lunedì 28 marzo 2016

Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute et (competenza?)


 
"... Non vogliate negar l'esperienza di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza" (Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno canto XXVI, 116-120). E’ un’idea sbagliata quella di sostituire la parola “conoscenza” con “competenza? Negli ultimi decenni il concetto di competenza nell’azione didattica all’interno del sistema scolastico si è evoluto. Inizialmente l'attenzione si è focalizzata sul protagonismo del soggetto nel processo di insegnamento-apprendimento, nel relazionarsi con gli altri e nella partecipazione ad un progetto comune. La competenza è definita come un complesso strutturato di conoscenze, di abilità e di atteggiamenti, che consente di svolgere un compito in modo efficace, in altre parole  è la capacità che una persona possiede di mobilitare le proprie risorse per affrontare con successo un'area di problemi con aspetti tra loro comuni.  Negli ultimi la competenza sta diventando la concreta novità delle progettazioni educative scolastiche, sia per impulso delle recenti riforme, sia su sollecitazione degli organismi europei che hanno insistito in molti documenti su questo tema. In estrema sintesi, ad una scuola concentrata sulla trasmissione di conoscenze, contenuti, nozioni, si vuole sostituire una scuola finalizzata allo sviluppo di autonome competenze intese come capacità di elaborazione personale di quanto appreso in relazione alle situazioni di vita e di lavoro che si possono presentare.  Potremmo dire che il modello cognitivista  si sostituisce a quello associazionista. Ma adottare la prospettiva delle competenze non significa escludere del tutto l’attenzione alle necessarie conoscenze e abilità, senza le quali una competenza si fonderebbe sul vuoto. La proposta pedagogico-didattica è dunque quella di trovare l’equilibrio tra le diverse componenti del processo di apprendimento e di crescita personale, per riempire di senso l’azione didattica ed educativa delle scuole. A tal riguardo risulta molto interessante la posizione di Salvatore Settis che  per 11 anni è stato il direttore di una delle scuole più famose d’Italia, la Scuola Normale Superiore di Pisa. Settis afferma che c’è bisogno di persone che abbiano la capacità di uno sguardo generale e che non siano campioni di conoscenze specialistiche. Che il modello dell’educazione di oggi è come se puntasse alla formazione di operai in grado di eseguire un solo gesto alla volta, senza pensare. Lo stesso Settis in un’ intervista su Linkiesta (http://www.linkiesta.it/it/article/2016/02/07/salvatore-settis-la-buona-scuola-non-e-buona-e-le-competenze-non-servo/29179/ ) ha detto: “ Studi sempre più specializzati. L’acquisizione di “competenze” sempre più precise che seguano le esigenze del mercato del lavoro. Studenti che escono dall’università (o anche dalle superiori) in possesso di una professionalità spendibile subito. Sono questi i desideri proibiti di chi frequenta le scuole, oltre che il totem retorico degli addetti alla cultura, dai ministeri ai dirigenti scolastici. Ma c’è un ma: siamo sicuri che sia la strada giusta? Sicuri di essere consegnati alle varie specializzazioni e alle tecnicità sia l’unico modello culturale sensato? «Bisognerebbe ricordarsi più spesso di un aforisma di Goethe, che dice più o meno così: “Le discipline di autodistruggono in due modi, o per l’estensione che assumono, o per l’eccessiva profondità in cui scendono”. Bisogna trovare un equilibrio tra lo specialismo e la visione generale. La tendenza che si sta affermando nei sistemi educativi un po’ in tutto il mondo, ma in particolare in Italia è educare a “competenze” piuttosto che a “conoscenze”». La posizione di Settis è condivisa da molti. Ma una cosa è certa: la voce, quando si parla controvento, quasi nessuno riesce a sentirla, e questo potrebbe rivelarsi controproducente.

