sabato 25 marzo 2017

Gli studenti quando salutano un docente devono dire buongiorno o ciao ?


A scuola molti professori scelgono di dare del tu ai loro studenti, anche se ci sono altri, invece, che preferiscono dare del lei. Di solito gli insegnanti danno del tu ai propri allievi, e questi ultimi rispondono con il lei. A tal riguardo ci poniamo alcune domande:
·        Quando si incontrano, come devono rivolgersi gli studenti ai prof e i prof verso gli studenti?
·        E’ opportuno  rivolgersi alla seconda persona o alla terza persona del singolare?
·        Allo stesso modo uno studente quando saluta un docente deve dire buongiorno o ciao?  
Per iniziare una discussione sull’argomento propongo lo stralcio di un articolo di Umberto Eco:  “ Vi chiederete perché lego il problema dell’invadenza del Tu alla memoria e cioè alla conoscenza culturale in generale. Mi spiego. Ho sperimentato con studenti stranieri, anche bravissimi, in visita all’Italia con l’Erasmus, che dopo avere avuto una conversazione nel mio ufficio, nel corso della quale mi chiamavano Professore, poi si accomiatavano dicendo Ciao. Mi è parso giusto spiegargli che da noi si dice Ciao agli amici a cui si dà del Tu, ma a coloro a cui si dà del Lei si dice Buongiorno, Arrivederci e cose del genere. Ne erano rimasti stupiti perché ormai all’estero si dice Ciao così come si dice Cincin ai brindisi. Se è difficile spiegare certe cose a uno studente Erasmus immaginate cosa accade con un extra-comunitario. Essi usano il Tu con tutti, anche quando se la cavano abbastanza con l’italiano senza usare i verbi all’infinito. Nessuno si prende cura degli extracomunitari appena arrivati per insegnare loro a usare correttamente il Tu e il Lei, anche se usando indistintamente il Tu essi si qualificano subito come linguisticamente e culturalmente limitati, impongono a noi di trattarli egualmente con il Tu (difficile dire Ella a un nero che tenta di venderti un parapioggia) evocando il ricordo del terribile “zi badrone”. Ecco come pertanto i pronomi d’allocuzione hanno a che fare con l’apprendimento e la memoria culturale “.
 
Aldo Domenico Ficara