.
• recluta i docenti secondo principi ispirati a trasparenza ed equità, e a questi principi e alla collegialità é affidata altresì la sua conduzione nella pianificazione dell'Offerta formativa.
La scuola che noi vogliamo, dunque, non ha nulla a che vedere con la legge 107/2015, di cui chiediamo la sostituzione immediata negli aspetti che non riguardano le assunzioni nella consapevolezza che è un testo inemendabile che confligge con il dettato Costituzionale ed è incompatibile con buona parte della legislazione vigente.”

venerdì 30 ottobre 2015

Gli studenti scendono in piazza contro la Buona Scuola

Gli studenti scenderanno nelle piazze il 17 novembre per una mobilitazione generale in tutta Italia e in Europa ( http://www.retedellaconoscenza.it/blog/2015/10/28/il-17-novembre-in-piazza-vogliamo-tutto-per-tutti-privilegi-per-nessuno/ ):
  • per un diritto allo studio universale, con leggi quadro che stabiliscano adeguatamente i livelli essenziali delle prestazioni e che siano realmente finanziate, in modo tale da contrastare la dispersione scolastica (17% a livello nazionale, con punte del 25% nelle Regioni meridionali) e l’espulsione dall’università (-58.000 iscritti negli ultimi 10 anni). Studiare non può essere un lusso, un investimento privato delle nostre famiglie. Vogliamo l’istruzione gratuita e di qualità per tutte e tutti;
  • per l’approvazione di una legge sul reddito di base, universale, individuale, debolmente condizionato, declinato anche nella forma del reddito di formazione per garantire l’autonomia sociale anche a chi studia, al fine di contrastare la precarietà e le disuguaglianze, non limitandosi perciò al semplice contrasto alla povertà in forme marginali, caritatevoli e assolutamente funzionali alla trasformazione che sta subendo il mercato del lavoro e il mondo della produzione;
  • per farla finita con la sospensione della democrazia che questo Governo sta operando, in perfetta compatibilità con in quadro europeo delle politiche di austerità, approvando lo Sblocca Italia, il Jobs Act e la Buona Scuola attraverso l’abuso della questione di fiducia, dei decreti legge e delle deleghe in bianco. Vanno utilizzati tutti gli strumenti di mobilitazione, incluso anche l’utilizzo degli strumenti referendari, per restituire sovranità al popolo e ricostruire il significato complessivo della parola ‘democrazia’, anche al di là del semplice esercizio del voto ogni cinque anni;
  • per il riconoscimento pieno della cittadinanza dei soggetti in formazione a partire dai contesti locali, per il diritto a partecipare attivamente alle scelte di governo delle comunità locali, per il diritto alla socialità e per l’apertura di spazi di socialità fuori dalle logiche del consumo; per l’accesso gratuito alla cultura;
  • per il ritiro dello Sblocca Italia e la costruzione di Piani nazionali e locali per la riconversione del sistema produttivo e dell’approvigionamento energetico che guardi alla sostenibilità attraverso lo sviluppo delle energie rinnovabili e al risparmio delle risorse; perché l’Italia prenda una posizione decisa, in ambito europeo e internazionale, nel contrasto ai cambiamenti climatici e nella costruzione di un altro modello di sviluppo in vista della Conferenza sul clima di Parigi;
  • per il riconoscimento universale, a livello europeo, della libertà di movimento e del diritto all’accoglienza dei migranti, garantendo realmente i diritti sociali a partire dal diritto allo studio; per favorire la contaminazione culturale attraverso una revisione generale dei programmi e dei metodi di studio nelle scuole e nelle università.

Fondazione Giovanni Agnelli: 4 critiche alla formazione iniziale degli insegnanti nella 107/15


Si riportano testualmente le quattro  critiche rilevanti che la Fondazione muove al modello della formazione iniziale degli insegnanti contenuto nella 107/15 sono (http://www.fga.it/news/tutte-le-news/dettaglio/article/la-formazione-iniziale-degli-insegnanti-secondo-la-buona-scuola-un-modello-discutibile-553.html ):

 

·         Ci allontana dall’Europa. Il sistema proposto è strettamente "sequenziale": la teoria (sia disciplinare sia pedagogica-didattica) viene sempre prima della pratica. I momenti di effettiva pratica didattica nelle scuole sono previsti solo a partire dal secondo anno del tirocinio. Finché l’aspirante insegnante è all’università non fa alcuna pratica di insegnamento. Ciò è del tutto anomalo rispetto al resto d’Europa, dove si è imposto un modello "parallelo" con l’alternanza e l’integrazione di formazione teorica e formazione pratica all’insegnamento, che cominciano già negli anni di università.

·         Non distingue chiaramente abilitazione e assunzione. Un principio che deve restare fondamentale per la scuola pubblica italiana è che abilitazione non significa ancora assunzione (lo diceva anche il documento iniziale della Buona Scuola). La confusione su questo punto è stata all’origine di tante criticità della storia recente della scuola italiana (vedi questione Gae). Nel modello proposto la distinzione tra abilitazione  e assunzione nuovamente non è affatto chiara, se non altro perché non si  parla più esplicitamente di “abilitazione” e non si comprende quando essa possa venire conseguita nel percorso. Ma il timore è che abilitazione e assunzione possano coincidere.

·         Non definisce modi e criteri della valutazione che portano all’assunzione a tempo indeterminato. Secondo il testo, al termine del percorso triennale di tirocinio, il candidato sottoscrive un contratto a tempo indeterminato, a condizione di una “positiva conclusione e valutazione”. Viene spontaneo chiedersi: a chi spetta una decisione così importante?  Con quale rigore ci si aspetta che questa venga presa? Il testo è totalmente silente in merito. Si pensa forse di seguire per analogia il modello di valutazione dell'anno di prova oggi adottato per i neoassunti, fragile e poco rigoroso?

