lunedì 2 gennaio 2017

La legge 107/15 è stata architettata per soddisfare l’ego di poche persone avvilendone un milione



Cosa è accaduto negli ultimi tre anni nella società italiana in generale e nel mondo della scuola in particolare ? I nuovi decisori politici, quelli che si sono fatti chiamare i rottama tori, si sono impegnati, a volte affannati, per rendere reale il concetto di uomo solo al comando. In altre parole un uomo solo al comando del Paese, al pari di un uomo solo al comando di una comunità scolastica. Per fare questo,  hanno tentato di superare tutti gli ostacoli imposti da buone pratiche di democrazia,  come la Costituzione quale protettrice dei diritti civili  dei cittadini o gli organi collegiali e sindacali quali tutori della democrazia condivisa all’interno delle scuole. Tra i cittadini gli insegnanti si sono dati da fare salvando il 4 dicembre 2016 , con le loro competenze comunicative,  la Costituzione italiana. In modo analogo all’interno delle mura scolastiche gli stessi insegnanti stanno, anche in questi primi giorni del 2017,  impedendo un imbarbarimento istituzionale, che voleva e vuole sottomettere la cultura al potere personale di pochi prescelti. Qualche mese fa mi sono imbattuto in commenti fatti da un Dirigente scolastico, riguardanti l’attuazione de La Buona Scuola del tipo: “  Purtroppo, però, molti dirigenti scolastici non sono adeguati al compito e, al pari degli insegnanti, non possono essere di fatto rimossi. Potrebbero essere, in teoria, riqualificati , ma ogni riqualificazione in Italia risulta spesso un'ennesima pratica di burocrazia. Ogni elemento di valutazione , inoltre, rischia di essere completamente vanificato nei suoi scopi in quanto la inevitabile discrezionalità di chi valuta (a tutti i livelli) si inserisce in un potenziale di contenzioso enorme e in una cultura , ancora una volta, burocratica e formale. Giustamente, si pensa di tentare di cambiare questa cultura . Difficile, ma in teoria possibile “. Ma non tutti i dirigenti scolastici sono paladini della Chiamata diretta, degli ambiti territoriali e dei trasferimenti coatti sud – nord, esistono anche quelli anti 107, sono pochi ma buoni. A tal proposito voglio ricordare le parole della preside Sabrina Pirri , battezzata in un’intervista da RTS come preside anti 107: “ ho vinto tutti i concorsi cui ho partecipato. Dirigo 4 licei con 1200 studenti e 150 docenti.  La scuola è stata la mia vita, la mia occasione di riscatto sociale e culturale. Tuttavia, in totale dissenso con la legge 107, ho scelto di andare in pensione il prossimo primo settembre con Opzione Donna e 36 anni di servizio.  Ci perdo del denaro  -non i pochi spiccioli di cui ciancia il premier- ma la dignità non ha prezzo.  La scuola d'agosto è quasi deserta: rileggo l'ode  "La tempesta" con cui  Parini polemizza contro la profluvie riformatoria dell'imperatore Giuseppe II. Nel silenzio riavvolgo il nastro della memoria: ho fronteggiato alla meglio - grazie all'aiuto di molti docenti - quest'annus horribilis... Gli ultimi adempimenti sono i più gravosi: in cauda venenum! l'attribuzione del bonus premiale..la chiamata diretta .. rischiosi .. forse anche anticostituzionali.. Il mio ultimo mese di servizio mi amareggia...penso ai docenti in piazza a ferragosto .. agli abilitati  bocciati  in massa al concorso che, cacciati dalla porta della docenza, rientreranno dalla finestra  come supplenti a settembre .. dimostrando il fallimento dell'Università e delle abilitazioni che ha rilasciato a caro prezzo...ai 2000 presidi che mancheranno a settembre .. alle 2000 scuole date a reggenza...e non mi consola neanche l'affetto da cui mi sento circondata. Auguri a chi resta!”. Per concludere,  riqualificare, allontanare, sminuire chi non condivide il tuo pensiero, sono gli assi portanti del nuovo che voleva e vuole avanzare, ma  che il 4 dicembre 2016 ha subito un pesante arresto. La riqualificazione culturale della legge 107/15, non ci sono dubbi, voleva soddisfare l’ego di poche persone avvilendone un milione ( tutta la categoria degli insegnanti ). Ma si sa,  la politica in democrazia deve considerare soprattutto i consensi elettorali e  gli accordi politico sindacali di questi giorni ne sono una palese dimostrazione.


Aldo Domenico Ficara