domenica 30 aprile 2017

Dizionario Biografico dell’Educazione: 2.346 profili biografici riguardanti personalità della scuola


 
 
Il Dizionario Biografico dell’Educazione (DBE) pubblicato per Editrice Bibliografica a cura di Giorgio Chiosso e Roberto Sani, in due volumi presenta 2.346 profili biografici riguardanti personalità di tutto il mondo della scuola. Accanto alle schede dedicate ai più noti pedagogisti, istitutori e personalità politiche di fama nazionale e internazionale, raccoglie accurate informazioni d'archivio su nomi legati al fenomeno dell'alfabetizzazione e della scolarizzazione di massa a partire dall'Ottocento. Dunque fondatori e animatori di istituzioni scolastiche ed educative (asili e giardini d’infanzia, orfanotrofi, conservatori femminili, educandati e collegi ecc.), esperti delle didattiche disciplinari, con un’attenzione particolare al mondo scientifico e matematico, direttori e redattori dei periodici scolastici, autori di libri di testo e di libri per l'infanzia, inventori di sussidi didattici e così via.
 
 

Aldo Domenico Ficara

sabato 29 aprile 2017

Intervista con lo storico e linguista Claudio Marazzini, Presidente dell'Accademia della Crusca


Intervista con lo storico e linguista Claudio Marazzini ( nella foto a destra ), Presidente dell'Accademia della Crusca ( intervista di Filomena Fuduli Sorrentino  nella foto a sinistra ). La lingua italiana, che soffre della mancanza di identità collettiva e conoscenza della storia da parte degli italiani, ha troppi "forestierismi"? "Nel 1861 l'Italia fu fatta in maniera un po' improvvisata... Gli squilibri erano tanti, anche nel campo dell'educazione civile... Sentire la dignità della propria lingua non vuol dire essere fascisti"  
La lingua italiana è molto bella ma ultimamente si legge parecchio sull’uso spropositato, e ingiustificato, di forestierismi tra i giovani italiani, fenomeno che fa riflettere a lungo non solo sulla linguistica ma anche sulla psicologia sociale connessa al comportamento dei giovani italiani. Così, per capire questa diffusione di forestierismi abbiamo intervistato Claudio Marazzini, Professore ordinario di Storia della lingua italiana e Linguistica italiana nella Facoltà di Lettere dell’Università del Piemonte Orientale “A.Avogadro” (Vercelli) , linguista e saggista italiano e membro della “Società Italiana di Glottologia”. Il 23 maggio 2014, Marazzini è stato eletto Presidente dell’Accademia della Crusca.
Marazzini è autore di numerosi saggi, articoli e volumi su temi, relativi alla questione della lingua, alla storia linguistica regionale, ai rapporti lingua-dialetto, al linguaggio letterario, alla cultura popolare orale, alla storia della linguistica, alla lingua della scienza, e alla storia della lingua italiana.
Professor Marazzini, il fenomeno delle lingue che evolvono si è verificato attraverso i secoli. Le lingue cambiano con termini linguistici dalle provenienze più svariate, arricchendosi o impoverendosi. Qual è la situazione attuale della lingua italiana su questo tema?   
“Ovviamente si muove, così come si muovono tutte le lingue.  Però l’italiano vive gli effetti di una condizione speciale, tutta sua: non si è mosso un gran che dalle origini fino all’Ottocento, ma si muove di più oggi, perché dall’Unità d’Italia del 1861 in poi è diventato una vera lingua di popolo, mentre prima era soprattutto la lingua di una ‘élite’ intellettuale”.
Negli USA l’immigrazione è un fenomeno strutturale della società americana che rappresenta anche un’opportunità di arricchimento. In Italia, invece, il flusso d’immigrazione non è ancora un fenomeno strutturale, anche se in tutto il paese le scuole diventano sempre più eterogenee. Professore, possiamo parlare di causa ed effetto riguardo agli stranieri che vivono in Italia e di come l’italiano si evolve con termini stranieri? 
“Credo che l’immigrazione non abbia alcun rapporto con i cambiamenti dell’italiano. Prima di tutto il numero totale delle persone che arrivano e si fermano è ancora percentualmente limitato. Poi costoro non sono portatori di una lingua unica, perché arrivano da località molto diverse. Semmai hanno il problema di imparare l’italiano per integrarsi. Non possono influenzare l’italiano perché chi influenza deve avere ‘prestigio’ linguistico, e questi poveretti non ne hanno. Non si tratta certo di immigrazione intellettuale!  Sono persone disperate in fuga, e molte volte non vogliono affatto restare in Italia, ma sperano di raggiungere altri paesi europei”.  
Lei ha condotto degli studi sull’uso dei forestierismi nella lingua italiana. Quali lingue influenzano maggiormente l’italiano?  
“Ovviamente l’inglese, un po’ perché la cultura americana è dominante, un po’ perché una certa quantità di italiani ha la testa in America e non capisce più niente che non sia americano. Una reazione che a volte sembra degna di individui sottosviluppati e senza una propria storia”.  
La lingua è la nostra identità. Al Convegno “La lingua italiana e le lingue romanze di fronte agli anglicismi “, Lei ha affermato: “In Italia manca il senso d’identità collettiva e una buona conoscenza della propria storia e della propria lingua.” Lei come spiega la mancanza dell’identità collettiva e la conoscenza della storia in Italia?
“La spiego con la realtà di uno stato molto giovane, nato nel 1861 quasi per caso, per l’azzardo di un re, Vittorio Emanuele II, che andò al di là del calcolo più razionale del suo ministro Camillo Benso di Cavour.  In ogni modo nel 1861 l’Italia fu fatta, seppure in maniera un po’ improvvisata, e nel 1870 ebbe anche la sua capitale, Roma. Gli squilibri erano tanti, economici e culturali, e anche nel campo dell’educazione civile. Ne paghiamo ancora le conseguenze, ma il processo è ormai irreversibile. Le cose dovrebbero via via migliorare”.  
Parlando di forestierismi non si può fare a meno di ricordare l’imbarazzante politica linguistica di Mussolini durante il Fascismo. Come si affronta il problema del forestierismo senza esitare, ma evitando atteggiamenti d’intolleranza già manifestati durante il Fascismo?
“Credo che la lezione migliore sia guardare agli altri europei neolatini. Possiamo confrontarci con Francia, Spagna e Portogallo. Così potremo superare il complesso di essere stati fascisti dal  1922 al 1943. In questo modo, forse, ci renderemo conto che sentire la dignità della propria lingua non vuol dire necessariamente essere fascisti, anzi il contrario”.   
Lei è autore di circa duecento pubblicazioni, tra libri, saggi in riviste nazionali e internazionali, ed edizioni critiche. Nel suo libro, Italia dei territori e Italia del futuro. Varietà e mutamento nello spazio linguistico italiano , a pagina 209, parla dell’egemonia. Il concetto politico usato da Antonio Gramsci, che annotò l’importanza nel popolo che riceve e accoglie le innovazioni linguistiche. Il concetto fu utilizzato anche da Pasolini, come riferimento alla nuova borghesia industriale del dopoguerra. Possiamo ritenere che l’uso di forestierismi nella lingua italiana di oggi sia un concetto di egemonia popolare? E come spiegarlo?
“Attenzione: l’egemonia di cui parlava Gramsci, quando osservava quali fossero le fonti di innovazione linguistica a cui il popolo era più sensibile, non era “egemonia popolare”. Era “egemonia della classe borghese”. L’egemonia viene infatti esercitata da qualcuno che ha il potere e la capacità di influenzare gli altri, condizionandone le scelte e i comportamenti. Qualcuno che sta su, non giù, non in basso. Dunque, al tempo di Gramsci, il popolo stava diventando sensibile all’egemonia dei partiti politici, dei giornali, di una parte della classe dirigente.  Era una cosa nuova, perché spesso in Italia (e negli stati italiani preunitari) la classe dirigente, nel corso dei secoli, non aveva saputo esercitare alcuna egemonia: si era fatta i fatti suoi ignorando il popolo, il quale a sua volta viveva una vita a parte, estraneo a ogni grande scelta nazionale o civile.  Nel dopoguerra una certa egemonia della classe dirigente si è creata, e la società italiana è diventata più organica e omogenea. Oggi, però, la nostra classe dirigente mi pare qualitativamente assai modesta, culturalmente povera, e fra l’altro subisce con una passività esasperante l’egemonia della cultura americana e anglosassone in generale, dimostrando non solo di non saper difendere la propria lingua e la propria cultura (che spesso non ama e poco conosce), ma anche dimostrando di non saper apprezzare grandi conquiste europee, come le idee illuministe e lo stato sociale. Sinceramente, la classe dirigente italiana è spesso manchevole, poco colta, bigotta, esterofila in modo superficiale e allo stesso tempo radicata nel suo provincialismo”.  