·         Dura troppo. Il sistema prevede che un insegnante si formi in 8 anni. Tenuto conto che in media un laureato italiano consegue il titolo in 7 anni, gli anni totali per diventare docente diventano 10. Decisamente troppi, anche alla luce di quel che accade negli altri sistemi europei (ad esempio, il sistema tedesco, forse il più lungo, può avere una durata al massimo di 6/7 anni. Inoltre, col sistema proposto si posticipa eccessivamente il momento della scelta di una giovane di diventare insegnante, che avviene di fatto alla conclusione della laurea magistrale, rischiando di diventare una scelta "residuale", in mancanza di meglio.

 

 
Aldo Domenico Ficara

 

mercoledì 28 ottobre 2015

Convegno internazionale "Migliorare la scuola": l'intervento di Giancarlo Cerini




L'intervento di Giancarlo Cerini, Dirigente USR Emilia Romagna, in occasione del convegno internazionale "Migliorare la scuola", che si è svolto il 14 e il 15 maggio 2015 a Napoli nell'ambito del progetto Vales. L'evento, organizzato dall'Indire, ha visto la partecipazione di studiosi ed esperti provenienti da tutto il mondo che si sono confrontati su metodi, strumenti e pratiche di miglioramento per quanto riguarda le performance delle istituzioni scolastiche, gli esiti degli studenti e la qualità complessiva del sistema di istruzione.

domenica 25 ottobre 2015

Applicazione del D.Lgs. n. 81/2008 negli edifici scolastici


AVANZA LA SECOLARIZZAZIONE E - DI CONSEGUENZA - DIMINUISCONO LE SCUOLE CATTOLICHE

di Vincenzo Pascuzzi – 24 ottobre 2015

Diminuirono le iscrizioni e alcune scuole cattoliche sono costrette a chiudere. È questo il proseguimento di un declino iniziato da anni, almeno 10, se non 20.
Cei, Avvenire, Famiglia Cristiana, Agesc, suor Anna Monia Alfieri rinnovano periodicamente grida e allarmi, danno la colpa alla crisi, lamentano la riduzione dei contributi statali (peraltro minimi e anticostituzionali), si appellano alla legge 62/2000 (anch’essa sospettata di incostituzionalità e sicuramente incompleta e zoppa), gli argomenti che propongono a sostegno sono sempre gli stessi, fragili se non inconsistenti, ma comunque fanno notizia, tentano sempre qualche politico. 
Inutile riproporre a Cei, Avvenire, ecc. considerazioni già sviluppate e sempre snobbate per partito preso. Anche inutile suggerire nuovamente un ricorso alla Corte Costituzionale o una legge di modifica dell’art. 33, comma 2 della Costituzione: sono vie non gradite forse perché sicuramente perdenti. 
Sulla questione può essere utile segnalare quella che potrebbe essere la causa madre o principiale della contrazione delle scuola cattoliche, e cioè la secolarizzazione sempre maggiore della società. Aumenta la secolarizzazione, diminuiscono le scuole cattoliche. Crisi economica, riduzione di finanziamenti statali sono concause marginali. 
La secolarizzazione è testimoniata da alcuni dati statistici affidabili. Dati riportati nel “IX Rapporto sulla secolarizzazione in Italia”, curato dalla Fondazione Critica Liberale e dalla Cgil-Nuovi Diritti. 

In venti anni – 1991/2011 – si sono verificate le seguenti riduzioni:
Preti, frati, suore: - 16%
Religiosi: - 33%
Religiose: - 30%
Battesimi: - 19%
Matrimoni in chiesa: - 6%

Il calo delle scuole cattoliche è in linea e compatibile con dette percentuali.

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SCUOLE PARITARIE CATTOLICHE IN CRISI. ‘DIFFICILE PER LE FAMIGLIE AFFRONTARE SPESE’

A dimostrarlo è il rapporto del Centro studi per la scuola cattolica della Cei, che spiega quanti istituti abbiano chiuso e, di conseguenza, quanti docenti abbiano perso la cattedra. Il direttore Sergio Cicatelli: “Siamo di fronte al proseguimento di un declino iniziato da anni"

di Alex Corlazzoli - 24 ottobre 2015

Scuole paritarie cattoliche che chiudono e docenti che rimangono senza classi. A causa della crisi economica, in un anno 5mila professori hanno perso la cattedra e 72 delle 8.691 scuole registrate sono state cancellate. A lanciare l’allarme per questa emorragia dovuta alla crisi economica è il Centro studi per la scuola cattolica della Conferenza episcopale italiana che ha presentato la XVII edizione del rapporto che fotografa la situazione delle istituzioni paritarie che garantiscono l’istruzione a chi sceglie questo modello.
I dati negativi con i quali hanno dovuto fare i conti le associazioni che aderiscono al Cssc diretto da Sergio Cicatelli, hanno fatto suonare il campanello d’allarme ai gestori delle scuole cattoliche che continuano a comporre la maggioranza delle paritarie (63,8%). 
Lo scorso anno a settembre erano entrati in classe 12.556 alunni in più. A perdere ragazzi sono soprattutto l’infanzia (- 3.121), la primaria (- 3.660) ma anche la secondaria di primo grado e le superiori dove appare il segno meno davanti al numero degli alunni: – 2.846 alle medie e – 2.929 alla secondaria di secondo grado. 
“Siamo di fronte al proseguimento di un declino iniziato da anni. La crisi economica – spiega Sergio Cicatelli, direttore del Cssc – rende sempre più difficile per le famiglie affrontare le spese per mandare i figli nelle nostre scuole. Da quando non è stato più indicizzato il contributo statale fissato dalla Legge 62/2000 la situazione è peggiorata. Abbiamo bisogno della ripresa di capacità di offrire un servizio sempre più adeguato ma anche di avere un sostegno economico. La detrazione prevista dal governo è una misura irrisoria che non risolve nulla. Di fatto consta di 76 euro che non sono certo sufficienti a convincere alcuna persona ad iscriversi ad una scuola paritaria. E’ una misura assolutamente inadeguata. Dobbiamo tornare ai livelli di finanziamento della Legge 62: da 500 milioni l’anno dopo più di un decennio siamo scesi a 470 milioni”. 
Nel frattempo le scuole che riescono a mantenersi e a non chiudere perdono sezioni: nel 2015 sono diminuite 625 unità (-303 sezioni dell’infanzia; -87 alle elementari; – 102 alla secondari di primo gradi e – 133 alle superiori).
“La perdita media – precisa Cicatelli che ha curato il rapporto – di circa tremila alunni in ogni livello scolastico incide ovviamente in maniera diversa su ognuno di essi e pesa sensibilmente di più soprattutto sui due gradi della secondaria, dove nell’insieme si è perso in un anno il 5% degli studenti. A parziale conforto si può solo osservare che l’anno scorso la perdita di alunni rispetto all’anno precedente era stata quasi tripla”. 
Tra i dati presentati si nota una presenza degli studenti di origine straniera anche nelle paritarie cattoliche: sono 32.163 ovvero il 4,9% del totale con una concentrazione maggiore nell’infanzia. Si tratta di immigrati di seconda generazione: “C’è persino – precisa il direttore – una minoranza di alunni non cattolici che scelgono i nostri istituti per la loro validità indipendentemente dal credo”. 