 
Aldo Domenico Ficara

sabato 26 marzo 2016

Internet culturale

La Direzione generale per le biblioteche, gli istituti culturali e il diritto d’autore del Ministero per i beni e le attività culturali ha sviluppato programmi e progetti finalizzati alla conoscenza, valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale posseduto e conservato presso le biblioteche e prestigiose istituzioni culturali italiane. Il portale Internet Culturale. Cataloghi e collezioni digitali delle biblioteche italiane, curato e diretto dall’Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane, è il portale italiano di accesso al patrimonio delle biblioteche italiane.
Obiettivo primario di Internet culturale è promuovere la conoscenza del patrimonio delle biblioteche italiane offrendo approfondimenti culturali sulle raccolte librarie attraverso risorse digitali e multimediali, dedicati alla cultura letteraria, scientifica, musicale; si propone come punto di riferimento per quanti sono portatori di interessi nel mondo del libro; in quanto aggregatore tematico di contenuti digitali aspira ad accogliere i risultati di queste attività realizzate da tutta la comunità bibliotecaria.
Ricerca per Cataloghi:
  • 11 milioni di record bibliografici del Servizio bibliotecario nazionale - SBN
  • 60.696 record delle edizioni italiane del XVI secolo - Edit16
  • 263.296 record di manoscritti - Manus
  • 8.496 oggetti digitali dell’Archivio musicale Ricordi – ReMI
  • 8 milioni di file digitali in formati jpg, djvu, text, mp3 – Biblioteca digitale
Ricerca per Biblioteca digitale:
  • 8 milioni di file digitali in formati jpg, djvu, text, mp3 provenienti da repository digitali, partner del portale
Menu Esplora:
  • Le Collezioni digitali presentate in schede descrittive arricchiscono la Biblioteca digitale
  • Gli Itinerari coniugano contenuti culturali e informazioni di carattere storico e scientifico su istituzioni, documenti, oggetti
  • Le Mostre sono versioni digitali di mostre allestite presso biblioteche e istituzioni culturali
  • I Percorsi 3D realizzati con grafica computerizzata tridimensionale che offrono all’utente la possibilità di muoversi in ambienti virtuali nell’ambito di particolari eventi della letteratura, dell’arte, della scienza e della musica
  • Gli Autori e testi monografie che illustrano la vita e l’opera di letterati e musicisti italiani
I contenuti di questi materiali sono ricercabili attraverso i Temi (le principali categorie del sistema di classificazione decimale Dewey).
Menu Strumenti:
  • Anagrafe delle Biblioteche italiane (oltre 15.000 biblioteche di diversa tipologia)
  • Selezione di Repertori bibliografici online
  • Selezione di siti web italiani e internazionali: metaopac e biblioteche digitali generali o dedicate a specifici argomenti
  • Versione digitale della rivista DigItalia, edita dall’ICCU
Consente l'accesso a basi dati di sussidio.
Menu Partner:
Dedicato alle istituzioni che aderiscono in vario modo a Internet Culturale, contiene schede descrittive sui partner e informazioni di servizio per la partecipazione al progetto (Standard, Linee guida, Modalità di adesione).

http://www.internetculturale.it/opencms/opencms/it/index.html
 

I dirigenti scolastici hanno ragione: abbassiamo le retribuzioni dei dirigenti del Miur


La rivista specializzata “Tuttoscuola”, con un dossier ad hoc, ha fatto le pulci ed evidenziato le differenze di responsabilità e di trattamento tra dirigente scolastico e dirigente di altro settore della Pubblica amministrazione. Nel dossier si legge: “ «Ha alle proprie dipendenze in media almeno 100 persone tra docenti e amministrativi mentre un dirigente amministrativo ne ha mediamente 5 o 6. Il dirigente scolastico amministra mediamente un migliaio di studenti, spesso di settori scolastici diversi, e ne ha la responsabilità civile. Il dirigente scolastico ha la rappresentanza legale dell’istituzione che rappresenta anche in giudizio. La retribuzione media di un dirigente scolastico è di 57mila e 300 euro all’anno, quella di un dirigente amministrativo della pubblica amministrazione di 100mila euro. Il dirigente amministrativo svolge un compito delicato che richiede notevole professionalità, e la sua retribuzione è in linea con il mercato. È la retribuzione del dirigente scolastico a non essere adeguata. La retribuzione annuale media di un dirigente scolastico corrisponde a quella di un quadro del settore privato”. In sintesi i Ds affermano che mediamente l’accredito mensile del loro stipendio oscilla attorno ai 2.400 euro, per salire a un po’ meno di tremila dopo 30 anni di carriera, mentre nell’altra faccia della medaglia ci sono gli stipendi dei dirigenti del Miur che arrivano a toccare anche i 123mila euro lordi e sono in tanti ad avere stipendi al di sopra dei centomila euro. Tutto vero ! Viste però le difficoltà dello Stato di reperire le relative coperture finanziarie, la soluzione provocatoria, non proprio in linea con quanto scritto nel dossier di Tuttoscuola, è presto detta:  abbassiamo le retribuzioni dei dirigenti del Miur equiparandole a quelle dei Dirigenti scolastici, facendo la media ponderale degli stipendi. In un colpo solo chiuderemmo questa querelle degli emolumenti, dando ragione ai Ds e facendo risparmiare denaro alla pubblica amministrazione, con sicuro compiacimento dell’Europa sempre vigile ai nostri bilanci. Resta da vedere cosa direbbero sull'argomento i dirigenti del Miur.

 

Aldo Domenico Ficara

 
PS:  Pur essendo chiara la natura fantapolitica del testo, gli stipendi degli insegnanti per il momento non sono citati vista la loro vergognosa inconsistenza, ma si attende speranzosi il " cedolino day " dei docenti

Prova scritta concorso scuola 2016: prepararsi sulle modalità nelle organizzazioni complesse


Nella prossima prova scritta del concorso scuola 2016, una delle sezioni sulle quali possono vertere i quesiti a risposta aperta riguarda le istituzioni scolastiche e le modalità nelle organizzazioni complesse. A tal riguardo riportiamo un interessante articolo pubblicato su LeggiOggi.it (http://www.leggioggi.it/2016/03/11/concorso-scuola-2016-prova-scritta-quali-domande-a-risposta-aperta/ ) dove sono evidenziati 4 punti tematici da studiare e approfondire:
1) ACCOUNTABILITY
Si tratta della capacità di un’organizzazione di identificare un utente, di individuarne le azioni e il comportamento che egli svolge all’interno di un sistema. Tale funzione è supportata dall’audit delle tracce e dal sistema di autentificazione. L’accountability è, dunque, un aspetto del controllo di accesso e si basa sulla concezione che ogni soggetto è responsabile delle azioni che sviluppa all’interno del sistema organizzativo.

