giovedì 24 agosto 2017

Gli stipendi degli insegnanti italiani vanno indietro come i gamberi

Gli stipendi della scuola italiana non solo sono tra i più bassi d’Europa – 1.300 euro di media netti al mese appena assunti, 1.800 a fine carriera – ma anche quelli che hanno evidenziato la contrazione più forte negli ultimi anni, circa il 7 per cento . Sono dati che, se analizzati con la giusta attenzione, dimostrano ancora di più la gravità della situazione ( totalmente negativa per gli insegnanti italiani ), infatti, a fine carriera, a fronte di una media salariale annua nei paesi Ocse di 44.407 euro lordi, e a una media europea di 44.204, l’Italia risponde con 35.951 euro, ed è seguita solo da Grecia, Polonia, Ungheria e Slovacchia. Lo stipendio di un docente italiano a inizio carriera è in media di 29.445 euro annui, sei anni fa era di 31.914 euro.


Aldo Domenico Ficara

Gabriele Toccafondi: la paritaria è la seconda gamba del sistema di istruzione nazionale, se crolla cede l’intero sistema

La scuola non statale conta un milione di iscritti, 13mila scuole, 160mila insegnanti. A tal riguardo Gabriele Toccafondi, sottosegretario al Miur, in una intervista a  Tribunapoliticaweb.it sottolinea: “ La paritaria è la seconda gamba del sistema di istruzione nazionale. Bisogna guardare al sistema. Come si fa a non comprendere questo?  E come si fa a non comprendere che se cede una delle due gambe, e parlo della scuola non statale, cede l’intero sistema? E come si fa a dirsi sbalorditi? Bisogna ricordare che la scuola statale conta 9 milioni di iscritti di iscritti di ogni ordine e grado. La scuola paritaria accoglie 1 milione di bambini e di ragazzi.  Lo stato in media (dati Miur e Ocse ndr.) investe ogni anno 6.500 euro per ogni bambino o ragazzo della scuola statale mentre per un bambino o ragazzo di una scuola non statale questo contributo è in media di 500 euro  È chiaro che se domani la scuola paritaria dovesse chiudere si “risparmierebbero” i 500 euro a ragazzo, però questo milione di bambini dovrebbe avere scuole, tavoli sedie, insegnanti ed essere inserito nella scuola statale “.

Aldo Domenico Ficara

Assegnazione provvisoria : indispensabile disponibilità almeno in una delle scuole inserite nelle preferenze

Il personale della scuola (docente, educativo ed ATA) ha la possibilità di partecipare alla “mobilità annuale”, cioè di poter prestare servizio per un anno, in una scuola diversa da quella in cui si è titolari o assegnati da ambito territoriale, nella stessa o di altra provincia, senza modificare la propria sede di titolarità. Due gli istituti possibili per la mobilità annuale: l’utilizzazione e l’assegnazione provvisoria. Per quanto riguarda l’ottenimento dell’assegnazione provvisoria  è indispensabile che ci sia disponibilità almeno in una delle scuole inserite nelle preferenze e che, chiaramente, non vi siano altri docenti con precedenza o con maggior punteggio che hanno fatto la stessa richiesta.


Aldo Domenico Ficara

mercoledì 23 agosto 2017

In provincia di Gorizia selezione per un Educatore asilo nido

Il comune di Grado ( in provincia di Gorizia ), ai sensi di quanto disposto dall’art. 23 della L.R. n. 18/2016, indice una selezione per titoli e colloqui finalizzata all’assunzione a tempo pieno ed indeterminato di un Educatore asilo nido – categoria C, da assegnare all’Area Economico Finanziaria – Servizi alla Persona. La domanda di partecipazione alla selezione dovrà pervenire entro il termine perentorio del 30 agosto 2017, anche nel caso di spedizione con raccomandata A/R. La Commissione avrà a disposizione un punteggio massimo complessivo di 30 punti così ripartito:
- curriculum: 10 punti
- colloquio: 20 punti
- non saranno considerati idonei i candidati che 
 avranno riportato nel colloquio un punteggio  inferiore a 14/20. 

Vai al bando

Massimo Recalcati: il vero ruolo dell’insegnante è aprire mondi e aperture mai pensate prima

Secondo le parole di Massimo Recalcati, il maestro dovrebbe “aprire vuoti nelle teste, aprire varchi nei discorsi già costituiti, fare spazio, aprire mondi e aperture mai pensate prima”. Sempre secondo Recalcati  è questa “l’erotica dell’insegnamento”. E ancora: " Naturalmente le difficoltà che incontrano gli insegnanti di fronte a una platea di studenti che, a detta di molti, “non ascoltano più”, “non parlano più”, “non leggono più”, sono moltissime e certo non è semplice per una categoria che sempre più spesso viene umiliata sia economicamente che socialmente, trovare le giuste motivazioni per assolvere al meglio a questo ruolo. Eppure in moltissime scuole italiane assistiamo ogni giorno, durante l’ora di lezione, a incontri che possono cambiare la vita. Come accade a volte con certi libri o certe opere d’arte, succede che a un certo punto, dal momento in cui avviene l’incontro, il mondo non è più come prima ".

Massimo Recalcati ha insegnato come professore a contratto in varie università, fra le quali quelle di Padova, Urbino, Bergamo, Losanna. Attualmente, insegna Psicopatologia del comportamento alimentare presso l'Università degli Studi di Pavia, e "Psicoanalisi e scienze umane" all'Università degli Studi di Verona. È direttore scientifico dell'Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Applicata (IRPA) e fondatore della onlus Jonas, centro di clinica psicoanalitica e psicoterapeutica con diverse sedi decentrate nel territorio

Resto al Sud : fino a 50mila euro per chi ha meno di 35 anni e ha un progetto imprenditoriale nel cassetto

Per i giovani del Sud che sognano di aprire un'impresa mancano pochi giorni per veder realizzate le proprie aspirazioni professionali. Infatti, subito dopo l'estate, se il Governo rispetterà i tempi, chi ha meno di 35 anni e ha un progetto imprenditoriale nel cassetto potrà bussare a Invitalia per chiedere un aiuto fino a 50mila euro per coprire le spese per avviare la propria azienda, che possono diventare 200mila euro in caso di più soci. Si chiama “Resto al Sud”, la nuova misura che sarà gestita da Invitalia per incentivare i giovani all’avvio di attività imprenditoriali nelle regioni del Mezzogiorno. Il provvedimento, varato con decreto legge n.91 del 20 giugno 2017, è rivolto, come già detto, agli imprenditori under 35 residenti nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.