Filomena Fuduli Sorrentino  ( Per La Voce di New York )  

 

La grande menzogna su cui si regge il sistema scuola: le promozioni d’ufficio


Galli della Loggia scrive: «Rinunciando a istituire una scuola che seleziona in base al merito – e dunque inevitabilmente che boccia (una parola poco simpatica, ma un altro modo e un’altra parola, ahimè, ancora non sono stati inventati) – essi riescono a dare a credere, specie alla parte meno avvertita dell’opinione pubblica, che ormai esiste finalmente una scuola davvero democratica». Una situazione che – è la riflessione –  fa comodo a molti, a partire dalle famiglie, ma che cancella qualsiasi forma di meritocrazia dalla scuola e, a caduta, dalla società italiana. Procurando danno prima di tutto ai ragazzi e, soprattutto, a quelli davvero meritevoli. A tal riguardo  Galli della Loggia calca la penna scrivendo: “ Se tutti gli studenti avessero i voti che meritano non verrebbe promosso più del 20 per cento». Spetta a un professore di un istituto tecnico commerciale pugliese il merito di aver ancora una volta portato alla ribalta nel modo più clamoroso ( il professore non stava al gioco, e viceversa dava ai suoi studenti i voti che meritavano, il dirigente della scuola dove insegnava lo ha sospeso a suo tempo dal servizio: sanzione disciplinare che adesso, dopo ben cinque anni, il giudice del lavoro di Lecce ha però annullato dandogli ragione ),  la grande menzogna su cui si regge da anni il sistema dell’istruzione italiano: le promozioni d’ufficio “.

 

Aldo Domenico Ficara

Insegnanti a 300 euro al mese: bisogna avere dietro papà e mamma che pagano


Il nuovo “concorsone” pubblico riguardante la scuola pubblica statale prevede due scritti (tre per il sostegno) e un orale. Chi riesce a superarlo entra in un percorso triennale di formazione, inserimento e tirocinio (FIT), con una retribuzione crescente ( primo anno 300 euro netti ) che parte fin dal periodo della formazione. A tal riguardo l’Anief scrive: “ Si è mai visto un laureato vincitore di un concorso pubblico che guadagna il primo anno di lavoro 300 euro netti al mese? La risposta è ovvia”. Sarebbe più corretto chiamarlo rimborso-spese, continua il sindacato, che verrà conferito ai quei nuovi insegnanti che tra un paio d’anni verranno selezionati con il nuovo concorso per diventare insegnanti, il cui bando è stato annunciato per il 2018. Interessante un commento scritto in rete in un sito web che parla di scuola:  “ trovo sconvolgente questo piattume, questo silenzio, questa cauta prudenza. Siamo tutti rassegnati. Solo venti anni fa ci si sarebbe legati davanti al ministero o peggio. Io ci sono, io ci sono a scendere in piazza, ad accamparci per la protesta. Coordiniamoci: la ministra ci deve rispondere, deve dirci come mai un dottore di ricerca come me ad esempio dovrebbe prendersi anche i 24 crediti a mille euro, quando lei non ha neppure il diploma. Dovrebbe spiegarci cosa sono 300 euro. Schiavismo. Quello per cui nell’800 si è rischiata la vita: i salari dignitosi, le garanzie.. si vede che non abbiamo abbastanza fame perché per accettare 300 bisogna anche permetterselo, bisogna avere dietro papà e mamma che pagano, altrimenti non ce la su può fare. Ma tutti coloro che non hanno ancora fame allora non si riempiano la bocca dei miti del passato, del 68, della liberazione: l’immobilismo è complicità. E diciamolo: siamo anche un po’ sfigati!”
 
