venerdì 30 settembre 2016

Dire ignorante al proprio alunno è reato di ingiuria


Il professore che dà dell’ignorante e presuntuoso all’alunno deve rispondere, poi, del reato di ingiuria. A dirlo è una sentenza della Cassazione  che risale a qualche anno fa, ma sempre attuale. Vale  la pena di ricordarla brevemente.
La vicenda
Un alunno, rappresentante di classe, si era limitato a criticare, correttamente e pacatamente, la condotta dell’insegnante, contestandole una mancanza di trasparenza nelle valutazioni sui voti. In particolare, il docente non aveva comunicato a un alunno, con tempestività, l’esito di una interrogazione orale. Dinanzi alle critiche mossegli, il prof., aveva risposto al giovane: “sei presuntuoso e ignorante”.
La motivazione
La Suprema Corte ricorda implicitamente che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni neanche tra insegnanti e alunni. Così, i docenti non possono appellarsi ad un mal interpretato ruolo di “guide” per giustificare offese gratuite ed essere, così, di cattivo esempio nei confronti della classe.
 

L’algoritmo della mobilità 2016/17 è costato due milioni di euro


In un articolo pubblicato su OrizzonteScuola.it si scrive:  “Resta, poi, ancora da risolvere il problema di migliaia di docenti trasferiti su sedi sbagliate da un algoritmo impazzito per il quale il Miur ha dovuto spendere pure due milioni di euro: a tutt’oggi, una buona parte dei tentativi di conciliazione è stata accettata ma tutto rimane ancora inspiegabilmente fermo con gli insegnanti “appoggiati” in istituti-polo (anche a gruppi di 70-80) in attesa che l’amministrazione indichi quale sarà la loro destinazione. Si tratterà, tra l’altro, di collocazioni solo annuali e non definitive con la titolarità sino al 2018 che rimane quindi sull’ambito territoriale sbagliato “. Quindi tutte queste sofferenze amministrative  riguardanti la mobilità 2016/17, che stanno sconvolgendo la vita di migliaia di famiglie italiane,  hanno avuto un costo:  ben 2 milioni di euro.



Aldo Domenico Ficara

Confermato il bonus da 500 euro per l’aggiornamento degli insegnanti ?


Sembrerebbe confermato il  bonus da 500 euro per gli insegnanti ai fini del loro aggiornamento professionale. Le indiscrezioni partono da alcune voci relative alla formazione dei docenti contenute nel DEF ( Documento di Economia e Finanza ). Il costo totale dell’intera operazione  sfiorerà i 400 milioni all’anno.  Si ricorda a tal riguardo che il Bonus può essere utilizzato:
·        per acquistare libri, testi, riviste e pubblicazioni utili all’aggiornamento professionale (anche in formato digitale);
·        per acquistare hardware e software;
·        per iscriversi a corsi di aggiornamento e di qualificazione professionale, purché siano svolti da enti accreditati presso il Ministero dell’Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR)
·        per iscriversi a corsi di laurea, specialistica o a ciclo unico che abbiano attinenza col profilo professionale, ovvero ad un corso post-laurea o ad un master universitario inerente al proprio profilo professionale;
·        per assistere a rappresentazioni di teatro e cinematografiche;
·        per acquistare biglietti di ingresso a musei, eventi culturali, mostre o spettacoli dal vivo;
·        per iniziative coerenti con le attività individuate nell'ambito del piano triennale dell'offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione.
 

Aldo Domenico Ficara

 

giovedì 29 settembre 2016

Rubare notebook in una scuola colpita dal terremoto è una vergogna senza limiti


Ignoti si sono introdotti da una finestra degli uffici, trovata aperta, la notte scorsa hanno rubato dieci notebook dalla Scuola media ‘Amici’ di Acquasanta Terme ( uno dei comuni delle Marche colpiti dal terremoto del 24 agosto) , sei in dotazione dal Miur e quattro donati dopo il sisma del 24 agosto (http://www.ilcorrieredellacitta.com/ultime-notizie/terremoto-atto-sciacallaggio-rubati-tutti-pc-alla-scuola-acquasanta.html ). La scuola era stata inaugurata il 14 settembre, primo segno di rinascita dal sisma.  I carabinieri di Acquasanta e Ascoli Piceno, che conducono le indagini, non hanno trovato segni di scasso agli ingressi e alle finestre. La scuola non è dotata di telecamere di sicurezza e ora si tenta di stabilire se qualche altra telecamera installata nella zona possa aver catturato immagini dei ladri, prima o dopo il furto. Sotto controllo anche i numeri progressivi dei computer per intercettare eventuali tentativi di metterli in vendita, soprattutto attraverso internet.  Sei dei PC portati via erano arrivati dal Ministero dell’Istruzione e quattro, ”consegnati solo ieri’, un dono dei volontari dell’Associazione Nazionale Carabinieri. Sentiti i fatti,  l’unica riflessione che viene spontanea è la seguente: “ Rubare notebook in una scuola residente in un territorio colpito dal  terremoto è una vergogna senza limiti “



Aldo Domenico Ficara

mercoledì 28 settembre 2016

Gli insegnanti giudicheranno l’operato dei loro Ds


In questi giorni di settembre negli Usr si cerca di comporre i Nuclei di valutazione, che dovranno passare in rassegna e assegnare gli obiettivi per il prossimo triennio 2016/2018 gli oltre 8mila presidi in servizio (http://www.repubblica.it/scuola/2016/09/28/news/questionario_scuola_fa_discutere-148696305/?ref=HREC1-11 ). Ma per i Dirigenti scolastici, allo loro prima valutazione, la parte più indigesta di tutta la procedura è proprio il questionario sull’apprezzamento del loro operato che compileranno tutti i docenti della scuola. Fino ad oggi il documento riguardante il questionario è stato tenuto segreto perché il ministero dell’Istruzione ha voluto evitare fughe di notizie su un argomento così delicato ( chi scrive nel mese di agosto si era dilungato in discussioni con alcuni decisori politici proprio sul tipo di governance scolastica più appropriata alla 107/15 ). Il giudizio che gli insegnanti attribuiranno ai loro presidi sarà condensato in una dozzina di domande in cui è previsto una valutazione su quattro livelli di apprezzamento. Di seguito a titolo di esempio 3 domande a cui dovranno rispondere i docenti:
1.     Qual è il clima in cui si lavora in questa scuola?
2.     Il dirigente scolastico valorizza il lavoro degli insegnanti?
3.     Le sembra efficace e trasparente il modo in cui il preside dirige la scuola?