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ECCO COME LE SCUOLE PARITARIE SONO DISCRIMINATE IN ITALIA

di  Anna Monia Alfieri – 23 ottobre 2015

Numeri e confronti tratti dal libro "Il diritto di apprendere" (Giappichelli editore) scritto da Anna Monia Alfieri, Marco Grumo e Maria Chiara Parola che uscirà il 27 ottobre

Pubblichiamo un breve estratto del libro “Il diritto di apprendere” (Giappichelli editore) scritto da Anna Monia Alfieri, Marco Grumo e Maria Chiara Parola che uscirà il 27 ottobre

Nel corso degli ultimi dieci anni le risorse destinate alle scuole paritarie, complessivamente poco più dell’1% della spesa Miur per l’istruzione, a fronte di una percentuale di allievi dieci volte superiore (11,5% del totale della popolazione scolastica), non solo non sono sostanzialmente aumentate, ma hanno subito sistematicamente dei tagli. È evidente la considerevole disparità di finanziamento, a discapito del pluralismo educativo; con pari evidenza emerge quanto sia sterile e lesiva della famiglia italiana la polemica di chi continua a sostenere che queste risorse (evidentemente esigue) debbano essere destinate a migliorare la scuola statale.
Riferendosi ai dati forniti dal Miur ne La Scuola in cifre, a.s. 2009/2010, si analizza la spesa pubblica per ciascun corso dalla Scuola dell’Infanzia alla Scuola Secondaria di II grado. Si traggono interessanti conclusioni, che, mentre avvalorano i passaggi sin qui compiuti, confermano la costante di una disparità di trattamento dei cittadini in fase di esercizio del proprio diritto di scelta educativa. 
Di particolare rilievo due considerazioni che emergono dal confronto della spesa per singolo ordine di scuola. Da un lato, la spesa che lo Stato sostiene per ciascun allievo della scuola sembra non tener affatto in considerazione la specificità dei singoli ordini di scuola, che hanno certamente dei costi differenti e specifici. La  spesa sostenuta per il funzionamento di ciascun corso (compreso il costo dei ripetenti) appare similare. La disparità poi di trattamento rispetto all’allievo che frequenta la scuola pubblica paritaria, che – ricordiamolo – fa parte del medesimo Sistema scolastico di istruzione, risulta “grave”, come segue: a) a fronte di  € 6.355,33  per un bambino della Scuola dell’Infanzia Statale,  le risorse destinate al bambino della Scuola dell’Infanzia Paritaria sono di soli  € 540,19; b) a fronte di € 6.703,40 per un allievo della Scuola Primaria Statale, si destinano € 814,26 per la spesa di un allievo che frequenta la Scuola Primaria Paritaria; c) a fronte di € 7.413,67 per un allievo della Scuola Secondaria di I grado, si destinano € 108,51 per la spesa di un allievo che sceglie la Scuola Secondaria di I grado, ma Paritaria; d) ben peggiore – semmai fosse possibile – la sorte del giovane che sceglie la Scuola Secondaria di II grado Paritaria: troverà destinati € 50,49 dal medesimo Stato che destina € 6.919,20 per sostenere la spesa di un giovane coetaneo che sceglie però la Scuola Pubblica Statale. 
Emerge pertanto una discriminazione, che vede costretta la famiglia, dopo aver pagato le tasse, a dover intervenire una seconda volta con il pagamento della retta per colmare il gap di risorse non erogate da parte dello Stato Italiano. Per altro, le rette versate dalle famiglie che scelgono la scuola pubblica paritaria sono di gran lunga inferiori alla corrispondente spesa pubblica che lo Stato Italiano affronta per un allievo della scuola pubblica statale. Un dato che lungo questi anni è emerso in svariate occasioni. 