Aldo Domenico Ficara

DIRIGERE LA SCUOLA N. 8/2017

Editoriale: di Vittorio Venuti - Rapporto invalsi:il sud migliora, il “cheating” diminuisce.Il senso?
Antonietta Di Martino -AGE MANAGEMENT: gestione dell’età nei luoghi di lavoro
Michela Lella - I nuovi docenti
Angelo D’Onofrio - Il caso di ALBERTO
Giacomo Mondelli - Progettazione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa
Anna Armone -Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali
Damiano Verda -Uguaglianza e merito
Silvia Giannone -Cyberbullismo: un dramma sociale, i punti più significativi della legge 71 /2017
Viviana Rossi -S.O.F.I.A.: il Sistema Operativo per la Formazione e le Iniziative di Aggiornamento dei docenti
Antonio Sapiente -Il passaggio di gestione tra dirigenti scolastici

Notizie in breve:

“Vincent in Love - il lavoro dell’anima” di Giovanna Strano
Salute e sicurezza nella scuola: da mero adempimento, a parte integrante della formazione universitaria dei futuri docenti e dirigenti scolastici

Rubriche:

CPIA … a cura di Ada Maurizio - Il mondo dentro visto da fuori
LA SCUOLA IN EUROPA … a cura di Mario Di Mauro - Non solo saperi e competenze cognitive per PISA. è importante anche il‘benessere’degli studenti
PSICOLOGIA DELLA GESTIONE … a cura di Vittorio Venuti - L’ATTUALITÀ ignorata di DON MILANI
GIURISPRUDENZA DEL LAVORO … a cura di Rosanna Visocchi - Corso intensivo di formazione per immissione nei ruoli dei Dirigenti scolastici: sollevata la questione di legittimità costituzionale delle normativa di riferimento



A Milano mancano all’appello 1.400 insegnanti di sostegno

Sulle pagine de Il Giorno, in relazione alla mancanza di docenti di sostegno nel milanese si scrive: “Mancano all’appello ancora 1.400 insegnanti di sostegno a Milano. «Il contingente previsto dal Ministero era di 1.953 posti complessivi per tutti gli ordini di istruzione: non solo non ci siamo, ma la forbice è destinata ad allargarsi perché chi non ha ottenuto i trasferimenti potrà ottenere l’assegnazione provvisoria fuori regione». E ancora: “  A fare i conti è il segretario milanese di Cisl Scuola: «A preoccupare sono soprattutto elementari e medie: alle primarie servono 853 insegnanti di sostegno, dopo le immissioni in ruolo ne mancano più di 670; alle medie ne occorrono 927 e ci sono 700 posti vuoti. Per la scuola dell’infanzia sono 110, ci siamo quasi; alle superiori 63 e non dovrebbero esserci problemi» “.

Valeria Fedeli: chi non è in grado di insegnare, deve accomodarsi altrove

Il Ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli in una intervista rilasciata a Ilsussidiario.net, alla domanda “il docente italiano è inamovibile ?”,  risponde in modo deciso: “L'inamovibilità a fronte dell'incapacità non dev'essere più possibile. Poi si tratterà di vedere come fare. Non voglio discriminazioni, ma reciproca consapevolezza. Lo so, è un tema difficile. Su questo però non mi faccia aggiungere altro”. Tradotto in parole povere con quel "L'inamovibilità a fronte dell'incapacità non dev'essere più possibile "  il Ministro fa intendere che non è più accettabile avere docenti a mezzo servizio o poco inclini alla professione di insegnante ovvero chi non è in grado di insegnare, deve accomodarsi altrove. Prove tecniche per futuri licenziamenti ?



Aldo Domenico Ficara 

Legge 107: non è la legge dell'inganno, ma dei furbetti.

Riportiamo un botta e risposta di due colleghi che hanno commentato l’articolo di RTS a firma di Rosella Raccuglia:

Rosanna Buscema
La legge del posto fisso, molti hanno letto solo una parola "RUOLO". Le 100 province sono state scelte e non imposte, tutti hanno scelto il nord perché era più facile entrare, tutti pensavano dopo un anno torno a casa. Adesso sono tutti "deportati", al momento di presentare domanda nessuno si è accorto di avere famiglia? Nessuno si è accorto che le sedi scelte stavano a tantissimi chilometri da casa? Nessuno ha pensato che stare al nord ha un costo come lo è sempre stato per i precari che non si sono mai lamentati?  Tutti o quasi, il giorno dopo aver preso il ruolo hanno chiesto congedi, aspettativa, legge 104.Adesso pur di tornare a casa c'è chi si è iscritto per il TFA del sostegno, hanno scoperto la passione per i bambini in difficoltà che hanno bisogno d'aiuto!!!Non dimentichiamo che una parte di questi insegnanti faceva altro lavoro e non aveva neanche punteggio. Non è la legge dell'inganno, ma dei furbetti.

Daniele Ciatto
Cara signora, la sua descrizione dei fatti non mi pare molto oggettiva: i furbetti di cui parla, ovvero coloro che hanno scelto il nord pensando ad una facile immissione in ruolo sono coloro che sono stati immessi in ruolo prima della 107, e per i quali non è stato applicato il blocco triennale (che anzi era quinquennale), in quanto l'anno successivo gli hanno concesso la deroga per tornare a casa, con precedenze che, in buona sostanza, azzeravano l'anzianità di servizio. Gli immessi in ruolo con la 107, hanno scelto le 100 province, ma partendo da quella di residenza, e grazie ad un algoritmo fantasma(di cui il ministero non ha mai e dico mai chiarito la natura) si sono ritrovati a centinaia di km da casa, magari dopo 20 anni di precariato. Gli stessi docenti, nella gran parte dei casi, hanno creduto ancora una volta che il Miur dicesse la verità quando sbandierava ai quattro venti che questo era l'ultimo treno per l'immissione in ruolo, e che le GAE sarebbero state abolite, per cui la paura di vedere vanificati anni di sacrifici ha spinto verso la proposta di assunzione. Se il Miur voleva modificare il reclutamento dei docenti passando dalla base provinciale a quella nazionale, bastava modificare le GAE e ricompilarle su base nazionale (graduatoria unica), garantendo così una trasparenza che, invece, la 107 ha azzerato.