 

Aldo Domenico Ficara

Insegnante sgridata perché entrata in segreteria fuori orario


Un lettrice di RTS ci scrive:
Stamani ho avuto uno spiacevole episodio per l'orario della segreteria (non con le segretarie, che sono tutte gentilissime). In pratica sono andata in segreteria, non per una cosa personale ma riguardante la didattica della mia classe, "fuori" orario e sono stata letteralmente sgridata perché non era l'orario di segreteria. Vi faccio notare che la segreteria è aperta al pubblico, insegnanti compresi, con questo orario di ricevimento: MARTEDÌ: ore 8.30 - 9.30 MERCOLEDÌ: ore 15.00 - 17.00 GIOVEDÌ': ore 12.00 - 13.00 VENERDÌ: ore 8.30 - 9.30 Vi faccio notare che io in questo orario sono sempre in classe con i ragazzi (escluso il mercoledì che esco alle 12.30 e che sarei costretta a ritornare a scuola) e che sono andata durante l'ora di ricreazione approfittando della compresenza con la mia collega.

Riportiamo a titolo di esempio un orario di segreteria ( per noi ottimale ) di una scuola pubblicato sulla rete web:
La segreteria è nell'Istituzione scolastica l'unico ufficio presente e gestisce tutte le pratiche necessarie per l'amministrazione, per il personale e anche le relazioni con il pubblico. Si compone dall'ufficio del capo dei servizi di segreteria che coordina l'attività dei due uffici di segreteria di cui uno rivolto agli alunni, ai genitori e al pubblico in generale e l'altro rivolto ai docenti.

Gli uffici della segreteria osservano il seguente orario di apertura al pubblico:
  • LUNEDI': dalle ore 09.00 alle ore 14.00
  • MARTEDI': dalle ore 09.00 alle ore 14.00
  • MERCOLEDI': dalle ore 09.00 alle ore 14.00
  • GIOVEDI': dalle ore 09.00 alle ore 14.00
  • VENERDI': dalle ore 09.00 alle ore 14.00
  • SABATO: CHIUSO AL PUBBLICO

martedì 27 settembre 2016

Un’analisi alunni/classe presupponendo uguali superfici calpestabili per aula


Sul sito web di informazione scolastica TuttoScuola (http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.cgi?ID=39239  ) si scrive: “Nell’anno scolastico appena cominciato il rapporto alunni per classe a livello nazionale è di 21,09, in diminuzione rispetto al 21,24 dell’anno scorso e rispetto al 21,49 del 2012-13. Ma in Calabria le classi ospitano in media 19,01 alunni, mentre in Emilia Romagna devono stringersi in ogni classe in media 22,25 alunni (3,24 in più degli alunni calabresi). Le due regioni rappresentano la punta di un fenomeno che riguarda le aree geografiche di appartenenza: al Nord il rapporto alunni/classe si attesta quest’anno a 21,63 (rispetto al 20,41 di nove anni fa: +6%); al Sud e nelle Isole a 20,36 (rispetto al 19,97 di nove anni fa: +2%) “. Sembrerebbe che in Calabria ci siano meno alunni per classe rispetto all’ Emilia Romagna, però in questi dati manca un fattore significativo: la superficie calpestabile per aula, o meglio la media delle superfici calpestabili delle aule per regione.

 

Aldo Domenico Ficara

Come cambierà l’esame di maturità


Gli esami di stato riguardanti le scuole secondarie di secondo grado dal prossimo anno scolastico cambieranno ? Pare proprio di si, infatti, secondo un documento relativo alla riforma degli esami, dalla maturità sparisce la terza prova scritta, quella a cura della commissione, e restano quella d'italiano e l'altra, d'indirizzo (versione di latino o greco al classico e matematica allo scientifico). Inoltre alla prova orale gli studenti dovranno rendere conto dei progetti di Alternanza scuola-lavoro dell'ultimo triennio e il punteggio finale sarà sempre in centesimi, ma il curriculum scolastico peserà 40 punti anziché 25. A ciascuna delle due prove scritte e al colloquio la commissione potrà attribuire al massimo 20 punti (oggi, i tre scritti valgono 15 punti a testa e il colloquio al massimo 30). Probabilmente cambierà anche la composizione delle commissioni valutatrici. Sono due le proposte più accreditate:
1.     commissione composta da soli membri interni e da un presidente esterno;
2.      commissione composta da tre membri interni e tre esterni, ma con un unico presidente esterno per tutte le classi della scuola.

Inoltre sarà istituito un nuovo test Invalsi (di italiano, matematica e inglese, svolto al pc) all'ultimo anno delle superiori. Test che non influirà sul voto finale, ma il cui esito sarà riportato sulla scheda di valutazione conclusiva che affianca la pagella. Un modo per fare emergere la congruità delle valutazioni date agli esami di stato.

 

Aldo Domenico Ficara  

lunedì 26 settembre 2016

Nella Buona Scuola il bello deve ancora venire


Si apprende da un articolo pubblicato su Repubblica.it che Davide Faraone, sottosegretario all'Istruzione,  stia curando il decreto legislativo riguardante la riforma del sostegno. Lo stesso Faraone riassume  questo complesso iter legislativo nel seguente modo: "Semplificazione, continuità, maggiore formazione e specializzazione per andare incontro alle esigenze reali degli alunni, costruzione di un progetto di vita che vada oltre la scuola e un'inclusione che è responsabilità di tutta la comunità". A Viale Trastevere la parola "sostegno" sarà sostituita da quella "inclusione" , inoltre il concetto di "Progetto di vita" sarà inserito per fare comprendere che la riforma sul sostegno vuole coinvolgere tutti, dagli alunni disabili a quelli normodotati, magari con qualche difficoltà anche temporanea,  e che l'orizzonte temporale non sarà solo quello degli anni di permanenza a scuola. A tal riguardo gli insegnanti di sostegno dovranno essere più preparati, infatti, in luogo di 60 crediti formativi universitari, per ottenere la specializzazione su sostegno occorrerà sostenerne 120, ovvero il doppio. Inoltre la formazione specifica su sostegno sarà estesa a tutti i futuri insegnanti.   Anche quelli già assunti  dovranno formarsi sulle problematiche dell'inclusione, visto che con la Buona scuola l'aggiornamento sarà obbligatorio. Si potrebbe dire: “ Nella Buona Scuola il bello deve ancora venire”. Se poi quello che arriverà sarà bello, lo diranno gli insegnanti, che di Buona Scuola ormai hanno una sufficiente esperienza. Si ricorda la differenza tra studenti DSA e studenti BES (http://aldodomenicoficara.blogspot.it/2016/01/distinzioni-tra-dsa-e-bes.html ):  Nel primo caso si tratta di una categoria di disturbi in cui rientrano ad esempio dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia. Vengono diagnosticati da psicologi e/o neuropsichiatri. La loro identificazione è di pertinenza del settore sanitario. In tale contesto clinico si cercherà di comprende...re le caratteristiche della persona (punti di forza e debolezza, eventuali altre difficoltà associate ecc.), in base alle quali la scuola dovrà adottare le strategie didattiche opportune (inclusi, quando necessario, strumenti compensativi e dispensativi) e dovrà elaborare un piano didattico personalizzato (PDP). Nel secondo caso contrariamente a quanto spesso si crede, non sono una categoria diagnostica e di per sé non identificano un disturbo poiché qualunque studente può manifestare dei bisogni educativi speciali nel corso del suo percorso di studi ( anche un genio che non si è integrato bene nel gruppo classe ). Ci riferiamo a una difficoltà che dà diritto a un intervento personalizzato (che può portare al PDP) ma non si tratta di un concetto clinico, bensì pedagogico ( con tutta la discrezionalità delle decisioni collegiali deliberate ). Qualunque studente può avere dei bes per diversi motivi: fisici, biologici, fisiologici, psicologici e sociali.