 
Aldo Domenico Ficara

A volte i Ds dimenticano che nella scuola alunni e docenti sono le figure più importanti


 
 
In un suo articolo pubblicato su La Vita Scolastica ( Giunti scuola ), Mario Maviglia scrive: “ La volontà ossessiva di farsi riconoscere come “capi” nasconde due aspetti interessanti: innanzi tutto ci si dimentica che le figure in assoluto più importanti all’interno della scuola sono gli alunni e i docenti. Pensateci bene: una scuola non è tale se non è frequentata da studenti e se non vi sono docenti che se ne prendono cura. Tutte le altre figure sono a servizio e a supporto di questa relazione. Una scuola può esistere anche senza dirigente, ma se non vi sono studenti la scuola chiude. Questa verità, assolutamente banale e lapalissiana, viene sistematicamente ignorata da molti dirigenti che vivono la propria figura come in assoluto la più importante all’interno della scuola, dimenticando che il miglior dirigente è colui che supporta un’organizzazione in modo che essa possa agire efficacemente senza aver bisogno del dirigente. Il dirigente è colui che crea le migliori condizioni (tenendo conto dei vincoli normativi, strutturali, organizzativi e di risorse) affinché l’istituzione scolastica persegua al meglio i propri obiettivi istituzionali “.


Aldo Domenico Ficara

venerdì 28 aprile 2017

Metodo Montessori: l'apprendimento per scoperta e per "costruzione" delle conoscenze


Riprendiamo la definizione del Metodo Montessori così come è scritto su Wikipedia: “  Il Metodo Montessori è un sistema educativo sviluppato da Maria Montessori. Questo metodo è praticato in circa 20.000 scuole in tutto il mondo, al servizio dei bambini dalla nascita fino a diciotto anni. La pedagogia montessoriana si basa sull'indipendenza, sulla libertà di scelta del proprio percorso educativo (entro limiti codificati) e sul rispetto per il naturale sviluppo fisico, psicologico e sociale del bambino. I punti caratterizzanti dell'approccio educativo, secondo quanto codificato dall'Associazione Montessori Internazionale e dalla Società Americana Montessori (AMS), sono:
·        le classi di età mista per fascia di età (0-3, 3-6, 6-12, 12-18), in modo da stimolare la socializzazione, la cooperazione e l'apprendimento tra pari;
·        la libera scelta del discente del proprio autonomo percorso educativo (quindi delle attività da svolgere e di quanto tempo dedicare loro), all'interno di una gamma di opzioni predisposte dall'insegnante;
·        blocchi orari di lavoro didattico lunghi e senza interruzioni (idealmente di tre ore);
·        un'organizzazione delle attività educative predisposte, dei laboratori, degli ambienti e dei materiali didattici a disposizione, che favorisca l'apprendimento per scoperta e per "costruzione" delle conoscenze poste nella zona di sviluppo prossimale di ogni singolo discente (sulla base di un modello psicopedagogico costruttivista);
·        il materiale didattico specializzato sviluppato e perfezionato da Maria Montessori e in seguito dai suoi collaboratori, che consente l'apprendimento per scoperta, l'utilizzo raffinato dei sensi, l'autocorrezione “.

 

Aldo Domenico Ficara

Michele Emiliano: la riforma della scuola non sta né in cielo né in terra


Michele Emiliano in un video pubblicato su Facebook e inviato al mondo della scuola in vista delle primarie, scrive:  “So che molti di voi sono talmente arrabbiati, che del PD non vorrebbero neanche più sentire parlare. Molti hanno assolutamente ragione, perché è stata fatta una riforma della scuola che non sta né in cielo né in terra, che ha mortificato le persone, che ha messo in difficoltà le famiglie e i rapporti con la gente. Insomma, peggio di cosi non si poteva fare. Affidare a un algoritmo la vita di tanta gente è stato un errore catastrofico. Se dovessi diventare segretario del PD, azzererò questa riforma, la ricostruiremo insieme, la riscriveremo e cercheremo insieme di porre rimedio all’infinita serie di ingiustizie che sono state determinate. Ho bisogno, però, del vostro sostegno altrimenti questa battaglia rischia di rimanere nel limbo, nell’indifferenza nella quale è rimasta in tutti questi mesi, in questi anni. Andate a votare domenica 30 di aprile, votate per me, sono l’unica persona che in questi anni non ha mai mollato un minuto ed è rimasta al fianco della scuola pubblica italiana”.

Aldo Domenico Ficara

Di seguito il link del video – appello di Michele Emiliano:

Classi pollaio e burnout. La solitudine degli insegnanti!