La formazione degli insegnanti fuori dall’orario di servizio deve essere retribuita

L’Aran, con specifico parere, ha ribadito un principio di carattere generale che si deve applicare ai contratti collettivi nazionali di lavoro del pubblico impiego, nei quali viene previsto che almeno l’1% dell’orario debba essere destinato alla formazione, cui si aggiunge la possibilità di avere permessi. Nel particolare, l’Aran ha specificato che le ore dedicate alla partecipazione a corsi di formazione e aggiornamento professionale dei dipendenti pubblici organizzati dall’ente o comunque autorizzati dallo stesso presso altri soggetti pubblici o privati, devono essere considerate come servizio prestato a tutti gli effetti e, quindi, anche come orario di lavoro, ai fini del completamento del debito orario delle ore settimanali. Questa indicazione, che non può essere derogata dalle scelte delle singole amministrazioni, porta alla conseguenza che l’eventuale superamento del normale orario giornaliero deve essere equiparato alle prestazioni di lavoro straordinario, con la maturazione del diritto per il dipendente a percepire la differenza retributiva per lavoro straordinario o, in alternativa, su richiesta del lavoratore, ad usufruire di riposi compensativi commisurati alle ore extra effettuate

martedì 22 agosto 2017

Il comune di Monza ha indetto un concorso per 4 posti di Educatore scuola dell’infanzia

Il comune di Monza ha indetto un concorso pubblico per titoli ed esami per la copertura a tempo indeterminato e pieno, di n. 4 posti di Educatore scuola dell’infanzia, categoria C, C.C.N.L. Comparto Regioni e Autonomie Locali, di cui n. 1 subordinato al mancato rientro in servizio di un’educatrice della Scuola dell’infanzia dimissionaria con diritto alla conservazione del posto sino al 15 settembre 2017 e n.1 subordinato al collocamento a riposo di un’ulteriore educatrice, previsto per il 1 dicembre 2017.  La data di scadenza per la presentazione delle domande di ammissione è il 21 settembre 2017. L’unica modalità di presentazione della domanda di ammissione al concorso, PENA ESCLUSIONE, è l’iscrizione on-line, all’indirizzo www.comune.monza.it, sezione “Comune – Lavora con noi - Concorsi pubblici ”.

Petizione su sperequazione di trattamento economico tra docenti di nazionalità europee differenti

Con questa Petizione vogliamo rivendicare il principio secondo cui è impensabile stare in Europa e assistere ad una sperequazione di trattamento economico tra docenti di nazionalità europee differenti. I nostri colleghi Europei lavorano in media in meno di noi italiani, nonostante questo aspetto percepiscono stipendi più alti, non vivono l'incubo del precariato scolastico come accade in Italia, non hanno l'accesso all'insegnamento veicolato dalle classi di concorso, godono di migliori possibilità di crescita professionale e di maggiori condizioni di tutela e promozione della salute così come intesa dall'OMS nel proprio posto di lavoro. I docenti svolgono un ruolo delicatissimo nella nostra società, un compito di affiancamento ai propri alunni e alle loro famiglie in un processo di crescita, sviluppo e maturazione dell'individuo, hanno poi il compito di essere promotori della cultura del proprio paese e dell'incontro con altre realtà, di accompagnare le future generazioni verso un accrescimento didattico - educativo ma sopratutto verso un accrescimento umano personale e di relazione verso gli altri, quindi il compito di valorizzare l'incontro tra popoli. Se abbiamo a cuore l'Italia, prenderemo a cuore anche la tutela di questa categoria professionale che insieme alle famiglie ha un carico di responsabilità importante di supporto nello sviluppo degli alunni di oggi e cittadini del domani. Riconoscere dunque un aumento dello stipendio ai docenti italiani portandolo ai livelli di trattamento economico dei colleghi europei implicherebbe da un lato il ripristino di un riconoscimento del valore della professione docente e dall'altro la possibilità per gli stessi d'investire nella formazione continua al fine di migliorare la propria formazione professionale, nell'interesse prioritario verso i propri alunni. E' risaputo inoltre che la professione docente è una delle professioni ad alto rischio di burn out, proprio per la mole di lavoro loro richiesta e per le pochissime risorse umane ed economiche a cui lo stesso può attingere nel miglioramento, tutela e prevenzione rispetto alla propria condizione con cui il professionista dell'istruzione si confronta.

Ministro Fedeli, il suo “Mi auguro” fotografa la condizione dell’istruzione.

Di Gianfranco Scialpi

Chi lavora nella scuola sa benissimo che l'istruzione e quindi gli insegnanti, non ricevono quelle attenzioni che meritano. Quasi tutti parlano della formazione come valore strategico per il futuro. Eppure! E purtroppo ora ci si mette anche il Ministro Fedeli!

Le due dichiarazioni del Ministro

A luglio il Ministro dichiarava: “I docenti devono essere pagati molto di più…Il doppio di quanto prendono ora…Ma non bisogna fare demagogia, non è un risultato che si possa raggiungere in poco tempo. Questa però è l’obiettivo a cui si deve tendere“.
Qualche giorno fa ha rilasciato un'intervista al "Sole 24 Ore" ( 20 agosto) dicendo "Intanto, il contratto riguarderà il nuovo maxi-comparto Scuola-Università-Ricerca. Mi auguro che in manovra si troveranno risorse aggiuntive, per chiudere la partita entro l’anno."

La discontinuità

Tra le due dichiarazioni esiste una discontinuità, riguardante l'approccio al problema-contratto. Ha dichiarato M. Pacifico (Presidente Anief) “Parlando del rinnovo contrattuale la Fedeli dice di augurarsi che nella manovra si trovino risorse aggiuntive per chiudere la partita entro l'anno. E'curioso, che, dopo avere più volte preso l'impegno pubblico negli ultimi mesi, di chiudere la partita sul rinnovo di contratto entro il 2017, ora la Ministra cambi versione trasformandolo in un augurio".