 

Aldo Domenico Ficara

 

sabato 24 settembre 2016

La scuola, malata terminale di supplentite, si aggrava?


In un articolo pubblicato sul Corriere.it (http://www.corriere.it/scuola/medie/16_febbraio_01/milano-brescia-bergamo-treviso-scuole-nord-caccia-supplenti-8368eb18-c8d3-11e5-8532-9fbac1d67c73.shtml?cmpid=SF020103COR ) si scrive: “Dopo il caso scoppiato per il mancato pagamento dei supplenti, rischia di scoppiarne un altro, quello del supplente che non c’è. Le graduatorie ad esaurimento sono state infatti svuotate dal maxi piano di assunzioni della legge 107, e quando le scuole hanno bisogno di supplenti per le malattie o per altre assenze più o meno brevi degli insegnanti, non trovano personale a disposizione. I presidi erano sicuri di poter contare sul corpo docente funzionale, il cosiddetto organico del potenziamento: ma in molti casi, soprattutto nel Nord-est, gli insegnanti assunti virtualmente sul potenziamento hanno preferito continuare le proprie supplenze lunghe al Sud piuttosto che trasferirsi a metà anno, e rinviare al prossimo anno la scelta definitiva. Col risultato che tante scuole non hanno a disposizione quegli insegnanti «di scorta» utilizzabili per le emergenze. E le segreterie devono quindi ricorrere ai lunghi elenchi di docenti a disposizione sperando, attraverso centinaia di telefonate, di trovarne qualcuno disposto a coprire quel buco di 2- 3, 5 settimane “. Si potrebbe dire: “La scuola si aggrava,  malata di supplentite “. Abbiamo toccato il fondo o dobbiamo vedere altre sorprese di ordinaria disorganizzazione ?

 

Aldo Domenico Ficara

Chiamata diretta ? Facciamo un copia e incolla

venerdì 23 settembre 2016

Campagna istituzionale di comunicazione sullo #SchoolBonus

Al via la campagna istituzionale di comunicazione sullo #SchoolBonus, lo strumento previsto dalla legge Buona Scuola per consentire a chi fa erogazioni liberali ad una istituzione scolastica di avere un credito di imposta pari al 65% per le donazioni effettuate negli anni 2016 e 2017 e al 50% per il 2018. Lo spot sarà trasmesso a partire dalla giornata di oggi, sabato 17 settembre, sulle reti RAI. Sarà diffuso anche in versione radiofonica. Al centro del video, un viaggio fra i ricordi che la scuola suscita in ognuno di noi. Lo sguardo si posa sui banchi, fra le aule, nei laboratori. E poi ritrova in cortile quel vecchio cuore inciso per celebrare la prima cotta. Il suono della campanella ci riporta al presente, quello in cui, grazie alla legge Buona Scuola, è finalmente possibile partecipare al miglioramento dei nostri istituti avendo in cambio un beneficio fiscale.


Interrogazione parlamentare a risposta scritta dell'On Celeste Costantino sulle slide ANP riguardanti i " docenti contrastivi "

Interrogazione a risposta scritta 4-14248 presentato da
COSTANTINO Celeste
Martedì 20 settembre 2016, seduta n. 676
  
COSTANTINO, PANNARALE, RICCIATTI e DURANTI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca . — Per sapere – premesso che:

la legge n. 107 del 13 luglio del 2015, la cosiddetta buona scuola, è stata approvata nonostante sia stata preceduta da una grande protesta di massa dei docenti e preceduta anche da un ascolto tramite questionario, i cui dati non sono mai stati pubblicati;
nell'anno 2015 sono stati indetti ben 7 scioperi contro la riforma di cui uno il 15 maggio con un adesione al 90 per cento dei docenti;
l'80 per cento dei docenti italiani è meridionale e ben 70 mila dei 100 mila neoassunti sono stati trasferiti al nord, secondo un algoritmo che non ha tenuto conto dei punteggi e delle precedenze per figli disabili;
i docenti di ruolo ante legem perdono progressivamente la titolarità di cattedra per decisione del dirigente scolastico, senza alcun criterio definito ed entrano nel potenziamento (triennalizzazione);
i docenti precari delle graduatorie ad esaurimento non lavoreranno più. Lo dispone l'articolo 1, comma 108, della legge n. 107 del 2015;
nonostante numerosi docenti precari abbiano vinto il ricorso alla Corte di giustizia europea con la sentenza del 26 novembre 2014, tutti sono stati assunti nei 100 ambiti territoriali nazionali, dove poi saranno reclutati per chiamata diretta per un incarico triennale invece di essere assunti con il sistema delle graduatorie e nelle rispettive regioni come avveniva in precedenza;
nel dicembre 2015 viene segnalato, da alcuni docenti ed associazioni, come Psp Partigiani della scuola pubblica e il quotidiano on line La Tecnica della Scuola, che l'Associazione nazionale presidi (Anp) ha usato, in corsi di formazione per dirigenti scolastici in alcune città dell'Emilia Romagna, delle slides con affermazioni molto discutibili che sono state denunciate pubblicamente, suscitando un grande clamore a livello nazionale;
nello specifico si tratta della slide numero 12, riguardante l'organico del personale. Parlando del trattamento del personale insegnanti si afferma testualmente: «[...] ma non avranno la certezza di una scuola vita natural durante, come adesso. Vantaggi per la scuola: [...] non avere le mani legate rispetto a docenti contrastivi»;
la nota di spiegazione dell'Associazione nazionale presidi rispetto alla protesta sollevatasi dopo l'utilizzo di questa slide, in cui se ne giustifica il contenuto, si dice sostanzialmente che la contrastività dei docenti non era da intendersi nei confronti dei dirigenti, ma del piano triennale dell'offerta formativa (POF), che non può considerarsi sufficiente, in quanto si tratta di materia su cui finora il confronto dei dirigenti con i docenti è stato vincolante, visto che l'elaborazione e l'approvazione del POF erano ad essi delegate;
intanto molti dirigenti scolastici facenti capo all'Associazione nazionale presidi prendono le distanze dalle affermazioni del suo presidente e dall'utilizzo della slide, e dai suoi ulteriori chiarimenti rispetto al piano triennale dell'offerta formativa;
ad oggi il file delle slides dell'Associazione nazionale presidi sembra risultare non più visibile, in quanto «secretato» nei mesi successivi alla vicenda. Tuttavia numerose sono le foto delle slides riprese anche da quotidiani online e cartacei, così come gli articoli pubblicati sulla vicenda;
oltre alla slide n.12, ce ne sono altre dal contenuto discutibilissimo. Nella slide «Considerazioni a latere» si recita testualmente: «Suggerimento per la composizione del comitato: sarebbe opportuno che il Collegio evitasse di eleggere docenti che abbiano incarichi di tipo sindacale (RSU o terminali di sindacati) all'interno della scuola[...]»;
la slide sui criteri – a giudizio degli interroganti inaccettabili – di valutazione dei docenti: la slide recita testualmente che i descrittori siano nell'assunzione di compiti e di responsabilità nel coordinamento, fra gli altri: «di attività anche in orario extracurriculare, di attività in periodi di chiusura delle lezioni»;
il 21 dicembre 2015 viene consegnato un esposto al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e all'ufficio scolastico regionale (Uu.Ss.Rr.) dell'Emilia Romagna affinché venga chiarita la loro posizione sulle slides usate per la formazione sopra citate. Il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, a quanto risulta agli interroganti, ha risposto che in merito alla vicenda era competente l'ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna, e per questo ha provveduto ad inoltrare presso gli uffici regionali l'esposto sopra citato. Ad oggi però non è ancora stata emessa nessuna risposta –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative intenda assumere in relazione all'operato dell'Associazione nazionale presidi rispetto ai materiali usati per la formazione dei dirigenti scolastici, che, ad avviso degli interroganti, si pongono in contrasto con i diritti costituzionali ai danni dei docenti, riferibili agli articoli 1-21-33-98 della Costituzione e se intenda far sì che l'ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna dia sollecito riscontro rispetto al suo operato in merito alla questione. (4-14248)


Fonte

giovedì 22 settembre 2016

Salone dello Studente: trasversale, informativo, formativo e divulgativo


Nell’Anno Scolastico 2015/16 il Salone dello Studente si è articolato in 11 tappe e soddisfacendo le esigenze informative di 219.000 studenti provenienti da 2.897 scuole di tutta Italia, offrendo loro gli strumenti più idonei a compiere una scelta consapevole per il futuro. L’approccio del Salone è trasversale: insieme informativo, formativo e divulgativo. All’interno della manifestazione è infatti possibile incontrare direttamente le Università e le Accademie, gli Enti e le Aziende presso le loro aree espositive, assistere alle presentazioni delle offerte formative, partecipare a laboratori di formazione e mettere alla prova la propria preparazione attraverso test di competenza disciplinare, digitale, linguistica e attitudinale. Parallelamente il Salone offre la possibilità di partecipare a workshop e convegni su temi della cultura giovanile e del vasto mondo dell’Education e del lavoro, evidenziando le pratiche e le problematiche più attuali. Dal 2015/16 si è aggiunto alle undici tappe storiche del Salone dello Studente il Summit Nazionale dell’Education, una manifestazione interamente dedicata al mondo dell’Istruzione, dell’Innovazione e dell’Orientamento. Tenutosi a Siena nel mese di marzo e organizzato grazie alla collaborazione con l’Università di Siena, il Comune e la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, il Summit è stato accolto con entusiasmo sancendo la nascita di un nuovo appuntamento annuale.
 

 

Aldo Domenico Ficara

mercoledì 21 settembre 2016

Inizio anno scolastico con catastrofe in apertura nel gioco degli scacchi della scuola italiana: permangono luoghi comuni ma anche motivi di fierezza e di speranza di Giancarlo Memmo.

“Gli animali da fuori guardavano il maiale e poi l'uomo, poi l'uomo e ancora il maiale:

ma era ormai impossibile dire chi era l'uno e chi l'altro.” G. Orwell


Ormai è iniziato l’anno scolastico 2016/17, inizia a dispiegare i suoi effetti la legge 107, legge che ricordiamolo è stata voluta da un governo posticcio che ha riferimenti più nella troika che nell’elettorato italiano, e che nell’ambito di una filosofia “aziendalistica”, consegna la chiamata diretta, una volta incostituzionale, ai presidi delle varie “unità produttive”. L’oggettività e la costituzionalità di una graduatoria a cui attenersi viene superata in “ambiti senza gradazione” dove conta tutto tranne l’e-s-p-e-r-i-e-n-z-a lavorativa che invece conta in qualunque mansione del “privato”. Lo stesso procedimento amministrativo risultava più razionale con “la graduatoria”, bastava dare più peso a certi indicatori e meno ad altri e si otteneva una graduatoria e non un ambito con campi “orizzontali”.  La legge 107, propagandata dal mainstream come frutto di consultazione con la scuola, in realtà è un atto unilaterale, tra l’altro tecnicamente costruito in organismi esterni al processo democratico e istituzionale e su cui pende la possibilità di referendum abrogativo. Ma le amenità della legge 107 sono tali da contrastare anche la libertà di insegnamento, libertà già in rapporto dialettico con il ruolo del collegio dei docenti introdotto nei decreti delegati del ‘74 e ulteriormente compressa nelle programmazioni “dipartimentali” tanto care al processo creativo dell’autonomia scolastica. Ora ci dovremo abituare, nella migliore delle ipotesi, a presidi che per evitare “cadute di performance” riorientano, almeno il personale di “ambito”, nella didattica rendendola per esempio più gradevole alle famiglie, e tralasciamo tutti i meccanismi umani di adattamento che “anticipano le richieste”. Comunque sulla 107 è stato scritto moltissimo e molto sarà scritto dalle deleghe legislative ed è inutile dire che cambierà in peggio l’ambiente di lavoro.