2) ADVERTISIGN MEDIA
Se adottati in maniera strategica, si tratta di strumenti adatti a stabilire se bisogna incentrare lo sforzo della pubblicità di un prodotto attraverso un solo mezzo di comunicazione oppure, parallelamente, attraverso una pluralità di mezzi. Servono, poi, non soltanto ad assegnare un ruolo ad ogni mezzo di comunicazione prescelto , ma anche a frazionarne, se necessario, nel tempo, lo stanziamento finanziario. Attenzione, però, perché l’advertising rappresenta solo una parte della comunicazione, con cui un’amministrazione, adoperando i mezzi pubblicitari, arriva sul mercato.

3) COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE
Essa ha come fine l’esigenza non solo di esternare le attività per disciplinare giuridicamente i rapporti fra i soggetti membri di un ordinamento ma anche d’informare gli utenti sulle modalità di funzionamento degli uffici e sull’applicazione di norme. La comunicane istituzionale è commisurata a qualsiasi istituzione che opera in un contesto di pluralità con altre istituzioni; essa non può trascurare l’informazione delle decisioni prese né il convincimento dei cittadini sulla validità delle scelte fatte.

4) ORGANIZZAZIONE COMPLESSA
Ad oggi, si tratta di un modello di rete dove si costituiscono nodi e connessioni. I primi sono i tipi di attori coinvolti e le seconde rappresentano i momenti di scambi relazionali tra i singoli attori. La qualità della rete si misura attraverso gli elementi che la costituiscono e in funzione degli obiettivi da raggiungere. Attualmente, le organizzazioni complesse sono anche quelle basate sul modello “project-based organization”, nelle quali i progetti seguono percorsi indipendenti e autonomi.
 

Aldo Domenico Ficara

 

venerdì 25 marzo 2016

Concorso a cattedra 2016: simulazione della prova scritta


La preparazione del docente aspirante vincitore del concorso docenti dovrà essere a 360 gradi e si dovrà concentrare su: inglese, informatica. Dal momento che il test preselettivo non ci sarà, i docenti non devono prepararsi su quiz di tali argomenti: sillogismi; attenzione; deduzioni; grammatica; problem solving; modi di dire; termini e frasi da completare; relazioni insiemistiche; comprensione brani; ecc. Per quanto riguarda invece la prova scritta del concorso scuola 2016 è importante impegnarsi nello svolgimento di risposte chiare, semplici e sintetiche. Il docente, infatti, per svolgere una buona prova scritta  dovrà possedere 3 competenze di base:

·        un’ottima preparazione teorica
·        capacità di sintesi
·        impegno e concentrazione

Detto questo presentiamo una simulazione valutativa della prova scritta  :

Nel caso in cui i candidati svolgano una sola prova scritta o scritto-grafica, la commissione attribuirà alla prova un punteggio di massimo 40 punti. A ciascuna delle 6 domande a risposta aperta sarà attribuito un punteggio compreso tra 0 e 5,50 mentre a ciascuno dei due quesiti in lingua sarà dato un punteggio compreso tra 0 e 3,50.  Quindi concentrarsi sulle 6 domande a risposta aperta ( punteggio max 33 ).  Per le classi di concorso di lingua straniera che svolgeranno la prova interamente in lingua, la commissione attribuirà a ciascuna delle 8 domande a risposta aperta un punteggio compreso tra 0 e 5. Per superare la prova il punteggio minimo che l’aspirante insegnante dovrà ottenere sarà di 28 punti.

e 3 domande possibili:

Cosa è una LIM ?
È la Lavagna Interattiva Multimediale composta da una superficie interattiva su cui potete disegnare e riprodurre video e presentazioni. Per funzionare ha bisogno di essere collegata con un computer, un videoproiettore e alcuni software per la didattica. È fondamentale che un insegnante sappia utilizzare una LIM, perché questa è adatta per molti scopi: laboratori, didattica frontale con materiali multimediali e anche per le interrogazioni.

Qual è il ruolo dei docenti ?
Il ruolo dei docenti viene specificato dall’articolo 26 del CCNL 2006/2009, in cui c’è scritto che questo si occupa di sviluppare il profilo umano, civile e professionale degli alunni, “sulla base degli obiettivi stabiliti dall’ordinamento scolastico”. Queste funzioni vengono attuate dal docente grazie al suo profilo professionale, le cui competenze si dividono in:
  • disciplinari;
  • didattiche;
  • psico-pedagociche;
  • organizzative;
  • di valutazione.