Considerazioni

Premetto: non ho mai riposto tante speranze sulla prima dichiarazione del Ministro.
La discontinuità nasconde, però, un problema più ampio che rimanda al rapporto tra la società e l'istruzione. A mio parere il "mi auguro" esprime passività, subalternità ed estraneità rispetto alle decisioni che altri soggetti più importanti dovranno prendere. Si ha l'impressione che il Ministro Fedeli non sia un componente del governo. Pare che non parteciperà  a fine settembre all'approvazione della Legge di Stabilità 2018.

Questi elementi sono accostabili al profilo dell'istruzione. Ritenuta dal contesto economico poco importante, non strategica, inadeguata a partecipare ai "tavoli che contano". Quindi incapace di far sentire la propria voce che rimanda al futuro. Ancora: una presenza messa all'angolo, quello più buio, in modo da non avvertirne il respiro. Insomma, una conferma!     

Fedeli sul problema NEET: bisogna puntare alla formazione dei docenti

Secondo il Ministro dell’istruzione Valeria  Fedeli  in Italia per affrontare in modo adeguato il problema del Neet bisogna puntare alla formazione dei docenti. Infatti, il ministro intervenuto al meeting di Rimini ha spiegato così il suo punto di vista: “ In Italia abbiamo costruito poco per rispondere a questo dramma. Non solo come sistema di istruzione e di formazione, ma anche come sistema economico nazionale, che poco ha compreso le trasformazioni già in atto e non ha adeguato saperi e competenze al cambiamento costante nel lavoro. Bisogna intervenire sulla qualità della didattica. E dunque sulla qualità formativa dei docenti. Aggiornamento costante, utilizzo di nuove tecnologie per venire incontro alle condizioni nuove e diversificate degli apprendimenti”. A tal proposito vogliamo ricordare il recente articolo di RTS sull'argomento.



Aldo Domenico Ficara

Legge n. 107: La legge dell'inganno

di Rosella Raccuglia


Nel 2015 Renzi per convincere tutti i precari a presentare domanda di immissione in ruolo diceva.... "dall'anno prossimo nella scuola pubblica si entrerà soltanto attraverso concorso". Adesso, i rimasti in Gae, che allora non lo ascoltarono, entrano di ruolo in provincia, mentre chi si è fidato si trova ad oltre mille chilometri di distanza dalla propria famiglia e dalla propria terra. 

Io so chi sei Miur, conosco abbastanza i tuoi meccanismi perversi e le tue dinamiche per indurre i Tuoi insegnanti a gettare la spugna. Ti dico che ti adopererai e ti industrierai affinché la qualità dell'istruzione in Italia sia ridotta ai minimi termini. Ti sto dicendo che, pur privo di competenza, ti prenderai la responsabilità di fronteggiare le "emergenze" con dei decreti palliativi e Mai risolutivi. So che ti dedicherai in modo scientifico e ottuso alla corretta applicazione di Contratti, decreti e deroghe, battendo un colpo al cerchio e uno alla botte e di fatto riuscendo a scontentare tutti :docenti di ruolo, Gae, presidi, ATA, famiglie e alunni. So che lo farai, "forse" in buona fede, ma sappi che sarà la tua Waterloo, la tua Caporetto e non ci saranno né vincitori, né vinti, ma saremo tutti sconfitti e L'ISTRUZIONE sarà la tua vittima più illustre.

A Palermo insegnanti senza lavoro accettano un impiego da lavapiatti

A Palermo gli ottomila dipendenti della formazione a due anni dal terremoto nel sistema dei corsi regionali che non ha ancora fatto ripartire le lezioni, si trovano in un paradosso: erano le figure chiamate a costruire un percorso occupazionale per i giovani siciliani, ma adesso che a dover cercare un lavoro sono loro non riescono a rientrare nel circuito. Infatti, come riporta Repubblica ( cronaca di Palermo ), c’è chi ha accettato un impiego da lavapiatti, chi manda curriculum in giro, chi spera nell’assegno di disoccupazione e intanto sopravvive con l’aiuto dei familiari.



Aldo Domenico Ficara

Quando una riforma scolastica finisce in violenza e morte

Ricordiamo quanto successo appena un anno fa in Messico in quei terribili episodi di violenza che il giornalista investigativo messicano Sanjuana Martinez  definì una vera e propria “caccia” per eliminare i dissidenti che si opposero alla riforma dell’educazione. Nel 2016 il governo messicano diede seguito alla minaccia di usare la forza contro gli insegnanti in sciopero per il ritiro della Riforma dell’Educazione. La polizia messicana attaccò gli insegnanti in sciopero contro la riforma dell’educazione di stampo liberista nello stato meridionale di Oaxaca, uccidendo almeno 8 persone e lasciandone decine d’altre ferite. In una conferenza stampa dalla capitale messicana, un portavoce del sindacato comunicò l’identità di due persone uccise: Andres Aguilar Sanabria, 23 anni e Santiago Jimenez Aylin, di 28, entrambi insegnanti in tirocinio.



Aldo Domenico Ficara

Nel comune di Cremona selezione per la figura professionale di Istruttore Educatore presso le Scuole per l’Infanzia