Le assunzioni sono state fatte con un articolato piano di mobilità, che non solo ha creato disparità di trattamento, ma ha favorito l’esodo dei docenti dal sud al nord, quello che qualcuno ha tristemente definito “la cacciata”.  Infatti l’esecutivo era in debito con la giustizia europea per “abuso di contatto determinato” e ha dovuto fare un piano di assunzioni in fretta e in furia, su cui sarebbe inutile citare le distorsioni che l’organico di “potenziamento” ha creato. Naturalmente il piano di mobilità e’ basato su un algoritmo “segreto” che non sappiamo quanto rispetti la contrattazione di disciplina, ma del resto già Brunetta aveva ribaltato la gerarchia delle fonti normative, relegando la contrattazione a livello inferiore rispetto alla legge..in questo caso nessuno ha tuonato contro la violazione del processo di delegificazione che in altre occasioni era additato come la panacea di ogni male. Se si voleva dare un serio contributo alla Scuola, bastava per esempio prevedere sezioni di scuola con classi più piccole rispetto alle attuali, sfruttando l’incremento di organico per diminuire il numero di alunni per classe.

Il problema del curricolo verrà affrontato, statene certi, in chiave aziendalista: con slogan tipo “troppe materie, togliamo materie inutili, lingue morte, valorizziamo il curricolo implicito a scapito di quello esplicito, affidiamo a terzi “esternalizziamo”, ecc. E’ inutile spiegare alla Confindustria che per esempio il Latino è una materia “scientifica”, che il processo creativo di traduzione delle versioni è equivalente al processo di soluzione dei problemi di Fisica e quindi permette lo sviluppo della “mentalità scientifica”…queste cose non interessano e sono sorpassate dalle frontiere dionisiache e diofantee della scuola 2.0.

La valutazione del docente, diventa una valutazione intrusiva e non partecipata al fine del miglioramento del processo di lavoro, utile al fine di creare una lista di proscrizione di “immeritevoli” che saranno parcheggiati,  nel limbo del licenziamento e mobilità extramministrazioni.   I sindacati hanno provato a cercare di mitigare gli effetti distorsivi più evidenti ma il governo, sempre aperto alle istanze della Anp quando si tratta di tutele crescenti per i presidi, è sordo alle richieste del mondo della scuola. L’esecutivo, ha cercato di compensare la caduta di credibilità e di consenso con i “concorsoni” che sono un imbuto: largo all’inizio e stretto alla fine! Per cui opererà inesorabilmente il meccanismo delle aspettative crescenti dei candidati e dell’opinione pubblica e amplificherà il disastro della “delusione” degli esclusi, non credo che nessuno in Viale Trastevere si pone minimante il problema dell’instabilità degli equilibri competitivi, purtroppo ascoltano troppi Zingales e Boldrin e molto il “dottor” Giannino. Manca proprio la “vision”, cioè quella che richiedono, ironia della sorte, alla “scuola dell’autonomia”.

Per la valutazione dei dirigenti scolastici, che dire?...a parte che è  16 anni che prendono la retribuzione di risultato, cioè da quando se ricordate sia “supplenti” presidi  incaricati anche solo biennali sia presidi effettivi, hanno fatto il “corso dirigenziale”, quello da 200 ore per la qualifica di dirigente scolastico.  Quindi i dirigenti (“scolastici” come sottolineano i sindacati dei dirigenti apicali della PPAA) hanno raggiunto per 16 anni risultati autovalutanti,  ma dovrei dire autoreferenziali tanto che nei contratti di settore era completamente assente la parte delle sanzioni disciplinari. Poi l’Anp ha chiarito che i presidi, oberati da carichi di lavoro indicibili, posso fare circolari e Rav, come dire, anche un po’ carenti linguisticamente e logicamente. Però possono valutare i docenti, o meglio vorrebbero.  Dulcis in fundo si afferma il principio per cui  la valutazione dei dirigenti non è “terza” . Infatti  è chiaro (per l’Anp) che ci vuole il dirigente scolastico in commissione, magari in modo che orienti, che spieghi, difenda, dia una mano per evitare gli eccessi “contrastivi” alla Max Bruschi per intenderci.  In democrazia i voti si “contano” e “non si pesano”, per cui il governo alla fine avrà il consenso dell’Anp e poco più … chissà che gli avranno detto gli amici della J.P. Morgan, forse che non si vota più?...mah!

Sulla valutazione del sistema scuola ci sarebbe molto da dire, cominciamo dal fatto che deve esserci un problema di “aria” e di “ossigeno” perché non si spiega il “mistero buffo” dei ragazzi italiani che escono dal circuito scolastico-universitario nostrano, molto screditato, e…improvvisamente, all’estero diventano bravissimi superando i loro colleghi che escono da sistemi decisamente più blasonati. L’unica spiegazione scientifica è che l’aria all’estero sia più ricca di ozono e quindi mette in moto dei metabolismi neurocognitivi che impattando sulla struttura dell’homo italicus, generano eccellenze. Certo occorre non prendere in considerazione che i dati potrebbero essere sbagliati, falsati, mal interpretati, ma nessuno controlla il controllore si sa. Si potrebbe fare un esperimento che gli amici di ROARS (Return on Academic  Research) hanno fatto. Hanno preso una di quelle classificazioni delle università internazionali, tanto per intenderci una di quelle che vede le università statali italiane in posizioni di retroguardia e che non comprendono mai la Bocconi… e hanno fatto una cosa semplicissima: hanno diviso “gli indicatori” della classificazione di ciascun ateneo per la spesa necessaria, il risultato ha ribaltato le posizioni delle università italiane che possiamo sintetizzare così: le posizioni ufficiali non sono certamente esaltanti, tuttavia visto quanto spendiamo (in ricerca quanto l’acquisto del cartellino di un bravo giocatore di calcio) sono ottime!...ecco analoghe considerazioni si potrebbero fare per la Scuola italiana.

La scuola italiana è un ambiente materiale di tipo brechtiano, cioè “essenziale” dove conta l’attore e non la scenografia. In effetti gli edifici sono splendidamente inadatti e vetusti, la sicurezza è “fai da te”, gli ambienti di lavoro e di studio sono da archeologia industriale, internet ha una banda larga lentissima, la dotazione tecnologica è in funzione delle risorse che possono essere disponibili, per cui è penosa. Ecco nonostante le cucine e gli ingredienti “, i cuochi” riescono a produrre risultati pregevoli, perché?,,,perché sono bravi cuochi ovvio!