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CHIESA ITALIANA: DIMINUISCONO MATRIMONI E BATTESIMI, TRAMONTANO LE VOCAZIONI. I RISULTATI DEL RAPPORTO SULLA SECOLARIZZAZIONE

di Gregorio Romeo - L'Huffington Post – 3 marzo 2014

Volendo sintetizzare, potremmo dire che la Chiesa italiana è sempre più piccola: tramontano le vocazioni, diminuiscono i battesimi, i matrimoni religiosi sono sempre meno diffusi e il numero delle scuole cattoliche va riducendosi. Sono questi i risultati del IX Rapporto sulla secolarizzazione in Italia, curato dalla Fondazione Critica Liberale e dalla Cgil-Nuovi Diritti. Il dossier, basato sugli ultimi dati completi del 2011, è stato elaborato incrociando le statistiche di Istat, Cei, Miur, e dell’Annuario Statistico della Chiesa Cattolica.
Il primo elemento saliente è il crollo del numero complessivo di sacerdoti, frati e suore: tra il 1991 e il 2011 i presbiteri sono passati da 57.274 a 48.333, i religiosi da 5.000 a 3.392 e le religiose da 125.800 a 89.299.  
Una riduzione impossibile da arginare con le nuove ordinazioni, appena 408 nel 2011. “E’ questo il problema principale per la Chiesa, a livello simbolico ma anche a livello organizzativo: per la gestione concreta delle parrocchie e della vita ecclesiale serve del personale che oggi scarseggia” spiega Marco Marzano, sociologo dell’università di Bergamo e autore di “Quel che resta dei cattolici”, volume in cui l’erosione dell’influenza religiosa in Italia è messa rigorosamente a fuoco. “A questa crisi la Chiesa ha reagito con il reclutamento di clero straniero – continua Marzano – ma si tratta evidentemente di una risposta tampone. Il crollo delle vocazioni potrebbe essere contenuto con scelte epocali, come l’abolizione del celibato per riavvicinare i giovani al sacerdozio”. 
Secondo i dati messi in fila da Fondazione Critica Liberale e Cgil, a contrarsi sono tutti gli indicatori riferiti alla pratica religiosa degli italiani. A partire dai bambini battezzati, passati dagli oltre 515mila del 1991 ai 420.553 del 2011. Mentre scende, di conseguenza, il numero di prime comunioni e cresime, un altro dato rilevante è il calo dei matrimoni religiosi che (oltre a diminuire da 217.700 a 204.800 tra 2010 e 2011) proprio nel 2011 sono stati superati, per la prima volta nella storia, dalle nozze civili (51,7% del totale) nelle regioni del nord. 
Altri dati indicano un lento ma visibile arretramento della cultura cattolica nella società, come la riduzione del numero complessivo di scuole cattoliche in Italia (-2% rispetto al 1991) e degli studenti che frequentano l’ora di religione (fino al 2003 stabili intorno al 93%, scesi all’89,3% nel 2011). Per quanto riguarda, infine, i finanziamenti privati alla Chiesa, il dossier rileva che le donazioni volontarie sono diminuite tra il 1991 e il 2009, calando da 21.200 a 14.908 milioni di euro. 
Ma come reagiscono le gerarchie di fronte a questi dati critici? “In molti ambienti cattolici si fatica ad accettare l’evidente fenomeno di secolarizzazione in corso e si fa, semplicemente, finta di non vedere” spiega il professor Marzano. I dati elaborati dal Rapporto, tuttavia, si fermano al 2011 e dunque non tengono conto di un possibile “effetto Francesco” capace di avvicinare molte persone alla Chiesa. “La secolarizzazione, insieme alla nascita di una religiosità sempre più personale, sono fenomeni profondi, cambiamenti storici che vanno oltre il temperamento Papa Francesco – conclude Marco Marzano -. Al quale, comunque, è comprensibile che si affidino speranze di rinnovamento e modernizzazione, a partire dalle scelte che potrebbero essere prese già al prossimo sinodo sulla famiglia”. 


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FLASH MOB: FRATI E SUORE IN PIAZZA YENNE

lunedì 19 ottobre 2015

URGENTE E DOVEROSO UN SISTEMATICO RIPENSAMENTO DELLE “GITE DI ISTRUZIONE”.


Soltanto quando ci scappa il morto, certi argomenti – solitamente snobbati o del tutto mal impostati – come “le gite” balzano con dolorosa prepotenza alla ribalta:  due giovani studenti, uno di diciannove e l’altro di diciassette anni, sono morti in circostanze tuttora poco chiare durante i “viaggi di istruzione” (come più correttamente si dovrebbero definire tali attività) proposti dalle loro Scuole.

Si constata subito la divisione in due campi opposti.

Basta con le gite, avevano un senso tanto tempo fa quando i ragazzi viaggiavano poco, non certo ora, con la globalizzazione: vanno abolite, senza se e senza ma (posizione espressa da Giorgio Rembado, presidente dell’ANP: “I viaggi d’istruzione, a mio avviso, andrebbero aboliti e se i professori non vogliono più accompagnare gli studenti hanno ragione).

Sull’altro fronte: avanti senza tema con le gite, che rappresentano un fondamentale momento di socializzazione e di ricca proposta culturale (posizione dell’attuale Ministro del MIUR, Stefania Giannini: “Le gite scolastiche non sono in discussione, non sono queste organizzazioni le cause di questi drammi”: posso osservare che è addirittura commovente questa sintonia tra voci così autorevoli?!).

Bisognerebbe, credo,  vedere il problema da un’angolazione più ampia, senza assumere subito posizioni manichee.

E fornire anzitutto una corretta informazione, dicendo alla pubblica opinione  quanto sia assurdo (e anacronistico) il gravame di responsabilità sui docenti che volontariamente accompagnano le loro classi ed evidenziando  il  NULLO COMPENSO che viene loro (non) corrisposto per ciò.

Una cosa è certa:  non si può continuare ad organizzare i viaggi d’istruzione come si è fatto sinora, affidandosi sempre e solo sul “volontariato” dei docenti.

Qualche aneddoto può spiegare meglio la realtà.

Una madre (è successo!) telefona alla Segreteria della Scuola lamentandosi dell’eccessivo costo della gita proposta a suo figlio: lei ha controllato e su Internet costa meno!!