Una ricerca dell’Università “Sapienza” di Roma fa emergere un dato conosciuto a livello empirico dagli insegnanti coinvolti:” chi ha classi molto numerose (sopra i 25 alunni) è più a rischio di burnout, mentre classi meno numerose (meno di 20 alunni) portano un livello 0 di burnout”
La situazione attuale anche se contenuta – meno del 7% del totale delle classi – pone dei problemi a livello costituzionale. La nostra Carta, infatti, garantisce ogni cittadino,  il quale gode di  “pari dignità e uguaglianza formale e sostanziale” Quindi anche se si tratta di circa  50.000 studenti coinvolti, il problema conferma la sua gravità.  Gli alunni/studenti iscritti a queste classi-pollaio, infatti, sostanzialmente sono meno garantiti nel diritto allo studio ( art. 3 comma 2 e art 34 ) e alla sicurezza.
Ma di questo ho già detto molto in precedenti interventi.
Qui vorrei invece, soffermarmi sulla condizione degli insegnanti, a rischio burnout. Innanzitutto chiariamo il significato, perché  solo la sua definizione chiarisce la condizione nella quale si trovano, secondo alcune ricerche, il 30% dei docenti. Burnout rimanda a una sindrome dove il soggetto coinvolto si sente “scoppiato”, “esaurito””, “bruciato, incapace di gestire da adulto le situazioni di stress e con una bassa capacità resiliente. Da qui molti ricorrono al farmaco, favorendo in alcuni casi effetti di dipendenza.
Il burnout è spesso favorito dalla condizione di solitudine nella quale un docente  si trova a gestire una classe non costituzionale (= classi pollaio e superpollaio ). La solitudine nasce dalla percezione che la scuola non è più una “comunità educante”, bensì un insieme di individui- monadi senza finestre verso l’esterno ( G.W. Leibnitz ). In termini più semplici, si è quasi sempre soli a gestire la situazione, nonostante i tanti progetti sull’inclusione che occupano le cattedre dei Dirigenti Scolastici e gli archivi delle segreterie, che però risultano nella loro  attuazione inefficaci per la presenza delle classi pollaio.
Ma la solitudine è favorita anche dalla sensazione di “essere gettati” in un contesto antipedagogico e insicuro da un’Amministrazione indifferente  che dal 2009 nulla ha fatto per  far prevalere nuovamente la pedagogia sull’ economia finanziaria.
La solitudine, infine, è favorita da un contesto sociale e politico che non comprende “la fatica dell’aula” che ospita 25-30 e oltre alunni/studenti. La sensazione è confermata dalle tante dichiarazioni di “inesperti d’aula” sulla   ” apertura delle scuole nei mesi estivi”, o sugli  ” insegnanti fannulloni che godono di molti privilegi…”.  Poi però, queste persone se costrette ad interagire con gli alunni per un’ora, chiedono di far silenzio, perché non riescono a concentrarsi nella comunicazione formativa!. Gli alunni, in questo caso, producevano un normale brusio!.
E certificare questa incapacità degli esperti a gestire una classe, favorisce solo tanta rabbia! “Cui prodest” questa situazione di smantellamento della scuola come agenzia di formazione ? La domanda è semplice, la risposta è più difficile da trovare!

                                                                           Gianfranco Scialpi

giovedì 27 aprile 2017

Tempistica dei collegi docenti nella chiamata diretta nella scuola A.S. 2017/18


 
 
La nota Miur sulla chiamata diretta recita così: ” La contrattazione definita in data 11 aprile u.s., infatti, introduce la necessità di una deliberazione del Collegio dei docenti, su proposta del Dirigente scolastico, sul numero e la specifica dei requisiti da considerare utili ai fini dell’esame comparativo delle candidature dei docenti titolari su ambito territoriale. I requisiti in parola andranno individuati da ciascun Dirigente scolastico in numero non superiore a sei tra quelli indicati nell’allegato A dell’ ipotesi e proposti all’approvazione del Collegio docenti in tempo utile per la predisposizione dell’avviso, da pubblicare all’albo dell’istituzione scolastica entro il decimo giorno precedente il termine fissato dall’Ordinanza Ministeriale n. 221 del 12 aprile 2017 per la pubblicazione dell’esito dei movimenti del grado di istruzione al quale si riferisce la procedura di passaggio da ambito a scuola. Pertanto gli avvisi in parola dovranno essere resi noti secondo la seguente tempistica, che si sintetizza anche in ordine al termine perentorio che l’ipotesi contrattuale assegna al Collegio docenti per addivenire ad una deliberazione: sette giorni dall’ultima data utile per la pubblicazione degli avvisi.”
Tempistica prevista è riportata nella seguente tabella:
 

 

Le quattro parti del portfolio del dirigente scolastico


La valutazione delle e dei dirigenti scolastici entra nel vivo: è disponibile da oggi, sul sito del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, la versione elettronica del portfolio del dirigente scolastico che conterrà informazioni che vanno dal curriculum, al bilancio delle competenze, agli obiettivi e alle azioni professionali. Il portfolio consentirà alle dirigenti e ai dirigenti di analizzare i loro compiti e le loro competenze, di fare il punto sugli obiettivi di miglioramento. Sarà quindi uno strumento di supporto per il loro sviluppo professionale, ma anche uno strumento chiave per il processo di autovalutazione e di valutazione.
Il portfolio del Ds si compone di quattro parti:
·        La prima parte (anagrafe professionale) raccoglierà informazioni professionali, dal titolo di studio agli incarichi ricoperti, sarà compilata dalle e dai dirigenti e sarà resa pubblica.
·        La seconda parte riguarderà l'autovalutazione e il bilancio delle competenze: ogni dirigente potrà compilarla (non è obbligatorio) analizzando la propria capacità di gestione, di valorizzazione del personale, di promozione della partecipazione, di monitoraggio e rendicontazione. Questa parte consentirà a ciascuna e ciascun dirigente di riflettere sui propri punti di forza e debolezza, nell'ottica del miglioramento della propria professionalità.
·        La terza parte, particolarmente rilevante ai fini della valutazione, sarà dedicata agli obiettivi e alle azioni professionali, sarà obbligatoria e pubblica, sarà compilata dalle e dai dirigenti che dovranno descrivere le azioni realizzate per raggiungere gli obiettivi previsti dal Piano di miglioramento della loro scuola.
·        La quarta parte sarà dedicata alla  valutazione e agli eventuali consigli di miglioramento, sarà riservata al Nucleo di Valutazione, al Direttore dell'USR e al Dirigente scolastico.