Il precariato, malato cronico di “supplentite” è affrontato negli stessi termini con cui un medico (impazzito) affronterebbe un malato, dando la colpa al paziente della sua stessa malattia: la supplentite non è risolta perché continuano a formarsi piaghe da precariato patologico. L’approccio dovrebbe essere complessivo, non settoriale, dovrebbe riguardare innanzitutto come qualificare e rilanciare il mercato del lavoro italiano che sarebbe il caso che offrisse una adeguata collocazione ai giovani laureati, l’Amministrazione dovrebbe stabilizzare il precariato esistente coprendo ben oltre l’organico di diritto. Questo non viene fatto per i “vincoli europei” che vanno dalle magie contabili che le “partite di spesa straordinarie” offrono e dall’impossibilità di operare in deficit spending. In ogni caso per la tipologia di servizio offerto, una percentuale fisiologica di precariato è ineliminabile e l’afflusso di precari dovrebbe essere anche un modo di preservare la “diversità” docente e il collegamento reale con la società, quindi entro certi limiti un’esperienza necessaria e positiva.

Il percorso per diventare docenti è lungo e farraginoso, francamente è più semplice entrare alla NASA:
laurea magistrale+(TFA-SISS-abilitazione)+precariato+concorso per abilitati+tirocinio lavorativo =
docente di ruolo = 10-13 anni!
Da qui i “viaggi della speranza” in Romania, Spagna, Austria, Svizzera…sarebbe poi il caso che la magistratura desse un’occhiata per tranquillizzarci che l’indotto dei corsi vari, delle preparazioni, delle batterie di test anche in pillole, siano tutti più che limpidi e privi di conflitti di interesse o al massimo solo una mera conseguenza delle inefficienze amministrative, e non abbiano, oltre che il lucro, qualche “capacità di orientamento” delle scelte amministrative.

Venghino signori, venghino c'è l’organico docente che è un oggetto misterioso! Infatti si presta ad ogni sorta di manipolazione e di prestidigitazione: voglio dire che i precari sono troppi?…voilà parlo solo di contratti e non di posti o cattedra. Voglio dire che i docenti italiani sono tanti, fuori dalle dimensioni europee?.. voilà ci metto dentro i docenti di sostegno, quelli di religione, gli ITP e ci sarebbe un discorso di “esternalizzazione” sugli insegnanti di Scienze Motorie. Voglio dire che il sostegno è garantito agli allievi h?.. evito di ricordare che quando l'Amministrazione è soccombente, provvede ad assegnare le ore all'allievo ma le toglie da un altro che non ha fatto ricorso o che è inserito in contemporanea insieme ad altri allievi h con il medesimo insegnate di sostegno. Voglio dire che gli insegnanti italiani lavorano poco?.. evito di parlare di quale sia il tempo di preparazione di una lezione digitale, evito di parlare della norma contrattuale che prevede le ore di preparazione alle lezioni, gli altri impegni non curricolari “dovuti”. Il “potenziamento” lo scorso anno era una risorsa è andava supplita se assente, quest'anno la supplenza configura il danno erariale. Naturalmente non mancano mai i detrattori delle “vacanze lunghe” dei docenti che fanno confronti “scientifici” con i settori nazionali del privato, ignorando e sminuendo il confronto europeo che qui ci vede ai primi posti per “giorni di scuola”.

Le retribuzioni e la spesa sull'istruzione: sono le piu' basse d'Europa, sia in termini di valori assoluti, sia in termini di “incrementi”. Dunque è stato bloccato il contratto da 8 anni, sono stati congelati gli scatti, è stato allungato lo scaglione retributivo base di ingresso a 10 anni per i neo immessi in ruolo (una manciata di euro li dividono dalla linea delle retribuzioni A.T.A.), è stato  tagliato il fis e le spese di funzionamento, i residui attivi del MIUR sono stati radiati (crediti che le scuole vantavano nei confronti del Ministero), le ore eccedenti non sono piu' pagate in estate, il “dimensionamento” e altre “razionalizzazioni, gli esodati dell'allungamento “solare” dell'età pensionabile (+ 5 anni le donne,+2 anni gli uomini). Insomma oltre 40 miliardi di “tagli”, qualcosa di molto simile a 100.000 miliardi delle amate lirette. Naturalmente c'è sempre chi presenta “il buco previdenziale” derivante dall'accorpamento INPDAP-INPS, facendo finta di non sapere  che le Amministrazioni Pubbliche versano si...certo che versano...ma sono contributi figurativi e partite di giro contabili. Ma mentre il gap delle retribuzioni salariali dei docenti è incolmabile in qualunque classifica per quanto riguarda i dirigenti scolastici, sono state incrementate le retribuzioni complessive e si allineano con molte di quelle europee. E' il mondo alla rovescia della Scuola italiana, dove con una mano ti danno gli 80 euro e con l'altra te le richiedono indietro e magari ti sbloccano pure il contratto così prendi meno degli 80 euro. Incredibile, ma vero.

Ora ci chiediamo, se queste sono le “ombre”, ci sono ragioni di speranza e di positività nel lavoro che facciamo per il nostro Paese e per i nostri studenti?

Certo che ci sono e queste non ce le possono togliere nemmeno gli emissari degli usurai come li chiamava folkloristicamente lias Kasidiaris (discorso contro il memorandum), un parlamentare greco.

La Scuola italiana per esempio, visto che siamo un paese industrializzato, ha creato quel bacino di cervelli laureati che ha permesso al nostro Paese di accettare la competizione internazionale, o qualcuno crede che se i laureati fossero stati quelli che assumeva Agnelli o Tronchetti Provera e tutti gli altri “industriali” del nostro Capitalismo senza Capitale (come lo chiamava Colajanni), il nostro Paese sarebbe stato solo a poche posizioni dalla media? Eh no, non ci stiamo, la Scuola italiana ha collocato i laureati che il mercato privato, molto impegnato a comprare immobili e BOT e meno in ricerca applicata, non riusciva ad utilizzare portando il Paese a livelli standard occidentali e non “africani”. Quindi se per esempio abbiamo un mercato delle tlc che è uno dei più importanti al mondo, lo dobbiamo anche ai laureati fannulloni da 18 ore a settimana, sarà meglio ricordarlo a certi salotti che prima di parlare dovrebbero almeno pagare le tasse in Italia.