Il comune di Cremona n esecuzione della determinazione dirigenziale n. 1380 di registro, del 17 agosto 2017, rende noto che è indetta selezione pubblica per la formazione di una graduatoria-ad integrazione dell’attuale- per la figura professionale di ISTRUTTORE EDUCATORE (categoria C1) presso le Scuole per l’Infanzia comunali, da utilizzare, in relazione alle effettive esigenze di servizio, per assunzioni a tempo determinato (incarichi annuali e di breve durata). I candidati dovranno avere il seguente titolo di studio: Diploma di Abilitazione all’insegnamento nelle scuole di grado preparatorio o Diploma di Maturità Magistrale o Diploma di Maturità rilasciato da Liceo Socio-Psico-Pedagogico oppure Maturità Professionale di Assistente Comunità Infantili comprensivo del titolo di “abilitazione all’insegnamento nelle scuole di grado preparatorio” rilasciato da Scuole Magistrali legalmente riconosciute, o titoli equipollenti comunque abilitanti all’insegnamento nelle scuole di tale ordine, ai sensi di legge. Si precisa che i sopra elencati Diplomi sono validi ai fini dell’insegnamento se conseguiti entro l’anno scolastico 2001-2002; oltre tale data è necessario il Diploma di Laurea in Scienze della Formazione Primaria- indirizzo Scuole Infanzia- o titoli equipollenti così come previsto dalla normativa vigente in materia. Coloro che intendono partecipare alla selezione dovranno far pervenire domanda, redatta in carta semplice e debitamente sottoscritta, all'Ufficio Protocollo del Comune di Cremona – piazza del Comune, 8 - 26100 Cremona- entro il termine perentorio di Lunedì 4 settembre 2017  (termine perentorio anche per le domande pervenute tramite posta)

L’Italia presenta un tasso di NEET superiore alla media europea e pensa al liceo breve

NEET è l'acronimo inglese di "not (engaged) in education, employment or training",  indica persone non impegnate nello studio, né nel lavoro né nella formazione. I dati relativi ai NEET sono utilizzati in economia e in sociologia del lavoro per indicare individui che non sono impegnati nel ricevere un'istruzione o una formazione, non hanno un impiego né lo cercano, e non sono impegnati in altre attività assimilabili, quali ad esempio tirocini o lavori domestici. NEET è stato usato per la prima volta nel luglio 1999 in un report della Social Exclusion Unit del governo del Regno Unito, come termine di classificazione per una particolare fascia di popolazione, di età compresa tra i 16 e i 24 anni. Avere un basso livello di istruzione è il principale fattore di rischio per essere NEET: a dirlo è la Commissione Europea, che lo scorso 17 luglio ha pubblicato l'edizione 2017 dell'indagine annuale sull'occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (ESDE). L’Italia presenta ancora un tasso di NEET superiore alla media europea. Il rapporto pubblicato dalla Commissione Europea evidenzia come negli ultimi due decenni il mondo del lavoro stia cambiando, con importanti implicazioni sociali, economiche e demografiche. La maggior parte di questi cambiamenti, che siano strutturali o ciclici, interessa i cittadini più giovani (25-39 anni). L’Italia ha il numero più alto di NEET fra 15 e 24 anni, pari al 19,9%, mentre la media europea è 11,5%. Il tasso di occupazione giovanile in Italia è tra i più bassi d’Europa: meno del 30% per i giovani tra i 20 e i 24 anni, intorno al 54% per quelli tra i 25 e i 29 anni. Con questa pesante zavorra sociale e culturale in Italia si pensa e sperimenta il liceo breve.



Aldo Domenico Ficara

lunedì 21 agosto 2017

Napoli: selezione per maestre nelle Scuole dell'Infanzia



Il comune di Napoli  rende nota la selezione pubblica, per titoli ed esame, per la formazione di una graduatoria da utilizzare per il conferimento a tempo determinato di supplenze annuali e temporanee, a tempo pieno e/o a tempo parziale, per maestre di classe comune e maestre di sostegno didattico, delle Scuole dell'Infanzia Comunali. I termini di presentazione delle domande decorrono dalla data di pubblicazione del presente avviso fino alle ore 23:59 del giorno 13 settembre 2017.



Raccomandazioni all’esame di maturità: abitudini di un Paese che si lamenta senza aver voglia di cambiare

Si riporta l’inizio di un articolo trovato nei meandri della rete web che descrive pratiche più o meno legittime sull’arte della raccomandazione riguardante gli esiti dell’esame di maturità. L’articolo inizia così: “ Con l’arrivo degli esami di stato si ripete un fenomeno, piuttosto triste, che ben descrive le abitudini di un paese che si lamenta  senza aver voglia di cambiare: la corsa alle conoscenze illustri, all’amico dell’amico, al medico di famiglia, allo zio di quinto grado o a chiunque possa vantare anche il minimo legame con un membro della commissione esaminatrice cui si possa raccomandare il tale allievo. Il quale poi, si badi bene, è sempre la pecorella smarrita da ricondurre con magnanimità all’ovile della promozione, quella non meritata ma auspicata, quella per cui altri studenti, senza un santo in Paradiso, hanno sudato e sudano sette camicie. Il raccomandato invece no: si ricorda di avere un esame da superare solo all’ultimo minuto dell’ultimo giorno, quando le pagine da leggere si moltiplicano e si confondono; non sa neppure quali siano i programmi da studiare, dato che, per tutto l’anno scolastico, ai libri ha preferito facebook, le passeggiate in compagnia o il piangersi addosso dicendo di non riuscire a sostenere un carico di lavoro che altri suoi coetanei, comunque, sostengono. I genitori del raccomandato, che già durante l’anno avevano sostenuto il figliolo a furia di certificati medici attestanti stress o altre simili invenzioni, si trovano dunque costretti, in sede d’esame, all’ennesimo soccorso: attivare una rete di conoscenze macroscopica  -perché, si sa, tutto il mondo è paese- e far giungere ai professori membri della commissione esaminatrice la parola più consona perché il giovane - debole, stressato, emotivo e mai, si noti bene, fannullone- possa essere messo in condizione di superare la prova suprema “.


Per il sistema scuola italiano cosa si vede all’orizzonte? Possibili licenziamenti di massa!