 

Aldo Domenico Ficara

 

La Voce di New York un giornale on line per la grande comunità italo-americana




La Voce di New York è un giornale online indipendente nato per la grande comunità italo-americana e per diffondere ovunque nel mondo i valori straordinari della Cultura e della Bellezza italiana. Una Voce italiana, che ama vivere a New York, libera da ogni condizionamento e protetta dal primo emendamento della Costituzione U.S.A. Da quattro anni racconta l’Italia, i principali fatti internazionali, New York, gli U.S.A e tutto ciò che interessa gli expat e la comunità italiana, in particolare di New York. Il progetto editoriale, cresciuto nel tempo, oggi è pronto per affrontare la sfida di una diffusione globale e diventare così il primo media online per tutti gli amanti dell’Italia nel mondo. Per farlo dovrà innanzitutto consolidare e ampliare il numero di autori, raccontare nuove storie, tradurre molti più contenuti e costruire un nuovo modello di sostenibilità. Guarda il video di quest'anno:


mercoledì 26 aprile 2017

Quando ANP prendeva atto dell’ipotesi " Ds a tempo " proposta dalla Giannini


Si riporta una nota ANP dell’otto aprile  2015: “ La prevista audizione dell'Anp da parte delle VII Commissioni Unificate di Camera e Senato si è svolta alle ore 20,45 del giorno 8 aprile, anziché alle 13,45 (come inizialmente previsto) a seguito del protrarsi delle operazioni di voto in cui erano impegnati i parlamentari.  Il presidente, Giorgio Rembado, ha esposto la posizione Anp sugli aspetti principali del Disegno di Legge AC 2994, che intende tradurre in norma il progetto di riforma sulla Buona Scuola. L'intervento parte dalla condivisione di alcuni punti del DdL - in particolare quelli relativi all'autonomia delle istituizioni scolastiche, ma anche, in parte, alle funzioni del dirigente - per poi prendere in esame gli aspetti sui quali l'Associazione nutre alcune perplessità o è francamente critica. La più radicale riserva riguarda l'assenza di un coordinamento tra le norme del DdL AC 2994 (che si riferiscono al profilo ed alla funzione gestionale del dirigente scolastico - in particolare art. 21 comma 2 lettera f) e la contraddittoria esclusione dello stesso dal ruolo unico della dirigenza pubblica, attraverso il parallelo provvedimento all'attenzione del Senato (DdL  AS 1577, art. 10). Sono state passate inoltre in rassegna alcune questioni di contesto, relative alle reazioni suscitate nei media dal DdL: reazioni che sono apparse a volte dettate da scarsa informazione sulla portata dei provvedimenti o da pregiudiziale ostilità verso ipotesi di cambiamento radicale dell'esistente.  Fra queste, non poteva passare sotto silenzio la nota intervista al Ministro Giannini comparsa su Repubblica.it, nella quale, non si sa con quale livello di convinzione, il titolare di viale Trastevere avrebbe affermato che la funzione di dirigente scolastico sarebbe a tempo, con una restituzione al ruolo di insegnante dopo alcuni anni. Rembado, pur nel dubbio che il pensiero del Ministro non sia stato correttamente riportato, ha sottolineato come un'ipotesi del genere sia radicalmente incompatibile con tutto l'impianto della riforma, oltre che con evidenti questioni di efficacia del sistema, chiamato ad investire risorse importanti per reclutare e formare dirigenti e poi rinviarli in aula dopo qualche anno “.

 

Aldo Domenico Ficara

 

 

martedì 25 aprile 2017

Le 3 regole auree della scuola che rendono impossibile il ritorno di Renzi


 
 
Gli interventi legislativi sulla scuola rispondono di solito a due regole auree fondamentali. La prima è basata sul fatto che nessun cambiamento è possibile senza l'adesione convinta degli insegnanti, degli studenti, del personale della scuola, perché senza e contro di loro nessun cambiamento reale è realizzabile. La seconda è che i cambiamenti devono contare su maggioranze parlamentari più ampie di quelle di governo, perché la scuola rappresenta il fondamento dei diritti di cittadinanza più rilevanti sanciti dalle Costituzioni.  Renzi nei suoi 1000 giorni di governo ha infranto  entrambe le 2 regole sopra descritte, e oggi si ripropone come se nulla fosse. Esiste però una terza regola aurea, quella che caratterizza il corpo insegnante come un soggetto dalla memoria elefantiaca. Pertanto fare breccia sui sentimenti degli insegnanti offesi e derisi negli anni passati sarà impresa titanica al limite dell’impossibile. Direi di più un’impresa del tutto impossibile e impraticabile.

 

Aldo Domenico Ficara

Un Ds versa coca cola in faccia a due studenti e li cosparge di schiuma da barba


Il preside di una scuola bergamasca versa della coca cola in faccia a due studenti e li cosparge di schiuma da barba. A tal riguardo nella pagina della cronaca di Bergamo del Corriere della Sera il 26 agosto 2016 si scrive: " Quel giorno decine di compagni di classe si saranno anche spanciati dalle risate e uno dei due l’ha presa goliardicamente, ma l’altro si è offeso e la sua famiglia ha sporto denuncia. Non era mai successo. Il preside ridimensiona l’episodio sopra descritto a «uno scherzo». Il pm lo definisce invece abuso di mezzi di correzione e di disciplina, reato per cui il dirigente è indagato. L’ipotesi della procura è che il Ds abbia superato il limite, per punire i ragazzi che avevano infranto le regole disciplinari. Non ci sono solo i due episodi della coca cola e della schiuma da barba, nell’ottobre del 2015, ma anche un episodio di due anni prima. Riguarda un ragazzo fatto circolare per le classi con un cartello sul petto con scritto «Sono un succhia c...». Lui non ha denunciato. Ma non serve, perché il racconto è emerso nel corso delle testimonianze e per questo reato si procede d’ufficio. La vicenda apre una riflessione sul sottile limite tra il rispetto delle regole e i metodi per farle rispettare ". Episodi che si stenta a considerare reali per la loro violenza psicologica e per il ruolo istituzionale di chi li ha commessi.