Qualcuno ha mai spiegato a questa informatissima signora che la “gita” non la si fa tanto per fare, che non è un viaggio di piacere ma che si inserisce in una progettazione didattica, è un’offerta culturale che richiede studio, organizzazione, tempo ed energie profuse dai docenti coinvolti (tutte attività anche queste elargite gratis et amore Dei! Quali altri professionisti “regalano” così il loro tempo e la loro professionalità?! Di questo mi piacerebbe che qualche organo di stampa parlasse, una buona volta!).

Qualcuno afferma più o meno a mezza voce che i docenti vanno in viaggio a spese dei loro studenti (in aggiunta a tutti gli altri privilegi che hanno, no?): se ci si prendesse la pena di verificare le condizioni proposte dalle Agenzie (tutte!) e poi magari si facessero due conti sul tempo (la quantità di ore) che i docenti passano in gita (le notti in bianco, il dovere – assurdo e in palese contrasto col buon senso antico: ad impossibilia nemo tenetur – di vigilanza “h24”, per dirla alla Maroni-Crozza!) non si farebbe un grande sforzo a smentire ciò.

Diamo poi un’occhiata ai dati concreti , guardiamo in faccia davvero la realtà.

Un recente sondaggio di Skuola.net informa che su un campione di 1500 studenti due su cinque in gita sono scappati dall’albergo; uno su quattro si è ubriacato; più del 13% ha fatto uso di droghe, senza parlare di episodi di bullismo e risse.

Ci sono insomma tutte le premesse perché si verifichino fatti gravissimi, proprio come quelli che ora ci documenta la cronaca, ed ha quasi del miracoloso quando ciò non si verifica.

Commento di Mario Rusconi, vicepresidente dell’ANP: “Le gite nelle scuole secondarie sono diventate una kermesse liberatoria degli spiriti nascosti degli studenti”.

Un modo elegante per dire che le gite sono un (anzi, il) momento di sballo più facile e più atteso di tutto l’anno scolastico:  ma lo “sballo” –  riconosciamolo una buona volta con un minimo di onestà intellettuale – l’abbiamo incoraggiato tutti, siamo stati tutti sinora molto indulgenti in merito…salvo poi stracciarci ipocritamente le vesti quando si verificano autentiche tragedie.

Anche e soprattutto perché abbiamo finito per confondere la scuola con tante altre cose, più o meno nobili, che con la scuola e con l’educazione proprio non c’entrano.

Esattamente come quella signora dell’aneddoto, che l’ha scambiata per un’Agenzia Viaggi, persino un po’ esosa.

                                                                                                Stefano Casarino

 

 

domenica 18 ottobre 2015

SINDACATONI OVVERO CINQUANTA SFUMATURE DI GIALLO

 di Vincenzo Pascuzzi – 16 ottobre 2015
 

“È necessario rispondere con un’ampia mobilitazione unitaria per conquistare il contratto, cambiare la pessima legge sulla scuola peraltro priva di risorse per l’attuazione delle deleghe, investire più risorse in Università, Scuola, Ricerca e AFAM superando il precariato e garantendo a tutti l’accesso all’istruzione.” Così si può leggere nel comunicato odierno (16.10.2015) della Flc Cgil.
Verrebbe quasi da proporre “allora rivolgetevi a un buon sindacato”. Ma sono loro un sindacato importante e consistente della scuola o dei “lavoratori della conoscenza”. Allora? Perché tanta cautela, titubanza, esitazione? Flc e soci (i sindacatoni) mancano di strategia, sono rinunciatari, parlano e non agiscono, vogliono lasciar correre? Sono come camaleonti colorati con varie sfumature di giallo?
È fatto stranoto che la vertenza scuola è aperta da mesi, e che a innescarla è stato il governo con la sua riforma della “buona scuola” e la protervia di procedere in caparbia solitudine, contro le numerose e motivate osservazioni critiche del mondo della scuola (sindacati compresi).
Solo adesso Flc invoca la mobilitazione unitaria, ricordandosi in ritardo degli impegni del suo “Ordine del giorno del Comitato direttivo nazionale” di tre mesi fa (20.7.2015).
Da notare, nel comunicato Flc, l’abbinamento fra CCNL e la pessima legge 107. Quasi l’inizio di una dissolvenza incrociata con la 107, destinata a scomparire e scivolare nell’oblio, mentre si consolida (quasi come diversivo) la questione rinnovo del contratto con le difficoltà, condizioni e prospettive che conosciamo.
Ma poi con quale credibilità Flc e gli altri, snobbati sulla 107 da governo e Miur, pensano di potersi riscattare con il contratto?
Infine, Flc ignora e non si pronuncia sugli scioperi indetti per il 13 novembre (Cobas) e per il 23 ottobre (Unicobas), né sulla “Lettera aperta a Flc CGIL, Gilda, Cobas, Unicobas da parte del Coordinamento nazionale dei Comitati LIP”.
A volte le omissioni sono più importanti e significative delle parole pronunciate o scritte.

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Una legge di stabilità iniqua e penalizzante per i settori della conoscenza
Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale della FLC CGIL. – 16/10/2015
La legge di stabilità è iniqua e ancora una volta colpisce i servizi e il lavoro pubblico.
Nonostante la sentenza della Corte Costituzionale non si intendono rinnovare i contratti pubblici. I 200 milioni previsti per i rinnovi contrattuali sono una miseria e un’umiliazione per i lavoratori, perfino inferiori allo stanziamento per ridurre le tasse sul salario di produttività nella contrattazione aziendale.
Si eliminano le tasse sulla prima casa anche per i ricchi, si concedono tagli di imposte sostanziosi alle imprese ma nulla per cambiare la legge sulle pensioni, per i contratti pubblici, per il diritto allo studio, per il precariato e per gli investimenti nei settori della conoscenza. Si mette in discussione il diritto alla salute ma anche ad una istruzione di qualità.
È necessario rispondere con un’ampia mobilitazione unitaria per conquistare il contratto, cambiare la pessima legge sulla scuola peraltro priva di risorse per l’attuazione delle deleghe, investire più risorse in Università, Scuola, Ricerca e AFAM superando il precariato e garantendo a tutti l’accesso all’istruzione.