Qual è il ruolo dei DS ?
Il DS è colui che gestisce la logistica e l’amministrazione dell’istituto scolastico ed è il rappresentante dello stesso nei rapporti con i terzi. Il dirigente è colui che esegue le delibere dei collegi, mantiene i rapporti con l’autorità scolastica centrale e periferica e gestione delle risorse umane e attività sindacali. Il dirigente scolastico è soggetto ad un obbligo di formazione continua e, secondo i criteri introdotto dalla legge 15/2009, è soggetto ad un sistema di valutazione per il suo operato.

 
 
Aldo Domenico Ficara

 

 

giovedì 24 marzo 2016

Concorso a Ds Lombardia 2011: 7 aprile 2016 T.A.R. Lazio poi eventualmente la Corte di Strasburgo


Riceviamo e volentieri pubblichiamo un documento redatto da un gruppo di ricorrenti lombardi al concorso per Ds del 2011:

Gentilissimo Sottosegretario Toccafondi,
la sua risposta , datata 17 marzo scorso , ed indirizzata all' onorevole Di Benedetto (http://www.orizzontescuola.it/news/legge-10715-sanatorie-concorsi-dirigenti-scolastici-toccafondi-non-ci-sono-state-disparit-tratt ), in merito alla situazione del Concorso Dirigenti Scolastici tenutosi nell’anno 2011, ci ha lasciato perplessi, soprattutto nella parte che riguarda la nostra regione , la Lombardia. Chi le scrive , infatti , fa parte di un gruppo di ricorrenti della Lombardia, con un contenzioso attualmente in essere. In effetti , nonostante la sanatoria intervenuta ai sensi della legge 107 del luglio scorso, che ha regolarizzato un numero consistente di situazioni, in Italia, i ricorrenti relativamente al concorso 2011, sono ancora circa seicentocinquanta, cinquanta dei quali proprio in Lombardia. Lei asserisce che alcune delle controversie amministrative sono in atto da tempo, riferendosi agli anni 2004 e 2006. E dunque il tempo è diventato forse un requisito di accesso e superamento di un concorso per Dirigenti Scolastici? Noi partecipanti al concorso 2011, dovremmo quindi attendere ulteriore tempo per potere essere ascoltati? Le pare giusto? Inoltre i concorsi per Dirigente Scolastico avvenuti negli anni 2004 e 2006, soprattutto in Sicilia, sono già stati protagonisti di sanatoria. Lei parla del corso intensivo previsto dalla legge 107 del 2015 e anche qui asserisce che non vi è stata disparità di trattamento. A tale corso intensivo estivo, in Lombardia ( agosto 2015) , hanno partecipato, tra gli altri, docenti che sono stati promossi durante la prima correzione delle prove, 2012, ma poi, in seguito alla nuova correzione, 2014, imposta dal Consiglio di Stato, sono stati invece “bocciati”. Il concorso lombardo era stato infatti interamente annullato dalla Magistratura, ma i docenti in questione, un centinaio, sono stati “ripescati” e per loro sono stati mantenuti i risultati di una valutazione che era stata “annullata " dai tribunali amministrativi . Al sopracitato corso intensivo non sono stati ammessi invece altri docenti, come noi, che versavano, dopo l'annullamento del concorso e la ricorrezione delle prove , nella medesima situazione . Negli ultimi 3 anni in Lombardia sono entrati in ruolo come dirigenti docenti Che sono stati :

1) promossi due volte;
2) bocciati la prima volta e promossi la seconda;
3) promossi la prima volta e bocciati la seconda;
4) non hanno superato la preselettiva ma sono stati promossi la prima volta e bocciati la seconda;
5) non hanno superato la preselettiva ma sono stati bocciati la prima volta e promossi la seconda;
6) hanno fatto la prova orale con commissioni completamente diverse;
7) non hanno fatto la prova orale poiché è stata ritenuta valida la prima prova orale anche se il concorso è stato annullato.

Di fatto, dunque, la ratio dichiarata nella legge 107/2015 ( porre fine ai contenziosi in corso) appare a nostro avviso disattesa , visto l’esistente cospicuo numero di ricorsi già presentati anche dinanzi al T.A.R. Lazio , molti fra i quali saranno discussi il 7 aprile prossimo . Inoltre la questione, esperiti i “rimedi” interni , potrebbe anche essere promossa dinanzi alla Corte di Strasburgo: poiché la disparità di trattamento, che noi affermiamo, contrasta con le norme istitutive e i principi fondamentali dell’U.E. Ci rivolgiamo a Lei, ma il nostro appello è indirizzato a tutti coloro che hanno a cuore la situazione della scuola. Non Le/Vi sembra che la situazione meriti una riflessione più ampia e sicuramente una soluzione adeguata , visto anche l’avvicinarsi del prossimo anno scolastico e le numerose reggenze previste? Ringraziando per l'attenzione.