 

Aldo Domenico Ficara

 

Collegio docenti: l’importanza di far scrivere a verbale la propria contrarietà


 
 
L’art.24 del DPR n.3 del 1957 sulla responsabilità degli organi collegiali specifica quanto segue:  “ quando la violazione del diritto sia derivata da atti od operazioni di collegi amministrativi deliberanti, sono responsabili, in solido, il presidente ed i membri del collegio che hanno partecipato all’atto od all’operazione. La responsabilità è esclusa per coloro che abbiano fatto constatare nel verbale il proprio dissenso ”. Pertanto nell’ambito di un collegio docenti se un insegnante avesse la percezione che l’oggetto da deliberare presenti un profilo di illegittimità tale da generare delle responsabilità, sarebbe buona prassi  far scrivere a verbale la propria contrarietà, non venendo così, successivamente, a rispondere degli atti votati. Infatti, la responsabilità collegiale è imputata solo a coloro che hanno espresso voto favorevole.

 

Aldo Domenico Ficara

Il problema della competenza alfabetica funzionale


L'alfabetismo (o letteratismo) è suddiviso in tre parametri:
·        l'alfabetismo da testi in prosa per esempio, qualsiasi articolo di giornale o libro di narrativa
·        l'alfabetismo da documenti per esempio, grafici, tabelle, ma anche una domanda di lavoro
·        l'alfabetismo quantitativo il far di conto
Ogni competenza alfabetica funzionale (alfabetismo) ha quattro livelli:
·        inferiore
·        basilare
·        intermedio
·        competente
Per alfabetismo da prosa, per esempio, un grado di alfabetizzazione al di sotto della base significa che una persona può leggere un breve testo per comprendere una piccola informazione elementare; mentre una persona che ha un livello inferiore nel calcolo potrebbe essere in grado di fare una semplice addizione.
Negli Stati Uniti, il 14% della popolazione adulta è a un livello inferiore per l'alfabetismo da prosa; il 12% è a un livello inferiore per l'alfabetismo da documenti; e il 22% è a quel livello per il calcolo. Solo il 13% della popolazione è competente in questi tre campi - quindi capace, per esempio, di confrontare i punti di vista di due editoriali differenti; oppure interpretare una tabella medica riguardante pressione del sangue, età e attività fisica; oppure anche calcolare e confrontare il prezzo al chilo di generi alimentari.
Nel Regno Unito, secondo il Daily Telegraph (14 giugno 2006) "un adulto britannico su sei manca delle competenze alfabetiche che dovrebbe avere un bambino di 11 anni". Il Ministero per l'Istruzione del governo britannico ha riferito che nel 2006 il 47% dei ragazzi in età scolare lascia la scuola a 16 anni senza aver ottenuto un livello base in matematica funzionale, e il 42% non supera un livello base di inglese funzionale. Ogni anno 100.000 allievi lasciano la scuola come analfabeti funzionali nel Regno Unito.
In Francia, secondo gli studi dell'Institut national de la statistique et des études économiques (INSEE) pubblicati nel 2005, il tasso di illetterismo è in calo, ed è maggiore per la popolazione di 60-65 anni (34%) piuttosto che tra i giovani di 18-29 anni (14%). Nel complesso, si può parlare di analfabetismo funzionale per il 9% della popolazione francese.
 

lunedì 24 aprile 2017

Renzi riparte dalla scuola. Due proposte vincenti!


di Gianfranco Scialpi
 
 
“Se il 30 aprile o dopo vincerò la sfida per la segreteria, la prima iniziativa sarà dedicata alla Scuola: ho intenzione di ripartire da un tema dove il dente duole … Dobbiamo ripartire dal tema della disuguaglianza tra bambini: quando nascono i bambini in alcuni luoghi, c’è chi mi dice si può prevedere che fine fanno nove di loro su dieci. E questo non è accettabile”
Questa dichiarazione, facilmente attribuibile anche senza saperlo al candidato- segretario Matteo Renzi, perde molta della sua efficacia comunicativa, considerata la fonte. Infatti, pesa la mancata promessa di visitare ogni settimana una scuola, di riconoscere economicamente il lavoro degli insegnanti (“Guadagnate poco, ma siete il cardine del Paese. Io voglio che il governo stia in mezzo agli insegnanti. Il vostro lavoro è fondamentale” ) di ascoltare gli insegnanti ( Una riforma che non piace agli insegnanti. … Potrei continuare, ma mi fermo qui.
Detto questo formulo due proposte vincenti al Dott. Matteo Renzi che favoriscono l’inclusione, principio costituzionale ( art 3 comma 2 e art. 34 ) sottinteso alla sua dichiarazione:
1) Diminuisca il numero degli alunni per classe, portandolo a 15-20 max., abolendo di fatto le classi pollaio, soluzione pensata e attuata dal duo Gelmini-Tremonti ( 2009 );
2) metta una croce sulla sua disposizione contenuta nella legge di Stabilità 2015 che ha formalizzato le classi superpollaio ( si formano con l’inserimento di alunni/studenti per il divieto di nominare un supplente per il primo giorno di assenza del titolare ).
Ogni riforma deve partire dall’aula, dall’ambiente dove   si forma la persona. Diversamente si mettono in atto progetti inefficaci, inutili. Sarà la volta buona? Staremo a vedere!

domenica 23 aprile 2017

Aumento stipendiale del prof: vogliono dare 85 euro, ma ne occorrono 210


Valzer di cifre riguardante il possibile aumento stipendiale degli insegnanti, nei media si parla di  un aumento medio  di 85 euro lordi a docente, ma a ben guardare qualche addetto ai lavori afferma che occorrono invece non meno di 210 euro netti al mese. A tal riguardo Marcello Pacifico (Anief-Cisal) dice: “ i 210 euro netti sono una cifra che deriva per metà dalla mancata adozione dell’indennità di vacanza contrattuale, per l’altra metà dall’incremento stipendiale vero e proprio. In caso contrario, abbiamo già predisposto adeguato ricorso. Alla cifra da noi indicata, tra l’altro, vanno aggiunte delle indennità speciali, previste dalle direttive europee, qualora il docente debba raggiungere il luogo di lavoro in siti geografici lontani dalla propria residenza. È la stessa filosofia che ha ispirato Governo e legislatore nel realizzare la legge delega di riforma della scuola italiana all’estero, dove chi fa l’insegnante si vede ridotta l’indennità tabellare, a cui già erano state apportate insensate sforbiciate negli ultimi anni. Per il sindacato, visti i vantaggi economici ridotti al minimo, è decisamente meglio intervenire presentando ricorso in tribunale, in modo da ottenere il maltolto e quanto la legge prevede: l’allineamento stipendiale al 50% dell’inflazione. E questo va applicato mese dopo mese, a partire da settembre 2015. Come ha detto la Consulta “.