Per il sistema scuola italiano nel medio termine cosa si vede all’orizzonte? A mio modesto parere si vede un possibile fenomeno di licenziamenti di massa! Perché sono così negativo? Perché basta seguire il filo logico delle innovazioni normative di questi ultimi anni. Con la " Buona Scuola " si è istituzionalizzato l’ambito territoriale, un luogo dove finiscono i nuovi insegnanti e quelli che perdono la cattedra nella loro scuola per restringimenti del monte orario in organico. Quando si finisce in ambito territoriale si può essere ricollocati con chiamata diretta o d’ufficio, se ci sono cattedre disponibili. Nel caso in cui non ci fossero cattedre disponibili,  il distacco dal proprio territorio di abituale dimora diviene una drammatica realtà. Quindi il legislatore ha creato questo " innovativo " involucro territoriale dove posizionare nel tempo gli insegnati, facendoli uscire, senza ritorno, dalla vita scolastica del proprio istituto ( colpo mortale alla continuità didattica e alle competenze di una scuola ). Quando recentemente è stato proposto il liceo breve, pochi hanno avuto il coraggio intellettuale di dire che saltano un quinto delle cattedre esistenti, ovvero che il 20% degli insegnanti sarà destinato all’ambito territoriale, e per molti di loro senza possibilità di rientro. Ovvero siamo nell’anticamera della perdita del posto di lavoro, a meno che per continuare a insegnare non si voglia scegliere altre regioni, altri territori, altre comunità comunque distanti dalla propria terra natia ( distacchi che negli anni passati sono stati chiamati " deportazioni " ). Questa è solo una mia riflessione fatta a voce alta, che spero possa essere smentita o giudicata errata dai fatti di normativa scolastica che verranno.



Aldo Domenico Ficara 

Miur-Istruzione invita a scoprire come funziona la domanda di messa a disposizione

Vuoi entrare a far parte del mondo della scuola?
Sei stanco di aspettare una chiamata che non arriva? Scopri come funziona la domanda di messa a disposizione. Sono ancora tante le scuole che sono alla ricerca di docenti. Le cattedre vuote in tutta Italia ci sono. Innanzitutto hai bisogno di compilare un modulo di messa a disposizione per supplenze. Se vuoi scoprire come funziona la mad e vuoi capire come fare a segnalare la tua disponibilità sei nel posto giusto, perchè con questo nostro articolo sull’argomento avrai tutte le informazioni necessarie.

Maria Giovanna Sandri: il DM 24 CFU è un provvedimento ingiusto e del tutto inutile

Riportiamo le parole di Maria Giovanna Sandri (Sinistra Italiana) in riferimento all’atto legislativo dei 24 crediti per poter partecipare al prossimo concorso a cattedre. La Sandri ha detto: “ Con il DM 24 CFU pubblicato pochi giorni fa la ministra Fedeli traccia le regole mediante le quali questi 24 crediti possono essere acquisiti: si tratta di un atto legislativo profondamente ingiusto, da più punti di vista. Va innanzitutto premesso che il provvedimento è del tutto inutile. Al di là del fatto che il percorso FIT già prevede un primo anno interamente dedicato allo studio delle discipline legate alla didattica, alla psicologia e alla pedagogia (con tanto di prova finale), i settori scientifico-disciplinari individuati nel decreto comprendono al loro interno discipline che nulla hanno a che fare con la didattica (si passa dall’esame di “Storia delle tradizioni enogastronomiche” a quello di “Fondamenti d’infermieristica”). Contrariamente a quanto annunciato dai promotori della Buona Scuola, l’obbligo degli studenti ad acquisire crediti che nulla hanno a che fare con le discipline che andranno a insegnare andrà sicuramente a discapito della preparazione dei futuri insegnanti, che durante il loro percorso universitario opteranno inevitabilmente per gli esami antropo-psico-pedagogici necessari per partecipare al concorso, piuttosto che approfondire le materie delle singole classi concorsuali “.




Aldo Domenico Ficara

domenica 20 agosto 2017

Donata Albiero: Il liceo breve si colloca in un processo di dequalificazione del sistema educativo italiano

Riportiamo uno stralcio di un articolo pubblicato nel suo blog dal Ds Donata Albiero:  “ E… veniamo all’oggi, al tempo scolastico breve che si ripropone, di fatto, alle superiori,  alla sperimentazione cioè dei licei brevi prevedendo stessi obiettivi in quattro anni invece che cinque, con esami di Stato identici ai percorsi quinquennali. Le scuole potranno partecipare a seguito di una apposita progettazione da presentare al Ministero che dovrà comprendere, tra le altre cose: potenziamento lingua con percorso CLIL, attività laboratoriali e tecnologie digitali, rafforzamento alternanza scuola-lavoro e progetti su mobilità internazionale. Mi chiedo Come?  Con un taglio secco di un anno di scuola superiore basato su un concorso di idee delle singole scuole, mantenendo inalterato il folle monte ore dell’ “alternanza scuola lavoro”?  E come reggere alla stessa mole di studio accorciando di un anno la scuola? Sviluppando metodi didattici “alternativi”, focalizzati sull’acquisizione di competenze e non sullo sviluppo di conoscenze approfondite?  Chi si vuole prendere in giro? Diciamolo con franchezza. La riduzione a quattro anni delle scuole superiori si colloca in un processo più ampio di dequalificazione del sistema educativo italiano, teso a modellare l’istruzione sulle esigenze del mercato “.

Diari, quaderni low cost, zaini e astucci griffati: quanto costa un corredo scolastico ?

In un articolo dell’agosto 2016 il Codacons, segnalava che negozi e supermercati di tutta Italia avevano già rifornito gli scaffali di tutto l’ occorrente per la scuola: a iniziare da diari e quaderni low cost  per finire con zaini e astucci griffati con le marche del momento, sempre più richieste dai giovanissimi. In base alle prime stime del Codacons, per il corredo scolastico (penne, diari, quaderni, zaini, astucci, ecc.) i prezzi al dettaglio erano sostanzialmente stabili rispetto al 2015. Per l’ anno scolastico 2016/2017 quindi, una famiglia media doveva mettere in conto una spesa annua che sfiorava i 500 euro a studente (498,5 euro), cui andava aggiunto il costo per libri di testo, altra voce che avrebbe inciso pesantemente sui portafogli, variabile a seconda del grado di istruzione e della scuola. «Tra corredo e libri di testo – denunciava il Codacons – la spesa complessiva poteva raggiungere e superare i 1.100 euro a studente, una vera e propria stangata per le tasche degli italiani. Ad un anno di, agosto 2017, distanza la musica non cambia, anzi peggiora leggermente.