 
Un gruppo di ricorrenti lombardi

 

“ Liberare la scuola “ o “ Liberiamo i concorsi pubblici scolastici dagli errori “


Leggendo il documento programmatico dei “ Dirigenti Scolastici Italiani “(http://www.dirigentiscolasticitaliani.it/wp/wp-content/uploads/2016/02/LIBERARE-LA-SCUOLA.compressed.pdf ) trovo il riferimento ad alcune riflessioni di Norberto Bottani, infatti, nel documento si scrive:
 
“ Afferma Norberto Bottani:
“… nel mondo: scuole che cambiano ma restano nel sistema, scuole che si liberano dagli obblighi del sistema scolastico , che diventano autonome e indipendenti, scuole diverse fuori dal sistema scolastico . Si ha l’impressione che in Italia esista
poca innovazione scolastica, che ci siano pochi tentativi alternativi. C’è voglia di cambiamento, però paura, scarso supporto. Si esita a rompere con il modello dominante statale diretto dal MIUR , a proporre varianti. Le idee non mancano .
Gente che soffre e che ha proposte nel cassetto ce n’è, ma  mancano le condizioni che mettono sulla rampa di lancio innovazioni e esperienze alternative nella scuola. Come dice Ribolzi, il sistema è ingessato “”.

Questo rifermento mi fa ricordare un convegno organizzato dalla rivista on line Education 2.0 (diretta da Luigi Berlinguer  ) nell’ottobre del 2011, dove fui invitato per presentare un mio progetto didattico. In questo convegno ebbi l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere proprio con Norberto Bottani. L'argomento della discussione: gli errori docimologici nella batteria di item della preselettiva del concorso a DS 2011.  In quel concorso furono più di mille le domande errate su oltre 5000 confezionate. Una sagra dell’errore che con molta probabilità falsò l’esito di  quella selezione concorsuale. A distanza di un lustro il grido “ liberare la scuola “. Forse sarebbe stato più coerente nel nome di una cultura ormai persa e di competenze certamente da recuperare,  urlare “ liberiamo i concorsi pubblici scolastici dagli errori ”. Per definire meglio l'errore nei concorsi pubblici scolastici ripropongo un mio contributo pubblicato nella rivista " La Ricerca " della Loescher editore: http://www.laricerca.loescher.it/component/content/article.html?id=850:esempi-di-errori-formulati-nei-concorsi-pubblici-scolastici

 

Aldo Domenico Ficara

mercoledì 23 marzo 2016

Oculus Rift: la realtà virtuale a scuola per friggere una volta per tutte il cervello agli studenti


Oculus Rift è uno schermo da indossare sul viso (in inglese HMD, head-mounted display) per la realtà virtuale. Le sue caratteristiche sono la bassa latenza e un ampio campo di visuale. Sviluppato da Oculus VR, ha ottenuto un finanziamento di 16 milioni di dollari di cui 2,4 milioni dalla campagna Kickstarter. La società è stata fondata da Palmer Luckey e dai cofondatori di Scaleform. Il kit di sviluppo è in corso di uscita commerciale. Il 25 marzo 2014 la società è stata acquistata da Facebook. Il 6 gennaio in seguito alla presentazione della versione definitiva del Rift al CES 2016 vengono svelati i prezzi, fissati per l'Italia a €699 e la data di uscita per il 28 marzo 2016 , che è stata spostata prima ad aprile e successivamente a maggio. Lo stesso giorno sono state aperte le prenotazioni e la prima scorta di unità del visore disponibile dal 28 marzo è andata esaurita in 14 minuti. L'arrivo di Oculus Rift nel 2016 è valido solo per 20 paesi: Australia, Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Islanda, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia,Regno Unito, Spagna, Svezia, Stati Uniti, Taiwan, mentre negli altri (Austria, Portogallo, Svizzera e Russia) sarà disponibile dal 2017. A tal riguardo in un articolo pubblicato su Vita (http://www.vita.it/it/article/2016/01/07/qui-majorana-la-prima-scuola-con-loculus-rift/137842/ ) si scrive: “ Immergersi dentro una cellula, nel sistema solare o nella Cappella sistina. Direttamente dal banco di scuola, grazie a una postazione mobile di realtà virtuale. L’ Oculus Rift, il visore “made in” Facebook, non è ambito solo dai videogemers: c'è chi lo usa anche per la didattica. Da poche ore si sono aperte le prenotazioni di Oculus Rift: dopo i primi 15 minuti di disponibilità la distribuzione fissata per marzo è passata ad aprile e alle 9,20 di questa mattina si andava già a giugno. L’IISS Majorana di Brindisi è la prima scuola italiana ad averne uno: è arrivato a novembre, altri 6 arriveranno con i preordini fatti nelle settimane scorse e ieri, arriveranno fra febbraio e aprile. Con queste postazioni mobili di realtà virtuale «i ragazzi si immergono in contenuti di biologia, chimica, astronomia e storia dell’arte», spiega Salvatore Giuliano, dirigente del Majorana (in foto). «Altri contenuti però li stiamo progettando insieme a una società del Salento, lavorando su opere d’arte e musei della zona» “. Tutto bene dunque ? Penso proprio di no! Immaginiamo l’uso didattico dell’ Oculus Rift: tutti i nostri studenti inghiottiti nella realtà virtuale di un device.  Addio immaginazione, ragionamento e soprattutto attenzione. Oserei dire: la sfrenata corsa alle tecnologie nella scuola potrebbe trasformarsi in una devastante patologia metodologica con gravi effetti collaterali di cultura e logica razionale. Forse, volando tecnologicamente basso, sarebbe più indicata una classica lezione frontale con lavagna di ardesia e gessi colorati.

