mercoledì 22 febbraio 2017

Tempi duri per i professori troppo severi


Già nel 2004 i professori troppo severi non andavano di moda, infatti su Repubblica si scriveva della clamorosa decisione di un preside  che  dopo aver accolto il ricorso di alcuni studenti,  ha fatto rifare gli scrutini ad alcuni consigli di classe. Per cinque ragazzi, respinti  giorni prima per un 2 in Automazione, il verdetto è stato capovolto. I cinque sono stati promossi mentre ad altri due è stato aggiunto un debito formativo. «In qualche modo - ha spiegato il preside - mi sono sentito il garante di quei ragazzi. Quella bocciatura nasceva da un contenzioso con un solo docente.  I docenti dovrebbero sempre saper instaurare dei rapporti di fiducia con i loro allievi. E' sulla qualità delle relazioni umane che si fonda la qualità dell' insegnamento, e lo studente deve stimare il professore». Anche allora furono soddisfatti i genitori che minacciavano altri ricorsi e felici i ragazzi per l' anno non andato perso. Passano gli anni e il fenomeno si aggrava, infatti, sono in aumento le denunce di insegnanti ritenuti troppo severi dalle famiglie, che prendono le parti dei figli. Genitori che a volte non si accontentano di denunciare episodi spesso al limite del ridicolo ma pretendono un rimborso economico per i “traumi” inflitti ai figli. I dati  però ci dicono che gli insegnanti più esigenti ottengono dai propri studenti risultati mediamente migliori. Lo confermano anche analisi empiriche: gli apprendimenti medi nelle classi dove vengono applicati criteri più rigidi superano anche del 20 per cento i valori registrati laddove gli standard di valutazione sono piuttosto generosi. E basta guardare alla poco confortante dinamica della produttività del lavoro per convincersi dell’urgenza di reintrodurre, a scuola come nel mercato del lavoro, processi di valutazione fondati sul merito e sull’effettiva competenza.

 

Aldo Domenico Ficara

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