Aldo Domenico Ficara

Sfogo di un insegnante precario di 65 anni: della NASPI non si preoccupa nessuno

Riportiamo un amaro sfogo di un insegnante precario di 65 anni che ha avuto problemi con il pagamento della NASPI . L’insegnante scrive così in un post pubblicato su Facebook: “ Vi preoccupate tutti o quasi delle graduatorie, ma della maledetta NASPI non si preoccupa nessuno, contratto terminato per me come per molti di voi, il 30 di giugno, a tutt'oggi dopo reiterati solleciti presso l'INPS, ore e ore di fila, non mi è stata ancora pagato un euro, la mia è una famiglia monoreddito, e tra bollette alimenti e bevande necessarie per rimanere in vita i pochi soldi accantonati stanno finendo e nessuna delle divinità politiche si preoccupa di questo. E voi vi state chiedendo come acquisire 24 cfu per poter accedere ad un concorso truffa, dove vi avvicinerete dopo avere pagato 500 euro per i 24 cfu, e se supererete l'ulteriore farsa del concorso vi infileranno nel tunnel del FIT pagando una miseria per 3 anni e ritenendovi sempre degli incompetenti vi faranno soggetti a valutazioni costanti da parte di chi sicuramente ne saprà meno di voi e poi alla fine per coloro che vi arriveranno dopo infiniti stenti economici vi pagheranno 600/700 euro al mese, tanto viene valutata la vostra conoscenza e competenza, quanto piacciono queste 2 parole nel vostro mondo, parole che non vogliono dire nulla o quasi, che però per fortuna non sono acronimi senza i quali pare che voi non sappiate più esprimervi, e da ultimo la destinazione, in quale luogo dimenticato da Dio vi manderanno ad esercitare la vostra, MERAVIGLIOSA, UNICA, INEGUAGLIABILE per l' enorme contenuto umano e sociale MISSIONE . Ora potete dirmi quello che pensate apertamente, senza remore come ho fatto io che non ho più nulla da perdere. Un insegnante precario di 65 anni “.



La Naspi è una prestazione economica, istituita dal 1° maggio 2015, che sostituisce l’indennità di disoccupazione denominata Assicurazione Sociale per l’Impiego (ASpI). È una prestazione a domanda, erogata a favore dei lavoratori dipendenti che abbiano perduto involontariamente l'occupazione, per gli eventi di disoccupazione che si verificano dal 1° maggio 2015.



Aldo Domenico Ficara

Scioperi continui. Uno scenario improponibile

di Gianfranco Scialpi


Grande stagione di scioperi, manifestazioni, astensione dalle operazioni degli scrutini. Mi riferisco alla firma dello storico contratto 1988-90 ( v. Report) Oggi quello scenario è improponibile.

Il contesto

Parliamo di un periodo ormai consegnato alla storia. Con i suoi 27-29 anni possiamo affermare che ci riferiamo a un momento lontano, non solo nel tempo, ma anche nelle condizioni. Innanzitutto, mi riferisco al contesto culturale. L'istruzione era ancora considerata una risorsa personale e sociale. La scuola era tenuta in giusta considerazione. Il Parlamento, il governo erano a fianco della scuola. Molti suoi esponenti esprimevano una cultura pedagogica, ancora non compromessa dai dettami del finanzcapitalismo ( L. Gallino). Alcuni esempi. Furono emanati per la scuola primaria (allora si chiamava elementare) i Nuovi programmi didattici (D.P.R. 104/85). Ci lavorarono docenti e veri esperti quali C. Pontecorvo, Ida Magli, T. De Mauro, M. Pellerey... Fu avviata una sperimentazione dei nuovi ordinamenti, formalizzati poi  nella legge 148/90 che recepì molte indicazioni di inclusione  contenuti nella L.517/77 ( numero alunni per classe, insegnanti di sostegno, classi aperte). Confermò, inoltre, la legge 820/71 istitutiva il tempo pieno... Nel 1991 furono approvati i nuovi Orientamenti per la scuola dell'infanzia    ...
Dal punto di vista sindacale e della protesta, tutto era molto più facile. Non esisteva ancora la
legge 146/90 che regolamentava il diritto di sciopero, voluta tacitamente dai confederali e chiamata poi "Anti cobas". 

I cambiamenti

Il 1990 fu l'anno di svolta in senso peggiorativo per la scuola. Alla già citata legge antisciopero, occorre aggiungere un evento che rappresentò uno spartiacque politico, sociale e culturale: Tangentopoli. Da qui si crearono le condizioni per la legge Finanziaria di G. Amato ( Dicembre '92) che doveva allontanare il rischio bancarotta per l'Italia. Nel 1993 fu emanato il decreto 29/93  che sostituì gli scatti biennali con quelli settennali, introdusse il criterio della "moderazione salariale" e soprattutto vincolò gli aumenti contrattuali al tasso di inflazione programmata e non più a quella reale. Per finire nel 1995 fu approvata la legge Dini che formalizzò il metodo contributo nella determinazione delle pensioni. Il resto è storia recente o quasi

Le due crisi

Prima di arrivare alle conclusioni occorre evidenziare altri elementi che hanno determinato la "crisi della scuola" e in particolare del valore-istruzione.
Innazitutto la progressiva affermazione della globalizzazione e dell'economia finanziaria che come afferma ripetutamente il filosofo marxiano e gramsciano Diego Fusaro, sta "polverizzando" tutti i diritti sociali ( lavoro, salute, scuola...), lasciando sul campo solo quelli individuali  La tesi del filosofo è confermata anche  da  studiosi  come L. Gallino.
Nel nostro Paese questo scivolamento verso la sponda liberista si è avuta con il "berlusconismo" ( individualismo, il successo facile, l'edonismo, il valore denaro, il disprezzo per le regole sociali) con la complicità di Veltroni ( il partito deve parlare alla società) e di M. D'Alema che hanno preparato la strada al renzismo, e quindi alla definitiva delegittimazione del sindacato. Quest'ultimo si è dimostrato incapace di pensare altrimenti il solito scioperetto, depotenziato dalla legge 146/90, finendo per consolidare uno stato di progressivo impoverimento e marginalizzazione del ceto medio.