 

Aldo Domenico Ficara

 

 

domenica 20 marzo 2016

Dopo 11 mesi con il senno di poi rileggiamo il documento #iononsciopero il 5 maggio


Con il senno di poi vuol intendere con la consapevolezza tardiva di come sarebbe stato meglio agire ( sarebbe stato meglio agire tutti uniti e solidali ), ma soprattutto capire insieme quali sarebbero stati gli effetti della Buona Scuola sul sistema istruzione nazionale, capire in anticipo quali sarebbero stati i contorni della nuova autonomia scolastica. Comunque per chi ha la memoria corta, ma dubito che gli insegnanti logorati da una sequenza di riforme nemiche siano tra questi, riproponiamo il documento #iononsciopero il 5 maggio:

 

Pur riconoscendo che il DDL 2994 Giannini­ Madia ­Padoan sia suscettibile di elementi migliorativi e di chiarimenti interpretativi, ne difendiamo con forza l'impianto e il coraggio con il quale interviene a riformare la scuola con l'obiettivo di rinnovarla e renderla rispondente ai bisogni della società complessa.Per questo vogliamo ribadire le nostre ragioni di contrarietà allo sciopero del 5 maggio, uno sciopero demagogico, peraltro proclamato nella data di svolgimento dei test del SNV, che riteniamo strumento indispensabile per la conoscenza dello stato di salute del nostro sistema educativo e per il suo miglioramento. Non ci sono scuse stavolta. Nessuno può parlare di tagli. Nessuno può parlare di precariato. Nessuno può parlare di distruzione della scuola pubblica. Dove sono allora le ragioni di uno sciopero contro un DDL che:

1. Interviene finalmente a precisare e definire i contorni dell'autonomia scolastica, per la quale abbiamo sempre tutti lamentato un'esistenza di principio ma una sostanziale inesistenza di fatto. Il catalizzarsi della protesta contro quello che è stato definito lo strapotere dei presidi sceriffi è almeno anacronistico. Ciò che non si vuole riconoscere è che un'autonomia necessiti di una figura dirigenziale dotata di strumenti concreti per esercitare le prerogative che gli vengono attribuite dalla legge, come in ogni organizzazione governabile. Il DDL d'altro canto definisce con chiarezza che l'ampliamento delle prerogative del dirigente sarà accompagnato da una valutazione sulla base dei risultati ottenuti attraverso le scelte attuate

2. Incrementa sensibilmente, come mai accaduto in passato, le risorse destinate alla scuola attraverso numerosi strumenti, dall'organico dell'autonomia, con il quale sarà possibile arricchire la proposta didattica, garantire ampie opportunità formative, personalizzare il curriculum degli studenti, all'incremento del fondo delle istituzioni scolastiche, all'investimento sulla formazione e sull'autoformazione dei docenti, attraverso lo strumento personale della carta per la formazione e l'aggiornamento del docente, fino ad arrivare alle risorse per l'edilizia scolastica e al bonus per la valorizzazione del merito dei docenti;

3. Rende finalmente obbligatoria e sistematica la formazione dei docenti e del personale, infrangendo un tabu rimasto vivo solo nella scuola, unica organizzazione in cui sia ancora consentito il diritto al non aggiornamento e la possibilità di non formarsi per 30 anni; ciò naturalmente a vantaggio della qualità della didattica e in difesa del diritto di apprendimento degli studenti;

4. Sancisce la trasparenza, il sistema degli open data, in un'ottica di perfetta coerenza con l'ampliamento dell'autonomia: ad una maggiore autonomia non può che corrispondere un sistema di rendicontazione sociale attraverso il quale sia possibile per la cittadinanza cogliere il percorso delle scelte e delle decisioni fino al risultato ottenuto, giudicandone l'opportunità e i limiti;

5. Potenzia l'apertura della scuola al territorio e al mondo del lavoro per centrare meglio l'obiettivo dell'apprendimento delle competenze chiave che i nostri studenti possiedono in misura inferiore ai loro colleghi europei;

6. Individua strumenti per il potenziamento digitale e per la cittadinanza di tutti i mezzi di informazione e comunicazione, ormai presenti di diritto nel nostro mondo, ma spesso assenti ingiustificati nelle aule scolastiche

7. Getta le basi per un reclutamento del personale docente affidato a meccanismi che possano garantire la scelta dei migliori e soprattutto sondare sul campo le reali capacità di esercitare una professione difficilissima che spesso si misura su soft skills che nelle procedure concorsuali non riescono ad emergere.