 

Aldo Domenico Ficara

 

Contratto. Il sindacato fa la voce grossa?


di Gianfranco Scialpi
 
 
Finalmente una buona notizia! Il sindacati fanno la voce grossa!  In questi giorni hanno rilasciato alcune dichiarazioni che ci aggiornano sullo   “stato dei lavori” in vista della firma del contratto.
Le dichiarazioni esprimono il disappunto delle parti sociali per l’impostazione che il governo sta dando al nuovo Testo Unico. Pare che il documento confermi la legge Brunetta ( legge 15/09), fondata sul principio  che i rapporti tra l’Amministrazione i lavoratori trovano la loro fonte privilegiata nella legge. A questo disappunto, si aggiunge la seguente richiesta:” se si vuole restituire dignità al lavoro pubblico e rendere efficace l’azione delle Pubbliche Amministrazioni è necessario uno sforzo aggiuntivo circa lo stanziamento delle risorse per il rinnovo dei contratti”
Qualche considerazione. L’alzata di testa nasconde una certa ingenuità ( Legge Brunetta) e una consapevolezza fuori tempo massimo ( aumento contrattuale ridicolo ) . Mi spiego. A fine novembre, quando hanno firmato l’Accordo con il governo, necessario per l’avvio delle trattative contrattuali – parte economica – hanno dichiarato e scritto “urbi et orbi” che era stato fatto un “buon lavoro” e “superata la pratica degli atti unilaterali” ( S. Camusso); si esprimeva “soddisfazione per l’intesa e per gli aumenti dignitosi” ( Furlan ) e per un “accordo impensabile fino a un anno fa”( Barbagallo). Dichiarazioni, quindi, impregnate di toni trionfalistici – non potevano essere altrimenti -, ma che non sono riusciti ad esprimere tutte le perplessità riguardanti la revisione in tempi rapidi della Legge Brunetta, considerata l’ombra incombente  del nuovo Testo Unico. Chiedo: ma i sindacati hanno veramente creduto che si potesse in pochi mesi rivedere la legge Brunetta  o quanto meno smussarne le rigidità? Se lo hanno creduto, allora hanno peccato d’ingenuità.

Sul ravvedimento poi dell’aumento non dignitoso e offensivo “non meno di 85€ lordi medi in tre anni “, tocchiamo il fondo!  Solo adesso si accorgono di aver accettato un aumento irrisorio. Si auguravano che i lavoratori e il personale della scuola avrebbero fatto la “ola” per questo “piatto di lenticchie”? Mah! Non ho parole!
Mi auguro che queste dichiarazioni non precedano la dichiarazione di una giornata di sciopero, arma ormai spuntata che però essi ripropongono con una certa frequenza, perché otterrebbero l’unico risultato di irritare ancora di più i loro rappresentanti. Qual è allora l’alternativa? Il compito spetta a loro, certamente però devono fare un enorme sforzo di creatività per individuare una forma di lotta democratica che non vada contro la legge antisciopero 146/90, voluta anche da essi in prospettiva “anticobas” dopo il successo che si ebbe in quegli anni – 1988-1990 –  con un aumento contrattuale  medio del 23% . Quello fu l’ultimo vero contratto significativamente importante per i lavoratori. Dopo ci fu Tangentopoli, la crisi finanziara del 1992 con la legge di Bilancio (= Finanziaria ) di G. Amato da “lacrime e sangue” ( 93.000 miliardi di lire e prelievo forzoso e retroattivo sui conti corrernti  del 6 per mille…), il Decreto legislativo 29/93 (“ moderazione salariale” e privatizzazione del rapporto di lavoro)…

Il fastidio di considerare il Collegio docenti


Il collegio docenti può individuare ulteriori figure di collaborazione del DS

Nel 2000, con la piena attuazione della dirigenza scolastica il Ministero della Pubblica Istruzione chiese un parere al Consiglio di Stato in merito al permanere di due norme previste nel Testo Unico (D.lgs n. 297/1994):