A scuola arrivano i ragazzi stranieri NAI, non sanno quasi nulla di Italiano, eppure vengono inseriti in classe, eppure la maestra, i docenti, la scuola se ne fanno carico e li portano in avanti in un percorso di inserimento e integrazione proficuo e senza grossi traumi, sono magari il 10% degli studenti. Se all’Unicredit, con circa 60.000 dipendenti in Italia, arrivano 6000 lavoratori stranieri provenienti da paesi diversi, che non sanno una parola di italiano, funziona tutto? Gli aziendalisti della qualità totale che dicono?

A quelli che ci spiegano la flessibilità del mercato del lavoro, lo sanno che ci sono laureati che sono disponibili su tutto il network nazionale delle scuole, pronti con il loro trolley a raggiungere qualunque destinazione e con un ampio spettro di “mansioni” e non per brevi periodi, ma per decenni? …vogliamo spiegare la flessibilità del mercato del lavoro ai docenti precari ?..ma anche no direi!

Spesso mi capita di dire che quando ci sono problemi sociali i “sensori” sono tre non necessariamente in questo ordine: il poliziotto, il medico, l’insegnante. Allora lo vogliamo dire o no che la Scuola ha tenuto insieme questo Paese, che gli insegnanti hanno avuto un ruolo strategico nell’attenuare le asimmetrie sociali e le istanze più radicali? Nel rispondere alla crisi della famiglia? Ce l’ha o no questo ruolo di collante sociale la scuola “in presenza” o è stato tutto appaltato ai “corsi on line”?

Il lavoro dell’insegnante è uno dei piu’ belli che ci siano, è bellissimo vivere con i giovani e vederli crescere, è il miglior antidoto all’invecchiamento fisico e mentale. Quanta grande soddisfazione può dare trasmettere le proprie conoscenze, progettare percorsi di studio, gratificare, valutare equamente, far “crescere” i futuri cittadini, perché gli insegnanti credono che un cittadino deve avere un posto di lavoro. E’ giusto? O vogliamo il “centro di addestramento” e non la scuola?...Vogliamo sviluppare la creatività, il pensiero laterale, l’equilibrio personale o no? Ci bastano degli “esecutivi” privi di qualunque spirito critico?

L’insegnante, l’educatore è in un continuo processo circolare: l’educatore educa ma viene anche educato, inoltre è anche un “rivoluzionario” perché educa ai valori di libertà, di democrazia, di rispetto ed equità. Queste cose servono alla società dei nostri figli, quella che come diceva Gibran abita le  stanze dell’avvenire che noi non passiamo vedere…

E poi come fece capire Primo Levi  in “Se questo è un uomo” (L’esame di chimica, capitolo 10), la scuola salva la vita!

Per questo dobbiamo tutti augurare un buon lavoro a tutti i docenti, nonostante le miserie del quotidiano, sappiamo che daranno ancora molto a questo Paese e al suo futuro, troika permettendo. 

L’Ispettore Tiriticco stuzzica l’acronimo BES


Oggi nella pagina Facebook di " Mastro Ticchio " l’Ispettore Maurizio Tiriticco facendo gli auguri di buon compleanno a Dario Ianes, si sofferma  sui BES nel seguente modo: “ Oggi è il compleanno di Dario Ianes, l'inventore dei BES, e gli invio affettuosi auguri. Mah!!! Però!!! Mi sono sempre chiesto: quando insegnavo nella scuola media, in aula c'erano solo alunni h! Tutti gli altri erano ovviamente diversi l'uno dall'altro - scuola dell'obbligo - e ciascuno di loro rappresentava Specifici Bisogni Educativi. Quindi i BES ci sono sempre stati, anche se non li chiamavamo così. E spettava a noi insegnanti, in sede di rilevazione dei livelli di partenza, di valutazione iniziale, di "programmazione educativa e didattica" e di conduzione delle attività educative, formative, istruttive (vedi il dpr 275) tener conto di queste differenze e modulare opportunamente gli obiettivi di apprendimento. Quindi, mi chiedo: che cosa ha scoperto Ianes? L'acqua calda. Oppure i BES sono stata una bella invenzione e servono ad attivare corsi su corsi con cui qualcuno ci guadagna? Sono cattivello, lo so! Ma tutti i vecchietti un po' malconci sono così!!! “


Aldo Domenico Ficara

Conosciamo School Bonus


La legge sulla Buona Scuola (n. 107 del 2015) prevede che i contribuenti-persone fisiche, enti non commerciali, soggetti titolari di reddito di impresa- possano effettuare un’erogazione liberale in denaro in favore delle scuole del sistema nazionale di istruzione (statali e paritarie). Al contribuente spetta un credito d’imposta pari al 65 % per le erogazioni effettuate nel 2016 e 2017 e del 50% per quelle disposte nel 2018. L’importo massimo ammesso all’agevolazione fiscale è pari a 100 mila euro per ciascun periodo d’imposta. Il credito d’imposta è ripartito in tre quote annuali di pari importo. I contribuenti scelgono liberamente la scuola da beneficiare e quest’ultima riceverà il 90 % dell’erogazione, poiché il restante 10 % confluirà in un fondo perequativo che sarà distribuito alle scuole che risultino destinatarie di erogazioni liberali in un ammontare inferiore alla media nazionale. Le erogazioni liberali devono essere finalizzate a sostenere investimenti per :
·        Realizzazione di nuove scuole;
·        Manutenzione e potenziamento di scuole esistenti;
·        Sostegno a interventi che migliorino l’occupabilità degli studenti.


Aldo Domenico Ficara

lunedì 19 settembre 2016

Tre fasi per compilare il PDP


La scuola  per la compilazione del Piano Didattico Personalizzato (PDP) , strumento nato per gli studenti con DSA e citato all'interno della legge 170/2010 e delle linee guida seguenti, deve possibilmente seguire le tre fasi sotto riportate:
1.     Incontro dei docenti con la famiglia e lo specialista al fine di acquisire quante più informazioni possibili sulla specificità e la peculiarità dell'alunno con DSA. Questo incontro è molto utile in quanto il docente può acquisire molte informazioni sia sul vissuto del ragazzo, sia sulla caratteristica del disturbo ed eventuali punti di forza/debolezza già individuati con lo specialista.
2.     Stesura del documento da parte del Consiglio di Classe. Ogni insegnante potrà indicare per la propria materia quali sono gli obiettivi didattici personalizzati che propone allo studente e quali misure dispensative e strumenti compensativi suggerire per il raggiungimento di tali obiettivi. Ad esempio, in matematica sarà inserito lʼuso della calcolatrice e/o del formulario per lo svolgimento dei problemi, piuttosto che in storia lʼuso delle mappe per lo studio e per le interrogazioni.
3.     Condivisione con la famiglia al fine di apporre la propria firma sul documento condiviso. Per favorire lo sviluppo dell'autonomia dello studente, è consigliato di farlo partecipare alla definizione del proprio PDP, dalla scuola media in poi.
Si ricorda in conclusione che il PDP è un accordo condiviso fra Docenti, Istituzioni Scolastiche, Istituzioni Socio-Sanitarie e Famiglia.  Si tratta di un progetto educativo e didattico personalizzato, commisurato alle potenzialità dell'alunno, che definisce tutti i supporti e le strategie che possono portare alla realizzazione del successo scolastico degli alunni DSA.