Una delle ragioni della protesta è che il DDL non salvaguarderebbe il governo democratico delle istituzioni scolastiche, definendo “relazioni di comando” le normali prerogative dirigenziali. Ci si dimentica tuttavia che l'attuale sistema di governance, che peraltro il DDL si propone con strumenti successivi di sottoporre ad un'agognata quanto apparentemente inarrivabile riforma, non ha nulla a che vedere con una reale partecipazione democratica. Che ne è della voce degli studenti e delle famiglie nel governo della scuola? La loro rappresentanza, leggendo i numeri, sarà sempre in minoranza e mai sarà loro garantita una reale possibilità di incidere sulle decisioni. La democrazia attuale è la democrazia della sola componente docenti, è la falsa democrazia di una scuola autoreferenziale che non accetta e non ha mai accettato intrusioni dall'esterno, disfunzione questa che gli ha consentito di restare immobile e uguale a se stessa per decenni fino ad arrivare ad essere oggi del tutto anacronistica. Diciamo no allo sciopero del 5 maggio perché siamo consapevoli che non c'è più tempo da attendere per riformare la scuola, perché sappiamo che toccare la scuola nel nostro Paese necessita di una buona dose di coraggio e di forza; coraggio e forza che ci sentiamo di esprimere a sostegno di questo DDL, che è per noi una buona base di partenza per ricostruire una scuola migliore. D'altra parte ci sentiamo di condividere alcuni suggerimenti per integrare e migliorare il testo del DDL:

1. Il Dirigente Scolastico, per le numerose competenze che gli vengono attribuite e per la complessità del governo delle istituzioni scolastiche, necessita di essere affiancato da figure di staff, una delle quali almeno dovrebbe poter essere sgravata dai compiti di insegnamento. Il DDL prevede tre figure di staff. Proponiamo però anche la previsione dell'istituto dell'esonero per la figura del primo collaboratore del DS;

2. Riteniamo che nella definizione dei Piani Triennali il ruolo del Collegio dei Docenti e del Consiglio di Istituto non possa limitarsi ad una sola funzione consultiva, mentre dovrebbe essere pienamente deliberativa, trattandosi di materia che necessita di un apporto collegiale e di una vision condivisa;

3. Quanto alla valorizzazione del merito dei docenti, piuttosto che il parere consultivo del Consiglio di Istituto, l'attribuzione delle risorse aggiuntive andrebbe più opportunamente deliberata dal Nucleo di Autovalutazione di Istituto con il Dirigente Scolastico in funzione di Presidente, salvaguardando la componente del Collegio dei Docenti attraverso la sua rappresentanza elettiva;

4. Il testo del DDL inoltre non contempla la problematica legata al personale ATA, che rappresenta una variabile molto importante e cruciale per l'efficienza del servizio delle istituzioni scolastiche. Riteniamo utile la definizione di un organico dell'autonomia anche per il personale ATA; esso consentirebbe oltre che un'estensione dell'orario di apertura delle istituzioni scolastiche anche la soluzione di problemi legati all'uso delle ICT per gli Istituti Comprensivi non dotati attualmente di figure di Assistenti Tecnici, molto importanti per la diffusione della digitalizzazione.

 

 

sabato 19 marzo 2016

Il mal di pancia dei DS è probabilmente l’art. 10 del disegno di legge n. 1577


L’articolo 10 del disegno di legge n. 1577 (c.d. Riforma Madia) prevede che tutti i dirigenti appartenenti alle pubbliche amministrazioni dovranno confluire in un sistema di dirigenza pubblica articolata in ruoli unici (dirigenza dello Stato, dirigenza delle regioni, dirigenza degli enti locali). Il medesimo art.10, al comma 1.b, prevede l’esclusione della dirigenza scolastica dai suddetti ruoli unici.

Articolo 10 (Dirigenza pubblica)

Delega il Governo ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi per riformare la dirigenza pubblica. I principi indicati per il legislatore delegato riguardano:

-- l'istituzione del sistema della dirigenza pubblica, articolato in ruoli unificati e coordinati, accomunati da requisiti omogenei di accesso e da procedure analoghe di reclutamento, basati sul principio del merito e della formazione continua, e caratterizzato dalla piena mobilità tra i ruoli;

-- l'inquadramento dei dirigenti pubblici in tre ruoli unici, rispettivamente, dello Stato, delle regioni e degli enti locali:

a) quello dello Stato, istituito, con sezioni per le professionalità speciali, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, in cui confluiscono tutti i dirigenti contrattualizzati appartenenti ai ruoli delle amministrazioni statali, degli enti pubblici non economici nazionali e delle agenzie governative, con possibile confluenza dei dirigenti delle carriere speciali, esclusi quelli appartenenti alla carriera diplomatica in ragione della peculiarità delle funzioni e delle specifiche condizioni di svolgimento del servizio all'estero; è eliminata la distinzione in due fasce; in sede di prima applicazione, confluiscono nei suddetti ruoli i dirigenti di ruolo in servizio presso le stesse amministrazioni; esclusione dai suddetti ruoli unici della dirigenza scolastica; sarà istituita, presso il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, una Commissione per la dirigenza statale, operante con piena autonomia di valutazione, a cui sarà affidata, tra l'altro, la verifica del rispetto dei criteri di conferimento o di mancata conferma degli incarichi, nonché dell'effettiva adozione e dell'effettivo utilizzo dei sistemi di valutazione al fine del conferimento e della mancata conferma degli incarichi;