http://www.flcgil.it/comunicati-stampa/flc/una-legge-di-stabilita-iniqua-e-penalizzante-per-i-settori-della-conoscenza.flc

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"Il Comitato Direttivo Nazionale della FLC CGIL impegna tutto il gruppo dirigente a elaborare un piano di azioni che sia in grado, a partire dall’ultima decade di agosto, di coinvolgere le RSU e il quadro diffuso della nostra organizzazione sulle iniziative di mobilitazione decise in modo ampio, diffuso e capillare a partire dall’inizio dell’anno scolastico. È fondamentale che la Confederazione, a tutti i livelli, sostenga la mobilitazione e valorizzi la funzione sociale della scuola pubblica ricomponendo lotte e vertenze dell’insieme del mondo del lavoro. Per questo, dal movimento della scuola deve partire un appello a tutto il mondo del lavoro per la costruzione di un fronte comune di iniziative."

Roma, 20 luglio 2015

http://www.flcgil.it/scuola/la-buona-scuola-le-nostre-proposte-di-lavoro-e-le-iniziative-di-mobilitazione.flc

sabato 17 ottobre 2015

ABC SICUREZZA - Applicazione del D.Lgs. n. 81/2008 negli edifici scolastici. il nuovo eBook di Aldo Domenico Ficara

 
 
 
Questo lavoro, edito da La Tecnica della Scuola,  nasce pochi giorni dopo l’approvazione in via ufficiale della "Giornata nazionale della sicurezza nelle scuole", che si terrà ogni anno il 22 novembre, data dell’anniversario del crollo avvenuto nel 2008 al liceo “Darwin” di Rivoli e che è costata la vita dello studente Vito Scafidi.
Il testo si propone di diffondere la cultura della sicurezza nella scuola italiana e migliorare la condivisione delle regole della prevenzione, favorendone un’efficace applicazione nei luoghi di lavoro. La normativa in materia, con i recenti aggiornamenti del decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, ha rafforzato la necessità di avvicinare l’individuo al concetto di salute e sicurezza e ha attribuito rilevanza strategica alla diffusione tra gli studenti dei valori, delle conoscenze e delle esperienze, necessari al governo dei rischi presenti negli ambienti di lavoro.
Diffondere la cultura della sicurezza nella scuola italiana e migliorare la condivisione delle regole della prevenzione, favorendone un’efficace applicazione nei luoghi di lavoro, è un impegno culturale affinchè non si dimentichino episodi dall’epilogo tragico come quelli che hanno coinvolto gli angeli di San Giuliano di Puglia o i ragazzi della casa dello studente dell’Aquila.

Indice

Introduzione

  1. Decreto legge n. 81/2008: Testo Unico sulla sicurezza

  2. Obblighi e punti di attenzione per il datore di lavoro

  3. Gestione e Programma di miglioramento del Sistema sicurezza

  4. I soggetti della sicurezza nei luoghi di lavoro

  5. Prevenzione e protezione: i compiti del responsabile

  6. Funzionalità delle aule scolastiche e sicurezza dei controsoffitti

  7. Ridurre il rischio elettrico: impianto a norma e dovute precauzioni

  8. Ridurre il rischio chimico: areazione ambienti e rispetto norme igieniche

  9. Prevenzione incendi per salvaguardare l’incolumità delle persone

10. Rischi dei lavoratori videoterminalisti nella scuola

11. Gli arredi scolastici: sedie e banchi secondo la normativa UNI

12. I rischi della movimentazione manuale dei carichi

     12.1. Valutazione del rischio da movimentazione manuale dei carichi: valori di riferimento
     12.2. Le differenze di genere
     12.3. Le differenze di età
     12.4. Le norme tecniche ISO 11228-1

13. Segnaletica di sicurezza ben evidenziata per prevenire i pericoli

14. Rischi e prevenzione sulla presenza di amianto nelle scuole

15. Livelli di campo elettromagnetico nelle scuole

Sitografia
Appendice 1
Appendice 2
Appendice 3
Appendice 4 / Normativa


giovedì 15 ottobre 2015

Lancia una scarpa al professore in classe: in un commento si dice " il Preside a giugno era stato messo al corrente del video "

Si riportano alcuni commenti all'episodio dello studente che tira una scarpa colpendo un insegnante seduto in cattedra. ( http://m.messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2015/10/14/news/lancia-una-scarpa-al-professore-in-classe-1.12265367 )
 
Raffaele Pizzolla ·
Il ragazzo colpevole del gesto doveva essere sospeso. Il preside se sapeva e non ha fatto niente, può essere denunciato per omissione di atti d'ufficio.
 
Marinella Mary Tomasetig ·
conosco i fatti perchè era nella stessa classe di mio nipote quando ho visto il video ancora mesi fa sono rimasta senza parole come un professore si fa trattare così, era normale questo comportamento da parte del ragazzo, che non è stato sospeso, è stato rimandato e poi promosso, il Preside a giugno era stato messo al corrente del video......doveva bocciarlo agli esami di riparazione non doveva permettere che venisse anche promosso, ma ce ne sono tanti altri casi dove viene chiuso un occhio.....nota scuola media di udine, 46 note a dicembre nessun provvedimento anzi sempre promosso anche se non studiava e così è andato avanti fino alla matura per grazia ricevuta mentre ci sono ragazzi bravi che studiano sono rispettosi e non vengono premiati anzi .....che vergogna
ma che combinazione tutti e due stranieri....
 
Teresa Giacomini ·
Marinella Mary Tomasetig Ha ragione. Va detto che ormai mancano gli strumenti per intervenire e i soldi per i tribunali...purtroppo sappia che più sono colpevoli e più corrono dall'avvocato. Come va a finire troppo spesso, si sa!
 