 

Aldo Domenico Ficara

 

 

Nella scuola i Dipartimenti disciplinari sono sedi deputate alla ricerca e all’innovazione


I Dipartimenti disciplinari sono sedi deputate alla ricerca, all’innovazione metodologica e disciplinare ed alla diffusione interna della documentazione educativa, allo scopo di favorire scambi di informazioni, di esperienze e di materiali didattici. I lavori vengono coordinati da un docente nominato dal Dirigente scolastico, previa autocandidatura  proposte dal dipartimento stesso e dello stesso DS, tenendo conto anche di esperienze e competenze di organizzare e promuovere attività di lavoro finalizzate al miglioramento della didattica.
Tra le competenze dei Dipartimenti rientrano:
·         la definizione degli obiettivi, l'articolazione didattica della disciplina e i criteri di valutazione;
·         la costruzione di un archivio di verifiche;
·        la scelta dei libri di testo e dei materiali didattici;
·        la scelta delle modalità di verifica e la costruzione di verifiche comuni;
·         il confronto delle diverse proposte didattiche dei docenti in ordine alla disciplina;
·        l'innovazione, attraverso un lavoro di ricerca e autoaggiornamento;
·        la promozione di proposte per l’aggiornamento e la formazione del personale
·        la promozione, la sperimentazione di metodologie didattiche plurime.
Il coordinatore collabora con la dirigenza, il personale e i colleghi:
1.     rappresenta il proprio dipartimento;
2.     fissa l’ordine del giorno, raccolte e analizzate le necessità didattiche, sulla scorta delle indicazioni del comitato didattico e delle richieste presentate da singoli docenti;
3.     su delega del dirigente scolastico, presiede il dipartimento le cui sedute vengono verbalizzate; il verbale, una volta approvato e firmato dal coordinatore, viene riportato sul registro generale dei verbali del dipartimento.
4.     è punto di riferimento per i docenti del proprio dipartimento come mediatore delle istanze di ciascun docente, garante del funzionamento, della correttezza e trasparenza del dipartimento;
5.     verifica eventuali difficoltà presenti nel proprio dipartimento. Quando il dialogo, il confronto e la discussione interna non risolvano i problemi rilevati, ne riferisce al dirigente scolastico.

 

Aldo Domenico Ficara

domenica 18 settembre 2016

Questione meridionale nel sistema scuola. Studiare Silone, Vittorini e Sciascia apre la mente


Un decreto del 2010 ridusse a 17 gli autori del Novecento da studiare: solo una donna, la Morante, e via nomi illustri del Sud come ad esempio Carlo Levi.  Salvatore Quasimodo, Alfonso Gatto, Ignazio Silone, Anna Maria Ortese, ma pure Elio Vittorini e Leonardo Sciascia. I nomi – e il prodotto del talento – di questi ed altri grandi protagonisti della letteratura del nostro Novecento, tutti meridionali, rischiano di scomparire dalle antologie dei licei. Come se mai fossero esistiti. Il rischio, tutt’altro che aleatorio, è stato innescato dal documento delle Indicazioni nazionali (DM 211/2010, che accompagna il DPR 89 del 15 marzo 2010, recante la “Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei Licei”) con cui nel 2010 si tracciarono le linee guida degli insegnamenti considerati fondamentali per gli studenti dei sei indirizzi liceali. Secondo queste linee guida per conoscere la letteratura del Novecento italiano basta studiare Ungaretti, Saba e Montale, poi Rebora, Campana, Luzi, Sereni, Caproni, Zanzotto, quindi Gadda, Fenoglio, Calvino, Primo Levi e infine Pavese, Pasolini, Morante, Meneghello. In tutto, diciassette autori.  Questa esclusione rappresenta un impoverimento per il nostro sistema scolastico e per i nostri studenti, che dovrebbero avere l’opportunità di conoscere colonne portanti della nostra cultura come Elio Vittorini, Leonardo Sciascia, Salvatore Quasimodo, Matilde Serao, Anna Maria Ortese  e altri non meno autorevoli dei primi citati. Tale esclusione  rappresenta soprattutto la cartina di tornasole riguardante un attacco sistematico ( a cui la politica nazionale deve porre rimedio ) alla cultura del meridione. In altre parole si è voluta creare una vera e propria  “ questione meridionale “ del sistema scuola.

 

Aldo Domenico Ficara

PS: nel titolo non si cita il premio Nobel Salvatore Quasimodo, perché è sottointeso che lo studio di tale eccellenza letteraria possa aprire la mente di qualsiasi studente di qualsiasi latitudine

sabato 17 settembre 2016

Dieci mosse per mettere una scuola ko


Ecco il " decalogo al contrario " che il preside di un liceo scientifico di Bologna, ha inviato ieri alle famiglie dei suoi 1.500 studenti:

1) Evitate di parlare con i docenti
2) Sostituitevi ai vostri figli: cercate di eliminare tutte le esperienze che li possano mettere in difficoltà
3) Non controllate mai il registro elettronico (mi fido...)
4) Credete loro anche contro l’evidenza
5) Date sempre la colpa alla scuola
6) Giustificateli sempre e comunque (poverini...)
7) Non sosteneteli nel loro impegno quotidiano (quanta fatica...)
8) Non premiate mai il loro sforzo
9) Date assoluta importanza più al voto che alle cose che imparano ed alla loro crescita
10) Non ascoltateli quando vi parlano di sé e dei loro problemi extrascolastici
 

Con questo " decalogo al contrario " si solleva  con toni garbati un tema serissimo,  quello del rapporto sempre più conflittuale tra scuola e genitori
 
 
 
Aldo Domenico Ficara

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