b) quello delle regioni, istituito, previa intesa in sede di conferenza Stato-regioni, in cui confluiscono, in sede di prima applicazione, i dirigenti di ruolo nelle regioni, negli enti pubblici non economici regionali e nelle agenzie regionali; la gestione del ruolo unico sarà attribuita a una Commissione per la dirigenza regionale; sono inclusi i dirigenti amministrativi del Servizio sanitario nazionale, mentre sono esclusi dirigenti medici e tecnici;

c) quello dei dirigenti degli enti locali, istituito, previa intesa in sede di conferenza Stato-Città, in cui confluiranno, in sede di prima applicazione, i dirigenti di ruolo negli enti locali; la gestione sarà attribuita a una Commissione per la dirigenza locale;

-- segretari comunali e provinciali: abolizione della figura dei segretari comunali e provinciali ed inserimento in un'apposita sezione a esaurimento del ruolo unico dei dirigenti degli enti locali di coloro che alla data di entrata in vigore del decreto legislativo saranno iscritti all'Albo dei segretari comunali e provinciali e ne abbiano i requisiti, in quanto iscritti nelle fasce professionali A e B; per quelli iscritti nella fascia C e per quelli non ancora iscritti, ma vincitori del relativo concorso, si prevede una specifica disciplina che consenta la confluenza nel ruolo unico sulla base di un certo periodo in servizio come segretari comunali e provinciali o -- in virtù dell'impossibilità di ottenere nuovi incarichi di segretari comunali o provinciali -- come funzionari;

-- l'accesso alla dirigenza pubblica per corsi-concorso e per concorso: nel primo caso, immissione in servizio dei vincitori del corso-concorso come funzionari, con obblighi di formazione, per i primi quattro anni, e successiva immissione nel ruolo unico previo superamento di un esame; nel secondo caso, immissione in servizio a tempo determinato e successiva assunzione a tempo indeterminato, previo esame di conferma dopo il primo triennio di servizio; per entrambe le modalità di accesso, cadenza annuale per ciascuno dei tre ruoli e affidamento alla Scuola nazionale dell'amministrazione del bando e della gestione dei corsi-concorsi e dei concorsi.

 

 
Aldo Domenico Ficara

 

 

Gli stipendi dal 1990 a oggi: DS + 20%, Insegnanti – 16%


Facciamo il punto sulle variazioni del potere d’acquisto riguardanti gli stipendi dei lavoratori nel mondo della scuola, partendo dai collaboratori scolastici per arrivare ai Dirigenti scolastici. Nella tabella sotto riportata presa in prestito da un articolo della rivista on line “ La letteratura e noi “ (http://www.laletteraturaenoi.it/ ) edita da Palumbo Multimedia. S.r.l., si possono evidenziare le percentuali rivalutative tra la retribuzione del 1990 ( rivalutata in euro ) e lo stipendio reale a gennaio 2016. L’unica categoria professionale che ha un saldo attivo è quella dei Dirigenti scolastici con un + 20%, mentre gli insegnanti hanno una perdita media del potere d’acquisto del loro stipendio pari al 16%

VARIAZIONI DEL POTERE D’ACQUISTO DEGLI STIPENDI DI ATA, DOCENTI E DIRIGENTI
d.P.R. 399/19881
in lire
rivalutazione2
gennaio 2016 – euro
CCNL + I.V.C.3
euro
differenza4
euro
differenza
% sul Ccnl
Coll. scolastico
24.480.000
23.946
19.530
-4.416
-22,6
Ass. amm.- tecn.
27.936.000
27.326
22.265
-5.061
-22,7
D.s.g.a.
32.268.000
31.564
33.104
1.540
4,7
Docente mat.- elem.
32.268.000
31.564
27.871
-3.693
-13,3
Doc. diplomato II gr.
34.008.000
33.266
27.871
-5.395
-19,4
Docente media
36.036.000
35.249
30.353
-4.896
-16,1
Doc. laureato II gr.
38.184.000
37.350
31.202
-6.148
-19,7
Dirigente scolastico*
52.861.000
51.707
64.534**
12.827
19,9
 
1.    Stipendio annuo lordo percepito nel maggio 1990 (arrivo a regime del d.P.R. n. 399/1998), per tutti i profili professionali con 20 anni di anzianità.
2.    Rivalutazione monetaria a gennaio 2016 (indice Istat inflazione Famiglie Operai Impiegati-FOI, senza tabacchi) dello stipendio annuo lordo percepito nel maggio 1990.
3.    Retribuzione annua lorda prevista dal Ccnl Scuola sottoscritto il 23 gennaio 2009 (stipendio tabellare + Rpd o Cia o Indennità di direzione minima con 100 unità di personale) per le stesse tipologie di personale, incrementata della Indennità di Vacanza Contrattuale percepita dal luglio 2010.
4.      Differenza tra la retribuzione annua lorda attualmente percepita e quella del 1990 rivalutata.

 

Aldo Domenico Ficara