Stefania Rossi
Marinella Mary Tomasetig Io ho notato, ho una figlia alle superiori, che questi elementi vengono promossi pur di toglierseli dai piedi, pur di non averli nemmeno un anno in più. E si parte già dalle medie.

mercoledì 14 ottobre 2015

I SINDACATONI CHE STANNO SERENI

di Vincenzo Pascuzzi – 14 ottobre 2015
 
 
“Il sindacato o è miope o è connivente” osserva su Facebook Alessandra Fantauzzi. Però, il sindacato potrebbe essere sia miope che connivente, perché le due eventualità non si escludono reciprocamente.
Per inquadrare la situazione attuale e cercare di capirla, conviene forse fare un passo indietro nel tempo, ricordare e riflettere su cosa è accaduto e su cosa invece non è accaduto a partire dal 3.9.2014, quando il governo, con orgoglio e soddisfazione, presentò il suo fascicolo “buona scuola”.
Da allora e almeno fino al 5 maggio 2015 (data dello sciopero riuscitissimo) è sicuramente mancata un’adeguata iniziativa sindacale di proposta e di contrasto. Parliamo dei sindacatoni (Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda), fra loro collegati o raccordati con un’intesa o un patto forse solo verbale, perciò episodico, occasionale, ignoto ai docenti: stanno insieme, procedono insieme, poi si vedrà. Non si sa se fra loro hanno concordato una strategia e conseguenti iniziative, azioni, comportamenti per sostenerla. I fatti, meglio i non-fatti, ciò che non è accaduto lasciano intendere che le 5 sigle hanno vissuto alla giornata, hanno operato in ritardo e di rimessa rispetto alle iniziative di governo finalizzate alla riforma.
Purtroppo esiti e risultati confermano. Allo sciopero del 5.5.2015 aderirono dopo esitazioni e ritardi, anche per non rischiare isolamento e compromettere la loro unità a cinque. Poi, dopo la riuscita dello sciopero, errore madornale, imperdonabile è stato quello di fermarsi con le proteste nell’attesa vana di convocazioni governative e di tavoli di trattative.
L’alternativa coraggiosa – e la situazione la imponeva – era quella di dare una scadenza di 3 o 4 giorni al governo e al Miur e poi disdettare tutti gli accordi sindacali della scuola, compresi quelli relativi allo sciopero. I segretari nazionali, a cominciare da Pantaleo-Cgil, dovevano, al limite, accamparsi con tende e pernottare sotto palazzo Chigi, non aspettare convocazioni nei loro comodi uffici.
Adesso, come nota giustamente Reginaldo Palermo l’8.10.2015, “Il primo dato rilevante è che i 5 sindacati del comparto sono fermi, per il momento, sulle manifestazioni regionali e provinciali programmate per sabato 24 ottobre, segno evidente - almeno per ora - della difficoltà di trovare un punto di incontro per uno sciopero unitario richiesto da più di un mese nelle assemblee che si sono svolte e che si stanno svolgendo in centinaia di scuole di tutta Italia.”
Miopia o connivenza, torniamo alla domanda Alessandra Fantauzzi. La mancanza di coraggio potrebbe ben legarsi con orientamenti e vocazioni rinunciatarie e-o conniventi. I 5 sindacatoni temevano e temono ancora un eventuale e possibile successo delle azioni di protesta e sciopero, in quanto non si sentono all’altezza della gestione, non si fidano fra di loro (qualche sigla potrebbe sfilarsi, giocare al ribasso con il governo: pare sia già successo in passato …. ), forse preferiscono il colpevole, deleterio, ma tranquillo tran-tran degli ultimi anni: governo e Miur gli riconoscono la “rappresentatività” formale della categoria cioè una specie di monopolio delle trattative e poi degli accordi, CCNL compreso, e questo gli basta. Chi si contenta gode e siamo in un periodo difficile di crisi che tocca anche le organizzazioni sindacali o sedicenti tali.
Gli scioperi del 13 novembre(Cobas) e del 23 ottobre (Unicobas) sono principalmente ed esplicitamente tentativi per stanare i 5 sindacatoni o almeno per evidenziare le loro scelte o non-scelte. Ma se l’adesione sarà molto bassa rischiano di fare il gioco attendista, rinunciatario e sostanzialmente colluso dei sindacati rappresentativi, dello stesso Miur e del governo.
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Il sindacato o è miope o è connivente
di Alessandra Fantauzzi – 11 ottobre 2015
Ne avrei fatto volentieri a meno ma mi sento di dover dire due parole sull'unità sindacale, invocata da più parti nel mondo della scuola con un'ingenuità quasi commovente.
Ma quale sigla sindacale che avesse a cuore le sorti della scuola pubblica, alla ripresa delle attività didattiche, di fronte ad una legge di riforma approvata a colpi di maggioranza ed emendamenti che uccide la libertà d'insegnamento, frantuma la Scuola della Repubblica, quell'Istituzione garante dell' uguaglianza e della libertà dei cittadini e trasforma le scuole in fondazioni, ossia una riforma che mina le basi per l'esercizio della Democrazia, di fronte ai reiterati attacchi al Diritto di Sciopero, una delle "leve" insieme al "voto", come diceva Don Milani, per cambiare leggi ingiuste, non avrebbe proclamato uno sciopero generale della scuola?
Mi si dirà che ci sono altre questioni che riguardano il mondo del lavoro.....benissimo ma a queste si risponde, proclamando azioni di sciopero, di comparto e generali. e non fra due mesi ma qui ed ora. I luoghi di lavoro e con essi la scuola, avrebbero dovuto trasformarsi vista la violenza e la potenza degli attacchi, in luoghi di mobilitazione permanenti, per discutere, pensare lottare. Adesso, non domani, non fra tre mesi, non fra un anno.
Allora, il sindacato che non si assume questo ruolo di "promozione" del conflitto in tempo utile, che non contribuisce a far crescere il conflitto o è miope o è connivente. Quali altre le ragioni dell'unità?
 
