martedì 9 maggio 2017

L’utilità delle certificazioni digitali di base, nonostante…


di Gianfranco Scialpi


Chi mi frequenta sa che sono impegnato da diverso tempo sul fronte delle acquisizione delle fondamentali conoscenze e abilità di base digitali.
Ogni tanto leggo interventi sulla inutilità della certificazione Ecdl. Alcuni puntano sulla mancata “immortalità” della certificazione che bisogna rinnovare con un esame upgrade ogni cinque anni – questo lo dico io, non loro che si fermano alla scadenza, dimostrando di non conoscere i nuovi percorsi Aica. Altri, come gli Animatori Digitali dichiarano di non voler “mettere la faccia” – l’espressione è mia – proponendo la  prima alfabetizzazione informatica. Ricordo che l’ amministratore di una pagina Fb  dedicata agli Animatori Digitali – sono stato bannato, perché postavo  cose “fuori dal coro”-  , mi rispondeva ironicamente: ” Certo  mi ora metto a proporre corsi di prima alfabetizzazione…”. Da qui ho compreso la riluttanza a proporre corsi certificati. Poco dignitosi per il loro profilo!   Altri come i formatori del PNSD dichiarano che le certificazioni ecdl o Eipass di base  sono superate  inutili. Mi piacerebbe conoscere quali titoli riconosciuti in loro possesso li  autorizza a fare queste dichiarazioni.
Ben vengano questi rilievi perché servono al sottoscritto per riflettere su questa personale scelta, che coesiste con altre più complesse come la ricerca attiva nel web, l’ipertestualizzazione,  la lotta il cyberbullismo al grooming,…
Ho scelto di impegnarmi con bambini, ragazzi e adulti nella prima alfabetizzazione perché la cittadinanza digitale ( V. PNSD ) si basa sull’acquisizione delle conoscenze e abilità di base. Ora la cittadinanza digitale è una declinazione di quella più ampia che fa riferimento all’affermazione dei diritti civili – manifestare la propria opinione, la propria religione… )   e sociali ( salute, istruzione…) . E oggi essi richiedono l’uso consapevole dei software di base ( a licenza o free ) la capacità di navigare nel Web per ricercare informazioni o altro materiale e gestire le webmail. Purtroppo il 57% dei professori, si esprime con un lessico inappropriato – “appiccico” il testo, ” spingo” il mouse, “batto” sulla tastiera…-  non sanno usare correttamente i software di base e navigare nel Web.  Non parliamo poi di sicurezza e di uso degli strumenti collaborativi . Quindi sono esclusi da una piena cittadinanza! Per loro l’incapacità di utilizzare a livello base gli strumenti informatici ( Digital Literacy ) si traduce nella minore possibilità far valere i loro diritti.
Stessa situazione si trovano i cosiddetti “nativi digitali”. Utilizzo minimo e pessimo dell’editor di testo – mancato adeguamento dell’impaginazione, scarso utilizzo della formattazione, dei rientri…- , inadeguata conoscenza del foglio di calcolo – scarsa conoscenza della sintassi per l’inserimento delle funzioni aritmetiche e logiche –  e degli strumenti di presentazione – le diapositive contengono tanto testo. Questo offline.
La situazione diventa drammatica quando sono online! E lo sono spesso h 24! Secondo una recente ricerca dell’Aica il 42% degli studenti universitari non disattiva il wifi quando non serve, esponendoli quindi a intrusioni o furti d’identità ( ingegneria sociale ) ; il 40% non protegge l’accesso al proprio smarthphone con gli inevitabili rischi di essere coinvolti nei fenomeni dell’outing, denigration ( declinazioni del cyberbullismo ) e del grooming ( adescamento sessuale online ); il 50% non controlla le autorizzazioni richieste per l’installazione di un’applicazione…
A queste situazioni il rimedio si chiama alfabetizzazione informatica ( Ecdl o Eipass ).
Il valore aggiunto delle relative certificazioni è far conoscere il lessico informatico “digitare”, “premere”, “cursore”, “input”, “output”, “Dati”, “informazioni”-, acquisire abilità multiprocedurali –  ad esempio si può attivare il copia/incolla dalla barra multifunzione, con il tasto destro o con i tasti di combinazione rapida…-  e le competenze di organizzazione e di ordinamento – ad esempio impostare tutto per cartelle, sottocartelle, file… Tutto questo spesso “ritorna”, utilizzando applicazioni complesse, conferendo all’insegnante o relatore un’autorevolezza che sicuramente non può avere una persona che presenta il suo Desktop caotico e “affollato”, di  file e cartelle.
Ovviamente da questo discorso non è esclusa la parte online. La certificazione di acquisizione di competenze digitali ( non informatiche ), abilita alla navigazione, inserendo ad esempio criteri più mirati per ricercare informazioni e all’individuazione delle “balle virtuali” ( fake news ) . Navigazione che assume, anche caratteristiche collaborative,  di utilizzo del cloud e sicura.
Certamente tutto “questo “tesoro” ( conoscenze, abilità, competenze), deve essere aggiornato periodicamente. Ad esempio, L’Aica propone un esame di aggiornamento ogni cinque anni. E’ impensabile oggi certificare ” a vita” conoscenze, abilità e competenze dinamiche, come quelle digitali.
Tutto questo, ovviamente non serve, se la persona non ha la passione: il valore aggiunto che lo porta a non “sentirti arrivato”, a ripartire ogni volta che raggiungi un obiettivo.  Concludo. Le abilità di base digitali, come quelle del “leggere, scrivere, far di conto” devono essere insegnate fin da piccoli, in modo da favorire l’avvio di una formazione che deve durare tutta la vita.