Conclusioni

Come ho scritto in premessa, lo scenario del 1997-2000 non è più possibile. Per tutti gli elementi presentati sopra, tra i quali spicca la legge 146/90 che ha fortemente depotenziato il diritto allo sciopero e all'astensione dagli scrutini, e il cambio di percezione del lavoro del pubblico   impiego spesso presentato come "fannullone", "mantenuto"...
Occorre essere realisti, tener conto delle diverse gabbie normative, sociali e  culturali nelle quali ci troviamo. E' necessario  evitare  ogni "chiamata alle armi", che non porterebbe a nulla. E' indispensabile proporre delle soluzioni all'interno della legalità che non sia la "puntura di spillo" dello "scioperetto" di un giorno che fa male solo alle nostre tasche. Ma per fare questo occorre "rompere" quella condizione di solitudine, di separazione nella quale ci troviamo e ben espressa dal detto "Divide et impera". E "conditio sine qua non" dobbiamo essere supportati socialmente da un nuovo sindacato libero e quindi non compromesso.


Valeria Fedeli: rilanciare conoscenze e competenze, necessarie nell’era di Industria 4.0

La ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, ha scelto IlSole24Ore per annunciare le novità in arrivo con il nuovo anno tra i banchi e nelle aule. Nell’intervista ha precisato: «La formazione del capitale umano deve tornare centrale nella società e nell’agenda politica. Dalla scuola, all’università, al futuro lavoro, è arrivato il momento di investire nell’apprendimento permanente. A metà settembre con i colleghi Giuliano Poletti e Carlo Calenda presenteremo alcune idee per rilanciare conoscenze e competenze, sempre più necessarie oggi nell’era di Industria 4.0». Si ricorda che il Piano nazionale Industria 4.0 è l'occasione per tutte le aziende che vogliono cogliere le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale. Il Piano prevede misure concrete in base a tre principali linee guida:

·        operare in una logica di neutralità tecnologica
·        intervenire con azioni orizzontali e non verticali o settoriali
·        agire su fattori abilitanti



Aldo Domenico Ficara

Distrutta la prima stampa del "De rerum natura iuxta propria principia" del filosofo Bernardino Telesio

La prima stampa del "De rerum natura iuxta propria principia", l'opera più importante del filosofo Bernardino Telesio, è andata distrutta, insieme ad altre pergamene antiche, nell'incendio sviluppatosi in un edificio del centro storico di Cosenza in cui sono morte tre persone. Al quarto piano dello stabile, sopra l'appartamento incendiato, era ospitata la biblioteca della famiglia Bilotti Ruggi D'Aragona, dove si trovava la preziosa stampa.

Bernardino Telesio (Cosenza, 7 novembre 1509 – Cosenza, 2 ottobre 1588) è stato un filosofo e naturalista italiano, iniziatore della nuova filosofia della natura rinascimentale. Trassero ispirazione dalla sua dottrina Giordano Bruno, Cartesio, Francis Bacon, Tommaso Campanella


Aldo Domenico Ficara

Raccomandazione sullo Status degli Insegnanti ( Parigi 5 Ottobre 1966): occorre dare particolare importanza alla retribuzione, al prestigio e al riconoscimento sociale

L'insegnamento deve essere considerato una vera e propria "professione" che richiede "conoscenze e competenze specialistiche", che necessita della definizione, del mantenimento e dell'aggiornamento di "Standard professionali", che si fonda sull'"autonomia della professione docente" che deve essere autoregolata da un  "Codice etico".  In relazione alle retribuzioni dichiara preliminarmente che "Tra i vari fattori che influenzano lo status degli insegnanti occorre dare particolare importanza alla retribuzione, considerato che secondo le tendenze affermatesi a livello mondiale, anche altri fattori come il prestigio e il riconoscimento sociale, dipendono in grande misura, come avviene per altre professioni, dalle condizioni economiche di cui si gode". E ancora afferma che la retribuzione dei docenti deve "progredire per incrementi regolari, preferibilmente attraverso scatti annuali"  e che la "progressione di carriera, fra il minimo e il massimo retributivo, deve svilupparsi in un periodo non superiore ai 10/15 anni" . Quanto scritto definisce la Raccomandazione sulla Status degli Insegnanti è stata redatta a Parigi, il 5 Ottobre 1966, da una speciale Conferenza intergovernativa convocata dall'UNESCO/ILO.  Questa Raccomandazione costituisce tuttora una pietra miliare per la vita e le condizioni di lavoro degli insegnanti di tutto il mondo. Molta strada è ancora da fare perché quelle "raccomandazioni" trovino piena applicazione non solo nei paesi sottosviluppati, ma nel nostro stesso paese. La domanda nasce spontanea: l’Italia negli ultimi 30 anni ha seguito tale raccomandazione ? ”


Aldo Domenico Ficara

sabato 19 agosto 2017

In Umbria ladri rubano per due volte consecutive dentro una scuola media

Ignoti alcune notti fa, per due volte consecutive, hanno fatto irruzione nella scuola statale secondaria di I grado Franco Rasetti-Galeotti di Pozzuolo Umbro, frazione di Castiglione del Lago. La prima notte sono entrati danneggiando l’infisso sul retro. Una volta all’interno hanno distrutto e svuotato il distributore delle bevande e del caffè, posizionato nella hall della scuola. La notte a seguire un altro scasso, questa volta non limitato alla sola macchina del caffè, ma ha interessato la gran parte della scuola.


Aldo Domenico Ficara

In Friuli Venezia Giulia non si trovano commissari per il concorso perché il compenso di 1 euro l’ora è risibile

In Friuli Venezia Giulia oltre seicento insegnanti aspettano da maggio 2016 di sapere se hanno passato gli scritti e potranno quindi accedere agli orali del concorso a cattedra riguardanti le scuole per l’infanzia.  I candidati che avevano fatto domanda, inizialmente erano oltre novecento per circa 180 posti, come ricordano i sindacati locali Snals e  Cisl scuola di Udine che hanno lanciato l'allarme. Se le loro prove non sono state ancora corrette lo si deve al fatto che trovare i commissari che si prendano  questa responsabilità professionale per un compenso che  si aggira intorno ad «un euro all'ora», si è rivelata  un’impresa oltre il limite del possibile. Si potrebbe dire: “In Friuli Venezia Giulia commissari per il concorso non si trovano perché il compenso di euro l’ora è risibile “  



Aldo Domenico Ficara