Unicobas anticipa tutti e proclama lo sciopero per il 23 ottobre
di Reginaldo Palermo - 8 Ottobre 2015

lunedì 12 ottobre 2015

Minacce ISIS nella scuola di Piacenza: solo un brutto equivoco


 
La notizia di una minaccia dell’ISIS fatta da una studentessa della scuola elementare in una scuola di Piacenza (http://www.tecnicadellascuola.it/item/14463-minacce-isis-in-una-scuola-di-piacenza.html ), e subito arrivata agli altari della cronaca nazionale, si sta rivelando tutto un brutto equivoco. Parole travisate in una discussione tra piccoli studenti. La stessa scuola del piacentino si affretta a difendere la piccola studentessa e la sua famiglia tirate in ballo in un gioco mediatico più grande di loro. Probabilmente l’esasperazione di una guerra continua, portatrice di immagini cruente e ripetitive, può condizionare  le semplici dinamiche  di una vita scolastica quotidiana, esplodendo  in episodi come quello di Piacenza. La speranza di tutti è quella  di ritornare presto alla normalità delle azioni didattiche.

domenica 11 ottobre 2015

Siamo tutti figli del Miur ?


Leggendo un articolo di Orizzonte Scuola (http://www.orizzontescuola.it/news/500-euro-formazione-miur-conferma-ad-orizzontescuola-ci-sar-emissione-straordinaria-gi-disposta ), riguardante l’erogazione del bonus di 500 euro non più inserito nello stipendio di ottobre dei docenti di ruolo, ci si può soffermare su una frase che fa riflettere sulle dinamiche dell’informazione scolastica in Italia: Il Miur ha confermato ad OrizzonteScuola.it, con apposita e mail, che i 500 euro arriveranno ai docenti attraverso una erogazione straordinaria, ulteriore rispetto allo stipendio, poiché non costituiscono reddito. L'erogazione è già stata disposta e i docenti riceveranno nei prossimi giorni un cedolino aggiuntivo rispetto a quello già visualizzabile alla data di oggi relativo allo stipendio di ottobre “. Si capisce l’intento di una testata giornalistica di rendere noto ai propri lettori il fatto di avere un contatto diretto con il Miur  ( o con non meglio identificati singoli lavoratori del Ministero di viale Trastevere ), si capisce di meno il perché il Miur non abbia fatto, prima di interloquire con una testata giornalistica, un comunicato stampa nel proprio sito da cui far attingere a tutti, nessuno escluso, l’informazione sul fatto specifico. Nel mondo della scuola  e nel mondo dell’informazione scolastica non dovrebbero esistere da parte delle istituzioni distinzioni tra figli e figliastri, perché siamo tutti figli del Miur.

 

Aldo Domenico Ficara

 

sabato 10 ottobre 2015

AGE TOSCANA: SCHEDE “CHI-FA-COSA” NELLA SCUOLA DELLA RIFORMA

                        
Una riforma per capirla bisogna anzitutto conoscerla: cosa non facile con la legge 107 del 2015, meglio conosciuta come “ La Buona Scuola ”, che con i suoi 212 commi e una serie infinita di tematiche in ordine sparso è capace di disorientare anche i più volenterosi.

Per aiutare genitori, studenti e lo stesso personale della scuola a districarsi in questo mare magnum di innovazioni, l’Associazione genitori A.Ge. Toscana ha predisposto e inviato alle scuole toscane alcune schede tematiche che evidenziano il ruolo di tutti gli attori che si muovono nel mondo della scuola, a partire dal Dirigente scolastico e dalle varie componenti scolastiche, fino a ricomprendere le realtà del territorio, gli Enti locali e perfino uno sprazzo di Europa.

Un’iniziativa ben spiegata dalla presidente A.Ge. Toscana Rita Manzani Di Goro: ”Sono oltre sedici anni che come Associazione formiamo i genitori impegnati nella scuola e possiamo affermare senza ombra di dubbio che chi opera negli organi collegiali della scuola è pienamente capace di confrontarsi con un testo di legge, se appena qualcuno si prende la briga di renderlo accessibile. Siamo certi che genitori e docenti sapranno trarre frutto dalle nostre schede tematiche, verificando di persona cosa dice la legge e traendone conclusioni operative”.

Le schede, disponibili anche sul sito
www.agetoscana.it, sono strutturate in base ai ruoli nella scuola della riforma (Studenti, Docenti, Dirigente scolastico, Genitori, Organi collegiali, ATA, Realtà territoriali,) e si avvalgono in modo efficace dei colori per evidenziare i vari attori e le loro competenze così come sono disegnate dal testo di legge: giallo per i docenti, verde per gli studenti, azzurro per le famiglie, fucsia per il personale ATA, rosso per il dirigente scolastico. A conclusione, alcune schede di riepilogo consentono di leggere in trasversale le competenze di ciascuna componente e di valutare con un colpo d’occhio i rapporti reciproci e la preponderanza degli uni sugli altri.

Rivestono un certo interesse le schede di approfondimento, sia quella che riepiloga i 26 ambiti in cui è previsto che si opererà “senza oneri per la finanza pubblica” (in particolare l’insegnamento a studenti con disabilità, l’orientamento scolastico, l’alternanza scuola-lavoro, le reti di scuole, i docenti collaboratori del preside, il servizio di assistenza alle scuole), sia l’approfondimento normativo sul tanto discusso comma 16, a proposito delle discriminazioni di genere.

Infine un recente quanto lontano “amarcord”, che riporta una lettura trasversale delle previsioni del “Documento La Buona Scuola ” -di appena un anno fa- in merito al ruolo delle famiglie e alle competenze di dirigente scolastico e organi collegiali: assolutamente da leggere, non mancheranno sorprese.