·        l'art. 7, che prevede l'elezione del vicario da parte del Collegio dei docenti;
·        l'art. 459, che assegna esoneri, totali o parziali dall'insegnamento, a chi sostituisce il dirigente scolastico.
Il consiglio di Stato analizzò la normativa e sottolineò come le norme del Testo Unico che prevedono l'elezione del vicario siano in contraddizione con la facoltà del dirigente scolastico di scegliere i propri collaboratori e sostenne che delle due disposizioni che disciplinano la stessa materia in modo differente è prevalente, per le responsabilità affidate al Dirigente scolastico, la disposizione successiva nel tempo che attua pienamente l'autonomia. Infatti - argomenta il Consiglio di Stato - il dirigente scolastico: " è stato investito della qualifica dirigenziale ed è divenuto attributario di tutti i poteri di gestione unitaria della scuola, contestualmente all'acquisto dell'autonomia e della personalità giuridica dell'istituzione scolastica". Quindi per quanto riguarda le competenze del collegio dei docenti e del dirigente scolastico in ordine alla nomina dei collaboratori, prevista dal d. leg.vo 297 del 1994, e di docenti individuati dal dirigente scolastico ai quali delegare specifici compiti a norma dell'art.25 bis, comma 5, del d.leg.vo 29 del 1993, è noto che il Consiglio di Stato, come ricordato nella C.M. 3 agosto 2000, n. 193, ha espresso il proprio parere in merito. La immediata applicazione del citato art.25 bis e le esclusive competenze del dirigente scolastico, per quanto riguarda la delega di specifici compiti ad alcuni docenti e la nomina del vicario, l'Organo Consultivo ha affermato che tale competenza va correttamente intesa ed esercitata anche nel rispetto delle attribuzioni degli organismi collegiali e, per quel che più direttamente attiene al problema in argomento, nel rispetto delle competenze del collegio dei docenti. La norma va letta, dunque, alla luce dei criteri di compatibilità e sussidiarietà: le norme contenute nel decreto 297 vanno verificate e limitate con le nuove, contenute nel più volte citato art.25 bis, che sono recessive solo se si sia in presenza dell'affidamento a docenti individuati dal dirigente scolastico di specifici compiti di gestione e di organizzazione.  Il collegio dei docenti, pertanto, fino alla approvazione del disegno di legge di riforma degli organi collegiali a livello di circolo e di istituto, continua ad assegnare le funzioni obiettivo in coerenza con le indicazioni della C.M. 28 agosto 2000, n. 204 e continua altresì a poter eventualmente individuare ulteriori figure di collaborazione del dirigente scolastico, alle quali, alla luce della evoluzione normativa riassunta, potrebbero essere affidati, in coerenza col P.O.F., solo compiti connessi all'attività educativa e didattica. In ragione della complessità della situazione così determinata e della oggettiva difficoltà di distinguere, in talune situazioni, le attività di gestione e di organizzazione da quelle di contenuto educativo-didattico, appare auspicabile, e per esigenze di razionalizzazione della spesa e affinché sia condivisa la valutazione del possesso, da parte degli insegnanti chiamati a svolgere la funzione vicaria e quelle delegate, delle necessarie doti di professionalità e di esperienza, che siano costituite in questa prima fase di transizione e nell'attesa del provvedimento legislativo di riforma degli OO.CC., forme di raccordo tra le autonome scelte del dirigente scolastico e quelle del collegio dei docenti.

 

Aldo Domenico Ficara

 

sabato 22 aprile 2017

Rivista dell'istruzione n.1/2017: il sommario


Rivista dell'istruzione n.1/2017   

Sommario   
Il punto
◦I ragazzi che si perdono nel bosco - Giancarlo Cerini   
Dossier
◦Cosa ci dicono i Rapporti di autovalutazione - Bruno Losito   
◦Il NEV nelle scuole: "Quando tornate?" - Franca Da Re   
Focus
◦La didattica tra credenze ed evidenze - Roberto Trinchero   
◦L'apprendistato cognitivo - Cinzia Mion   
◦L'approccio pedagogico del Service Learning - Simone Consegnati   
◦Il digitale per l'innovazione didattica - Gabriele Benassi   
◦La peer education nella gestione dei processi di insegnamento- apprendimento - Michela Zermian   
◦Spazio e tempo per la scuola del XXI secolo - Alessandra Rucci   
◦Cittadinanza globale e scuola inclusiva - Graziella Favaro   
Professionalità
◦Chi sono gli insegnanti efficaci? - Umberto Margiotta   
Saperi di cittadinanza
◦Orientamento e imprenditorialità a scuola - Flavia Marostica   
Pratiche dell'autonomia
◦La flipped classroom nei processi di insegnamento e apprendimento - Grazia Paladino   
Governance
◦Rinnovare gli edifici scolastici con la pedarchitettura - Mariagrazia Marcarini   
Cultura della scuola
◦Dallo storytelling alle mappe digitali - Angela Caruso   
Strumenti e cultura della valutazione
◦I compiti di realtà tra creatività e inclusione - Eva Pigliapoco e Ivan Sciapeconi   
Desktop
◦'C' come Coding? o 'C' come Cuore? - Rosalinda Ierardi   
Quando la classe diventa virtuale
◦Quando la classe diventa virtuale - Roberto Baldascino   
Sillabario
◦Scuola dell'infanzia è innovazione - Lorella Zauli   
Immagini
◦Uno sguardo sulle scuole danesi - Mariagrazia Marcarini   

 

CALENDARIO PROVE INVALSI 2017


PROVA NAZIONALE
»giovedì 15 giugno 2017: sessione ordinaria nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione (3a media, il risultato farà media con i giudizi che ogni studente ha ottenuto nelle altre prove scritte e nell’orale dell’esame di terza media 2017)
»I Sessione suppletiva: 22 giugno 2017
»II Sessione suppletiva: 4 settembre 2017

SERVIZIO NAZIONALE di VALUTAZIONE

» Prove Invalsi Scuola Elementare:
mercoledì 3 maggio 2017: prova invalsi d'italiano (II e V primaria)
venerdì 5 maggio 2017: prova invalsi matematica (II e V primaria)

» Prove Invalsi Scuole Superiori:
martedì 9 maggio 2017: prove invalsi italiano e matematica (II secondaria di secondo grado). Una novità: quest’anno gli studenti della seconda superiore compileranno il questionario studente al computer e non più in formato cartaceo come gli anni scorsi. La compilazione avverrà tra il 16 e il 27 gennaio 2017. I questionari di matematica e di italiano, invece, verranno somministrati sempre in formato cartaceo a maggio.

NOVITA' PER IL 2018
»Scuola Elementare: per le classi quinte, alle prove di italiano e matematica verrà aggiunta una nuova rilevazione sull’apprendimento della lingua inglese.
»Scuola Media: viene eliminata la prova Invalsi a carattere nazionale all'interno dell’esame di Stato. La prova verrà però effettuata in un altro momento dell’anno scolastico e con la sola funzione di requisito obbligatorio di ammissione all’esame. Alle prove di italiano e matematica verrà aggiunta una nuova rilevazione sull’apprendimento della lingua inglese.
»Scuola Superiore: viene introdotta una nuova prova Invalsi per le classi quinte, si svolgerà durante l'anno scolastico e rileverà le competenze in italiano, matematica ed inglese.